Giovani e impegno collettivo: la ricerca del ForumDD fotografa una generazione consapevole ma disillusa

Gli studenti tra i 17 e i 19 anni leggono con lucidità le ingiustizie sociali e ambientali, ma diffidano di partiti, sindacati e associazioni

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Le nuove generazioni non sono indifferenti né incapaci di leggere la crisi sociale e ambientale del proprio tempo. Anzi: ne hanno una percezione lucida e articolata. Ma a questa consapevolezza non corrisponde la fiducia che la propria voce possa incidere, né che l’azione collettiva — attraverso partiti, sindacati, associazioni – serva a qualcosa. È il quadro, in chiaroscuro, che emerge dall’indagine “Preoccupazioni, consapevolezze e impegno delle nuove generazioni. Uno squarcio sulla fascia 17-19 anni in Italia”, realizzata tra ottobre 2023 e aprile 2026 dal Forum Disuguaglianze e Diversità (ForumDD) con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo, nell’ambito del progetto “A prova di futuro! Giovani e protagonismo”.

La ricerca ha coinvolto circa 3mila studenti e studentesse tra i 17 e i 19 anni in 21 istituti scolastici di tutto il Paese, grazie alla collaborazione con il Programma di Educazione per le Scienze Economiche e Sociali (Peses) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Attraverso questionari interattivi, attività formative e momenti di dialogo, l’indagine ha esplorato preoccupazioni, consapevolezze e forme di impegno delle persone giovani.

Da dove nasce la ricerca: il crollo della partecipazione al voto

Il punto di partenza è un dato di contesto preciso. La partecipazione giovanile alle elezioni politiche – quelle in cui si conferisce un mandato di rappresentanza – è passata dall’87% del periodo 1994-2006 al 60% del 2022. Nel referendum del 2026, dove ai cittadini si chiedeva invece di esprimersi con un sì o un no su una proposta specifica, l’affluenza giovanile è risalita al 67%.

«Come interpretare questa non fiducia nella rappresentanza? Riguarda solo i partiti o anche altre forme di organizzazione sociale?», si chiedono Fabrizio Barca (co-coordinatore del ForumDD), insieme a Caterina Manicardi e Marta Perrini, autore e autrici del documento. La risposta che emerge dai dati è netta: esiste «un potenziale di sensibilità e consapevolezze che non ha la fiducia di tradursi in un impegno collettivo». Un potenziale che, sottolineano, «parla a tutte le organizzazioni sociali, del lavoro e politiche del Paese», che a quel potenziale non riescono a rivolgersi.

Le preoccupazioni: lavoro e guerra in cima alla lista

Sul fronte delle preoccupazioni per il futuro, in testa c’è la mancanza di lavoro (3,8 punti su 5), seguita dalla guerra (3,6), dai diritti delle persone e dallo scarso peso della voce dei giovani (entrambi a 3,5). Più polarizzate le opinioni su distruzione della biodiversità e cambiamento climatico: alla massima preoccupazione di circa un quarto degli intervistati si contrappone poco meno del 20% che non esprime alcuna preoccupazione.

Significativo anche il divario percepito rispetto alla generazione dei genitori: le preoccupazioni per guerra e mancanza di lavoro sono ritenute condivise, mentre è diffusa la convinzione che agli adulti non interessi il mancato peso della voce giovanile.

Disuguaglianze: la classe sociale non è scomparsa dal vocabolario

Interrogati sulle matrici delle ingiustizie, gli studenti indicano al primo posto il colore della pelle (69%, con valori più alti al Nord), seguito dal genere (52,8%). Molto vicino il peso attribuito alla classe sociale (50,9%, con valori più alti al Sud), ben superiore a quello del reddito (37,7%). Un dato che, osserva il ForumDD, smentisce la presunta disattenzione delle nuove generazioni al concetto di classe — categoria spesso considerata bandita dalla pubblicistica contemporanea.

Anche sul terreno della giustizia ambientale emerge una capacità di lettura sistemica. Pur riconoscendo un peso forte ai comportamenti individuali nel collasso climatico (3,9), gli studenti collocano al primo posto il modo di produzione estrattivo (4,1). Più defilato, invece, il ruolo riconosciuto alle politiche pubbliche (3,5). Una consapevolezza che si inserisce in un dibattito più ampio sulle responsabilità della crisi climatica, dove diversi studi indicano come siano soprattutto i più ricchi a causarla, mentre a pagarne il prezzo sono i più poveri.

L’81,5% dei giovani intervistati pensa che la propria voce non conti

È qui che il quadro si fa più problematico. Alla coscienza sociale e ambientale si associano due dati. Il primo è una forte sfiducia nella possibilità che la propria voce conti: l’81,5% è in disaccordo con l’affermazione che la propria voce abbia un peso, contro il 18,4% che concorda. Uno scarto eclatante rispetto alla media della popolazione italiana (41%) rilevata dall’Eurobarometro nel 2023.

Il secondo dato riguarda le forme dell’impegno. Sul piano personale, emerge una netta preferenza per le azioni individuali: corretto uso delle risorse (4), voto alle elezioni (3,7, nonostante l’astensionismo) e consumi consapevoli (3,4). Al contrario, tutte le azioni collettive – partiti, mobilitazioni, associazioni, manifestazioni – sono giudicate negativamente dalla maggioranza, con valori medi compresi tra 1,8 e 2,4. Il volontariato occupa una posizione intermedia.

La diffidenza verso le organizzazioni, spiega l’indagine, nasce dalla percezione che esse «hanno una loro agenda», «non ascoltano la voce dei nuovi entranti» o «sono inefficaci». Ma pesa anche il timore del giudizio e della derisione da parte dei propri pari. Una sfiducia che, in altri contesti, non ha impedito ai movimenti giovanili di farsi sentire: basti pensare alle mobilitazioni per il clima degli anni scorsi.

L’eredità universale come banco di prova

C’è però un capitolo dell’indagine che indica una via d’uscita. Agli studenti è stata sottoposta una politica concreta: l’eredità universale al compimento dei 18 anni, una proposta avanzata dal ForumDD sin dal 2019 per livellare verso l’alto le basi di ricchezza su cui le persone giovani possono contare nella transizione verso la vita adulta.

Il 74,6% degli intervistati si dichiara favorevole. Anche quando il consenso si riduce – al 46% sull’ipotesi di universalità della misura e al 61% sull’idea di non condizionarne l’uso – in ogni incontro si è aperto un confronto rigoroso e argomentato tra le diverse posizioni. Un segnale, conclude il ForumDD, di «quanto si guadagnerebbe a discutere le politiche “per” i giovani “con” i giovani».

La ricerca, in sintesi, smentisce sia la tesi di una presunta insensibilità sociale e ambientale delle nuove generazioni, sia quella di una loro difficoltà a concettualizzare i termini della crisi. Il problema, semmai, è un altro: un patrimonio di consapevolezza che resta inespresso perché non trova canali in cui riconoscersi. E che interpella, prima di tutto, le organizzazioni che quel patrimonio dovrebbero saper intercettare.

L’indagine integrale è disponibile a questo link. Per maggiori informazioni sul progetto “A prova di futuro! Giovani e protagonismo”: forumdisuguaglianzediversita.org.

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