Investimenti, tre intermediari su quattro non sono trasparenti sui costi

A 18 mesi dall’introduzione della Mifid2 a tutela dei risparmiatori, Moneyfarm - Politecnico di Milano denunciano: i maggiori operatori italiani inadempienti nelle comunicazioni obbligatorie

Di Nicola Borzi

A oltre un anno e mezzo dall’entrata in vigore in Italia della direttiva europea Mifid2 sulla tutela degli investitori, le informazioni sui costi dei servizi di investimento e sui prodotti finanziari sono spesso fornite in modo incompleto, con modalità non formalizzate e senza indicarne l’impatto sui rendimenti degli strumenti finanziari in portafoglio.

La mancata aderenza delle informazioni trasmesse dagli intermediari italiani agli schemi previsti dalle regole europee riduce la trasparenza e la confrontabilità delle condizioni economiche applicate ai clienti dei servizi di investimento e ne impedisce una valutazione obiettiva.

Le lacune sono ancora più significative se si considera che l’applicazione in Italia delle regole della Mifid2 è stata fatta slittare di 12 mesi (era originariamente prevista a gennaio 2017) proprio per consentire a tutti gli intermediari di rispettare i nuovi obblighi di trasparenza.

Sono i principali, allarmanti risultati di uno studio sull’effettivo adeguamento degli intermediari finanziari alla normativa europea a tutela dei risparmiatori introdotta in Italia il 3 gennaio 2018 dalla direttiva Mifid2. La ricerca è stata realizzata da Moneyfarm, società di investimenti online fondata nel 2011, in collaborazione con la Scuola di management del Politecnico di Milano.

Analizzati i 20 big del settore

La prima parte della ricerca, resa nota sinora, ha analizzato in particolare la comunicazione dei costi e degli oneri del servizio d’investimento in base alle informative ex ante prodotte da 20 fra i più importanti intermediari finanziari operanti in Italia:

  • Allianz Bank Financial Advisors,
  • Azimut Capital Management,
  • Banco Bpm e Banca Aletti del gruppo Banco Bpm,
  • Bnl e Bnp Paribas – Life Banker del gruppo Bnp Paribas,
  • Bper Banca,
  • Credito Emiliano,
  • Deutsche Bank,
  • Fineco Bank,
  • Banca Generali Private,
  • Fideuram e Intesa San Paolo private banking del gruppo Intesa Sanpaolo,
  • Banca Widiba del gruppo Mps,
  • Ing Bank,
  • CheBanca! del gruppo Mediobanca,
  • Banca Mediolanum,
  • IW Bank del gruppo Ubi,
  • Unicredit
  • Unipol Banca.

Risultati sconfortanti

I risultati della ricerca sono sconfortanti: nonostante il recepimento delle norme della direttiva europea sia stato posticipata di 12 mesi per consentire a tutti gli intermediari di prepararsi adeguatamente all’adempimento dei nuovi obblighi di trasparenza (l’avvio infatti era originariamente previsto da gennaio 2017),  solo il 25% delle aziende di consulenza finanziaria ha una conformità totale alla tabella 1 della direttiva Mifid 2 per quanto riguarda la comunicazione e informativa ex ante dei costi e degli oneri dei servizi di investimento. Un altro 25% non ha alcuna conformità alle richieste della Mifid2. Del restante 50%, una metà (25%) ha una conformità pari ad appena il 20% delle regole Mifid2. Le risposte del campione sono state trattate in forma anonima.

Gli aspetti analizzati dalla ricerca

Nell’analisi di Moneyfarm e Scuola di management del Politecnico di Milano sono state considerati la completezza dei costi e degli oneri esposti, la chiarezza con cui questi sono stati comunicati ai clienti, l’esplicitazione dei costi della consulenza anche in valore assoluto, l’illustrazione dell’effetto cumulativo dei costi della consulenza sulla redditività degli investimenti e il formato e la modalità con cui l’informativa viene fornita agli investitori. I

In particolare è stato chiesto ai 20 intermediari del campione di rispondere ad alcune domande:

  • per quanto riguarda le informazioni liberamente disponibili per il potenziale investitore sul sito web o in alternativa recandosi personalmente in filiale, l’informativa ex ante è liberamente disponibile in formato digitale sul sito web?
  • Quali sono le modalità di comunicazione informativa ex ante (verbale / cartaceo / digitale)?
  • Il formato dell’informativa ex ante è ufficiale o non ufficiale?
  • Per quanto riguarda l’analisi delle informazioni disponibili/ottenute relative ai costi ex ante rispetto al format proposto dalla tabella 1 dell’allegato II di Mifid 2, spese una tantum, spese correnti, costi per operazioni, spese per servizi accessori, commissioni di performance, ed esplicitazione di costi e oneri secondo il format della tabella 1 sono indicati?
  • Quanto infine alla valutazione di merito, viene illustrato l’effetto dei costi e degli oneri sulla redditività dell’investimento? I costi sono espressi anche in valore assoluto?

I principali risultati dall’indagine: solo 4 su 20 in regola

I servizi che sono stati considerati sono quelli di consulenza in materia di investimenti (offerta da tutti gli intermediari finanziari) e di gestione di portafoglio (o gestione patrimoniale, offerta da 16 su 20). I risultati della prima parte della ricerca, relativi all’analisi dell’informativa ex ante, mostrano che solo nel 25% dei casi, cioè in quattro dei 20 intermediari analizzati, la documentazione relativa alla consulenza finanziaria e alla gestione di portafoglio riporta la totalità delle informazioni raccomandate dalla disciplina Mifid2.

L’informativa è spesso carente rispetto ai costi per operazioni, alle spese per i servizi accessori e ai costi accessori (commissioni di performance). Le spese correnti e le spese una tantum sono quelle dettagliate più frequentemente.

I costi vengono esplicitati in valore assoluto nel 45% dei casi per la consulenza finanziaria e nel 19% per la gestione di portafoglio. Solo nel 40% delle richieste relative alla consulenza finanziaria la documentazione è stata consegnata in forma digitale o cartacea mentre tale percentuale sale al 69% per la gestione di portafoglio.

Il quadro che emerge da questa prima parte della ricerca, secondo gli autori, è la necessità per gli intermediari finanziari di migliorare l’informativa ex ante, in coerenza con lo spirito della normativa, per valorizzare le buone pratiche e rendere sempre più efficiente la trasparenza delle informazioni.

MIFID2, tutte le risposte. Seminario Anasf (associazione nazionale consulenti finanziari)La prossima tappa dell’indagine: l’esame della rendicontazione ex post

La ricerca condotta da Moneyfarm e dalla Scuola di management del Politecnico di Milano, nelle intenzioni degli autori, dovrebbe proseguire nelle prossime settimane attraverso la raccolta e l’analisi, sulla base dello stesso campione di società della prima parte, delle informazioni obbligatorie comunicate ex post alla clientela e relative agli effettivi costi dei servizi di consulenza e di investimento, parametrati anche ai rendimenti ottenuti dagli strumenti finanziari effettivamente selezionati dai clienti nei rispettivi portafogli.

Alla data del 25 luglio 2019, giorno di chiusura della prima parte della ricerca, nell’ambito dei 20 intermediari finanziari selezionati solo 7 avevano inoltrato ai propri clienti il resoconto degli oneri relativi alla gestione dei loro investimenti durante il 2018.

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