Parte 7

Le 220 società offshore che lavano il denaro sull’asse ING-Mosca

L’inchiesta Troika Laundromat si allarga alla banca olandese. Sotto indagine, le operazioni con la Russia via Lituania: 1,7 miliardi riciclati attraverso centinaia di compagnie offshore

Di Matteo Cavallito
Foto: ING Group Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)

ING è di nuovo nei guai. A sei mesi di distanza da una maxi multa pagata alle autorità olandesi, l’istituto di credito si ritrova nuovamente sotto indagine con l’accusa di coinvolgimento nel celebre scandalo della Troika Dialog, la banca privata russa al centro di una brutta storia di riciclaggio.

Secondo l’organizzazione no profit Organized Crime and Corruption Reporting Project (OCCRP), citata da Bloomberg, nella filiale moscovita dell’istituto olandese sarebbero transitati centinaia di milioni di euro provenienti, per vie traverse, dalla stessa banca russa. Sotto tiro anche le filiali del Belgio, che tra il 2006 e il 2009 avrebbero ricevuto denaro da conti registrati presso la Ukio Bankas, un istituto di credito lituano che secondo l’agenzia sarebbe stato tra i principali perni delle operazioni di riciclaggio.

L’inchiesta Troika Laundromat

Portato alla luce da un’inchiesta congiunta di OCCRP e dal sito lituano 15min.lt, lo scandalo Troika Laundromat è descritto da un’enorme massa di dati. L’inchiesta nasce infatti dall’analisi di 1,3 milioni di transazioni che coinvolgono 238 mila società secondo uno schema consolidato: il trasferimento (e il riciclaggio) di miliardi di dollari dalla Russia al resto d’Europa. Una massa di capitali, spiegano da OCCRP, utilizzato dagli oligarchi e dai politici «per acquisire in modo anonimo partecipazioni in aziende di Stato, acquistare beni immobili o yacht di lusso, ingaggiare artisti famosi per feste private» e così via.

Come funziona la lavanderia russaING: il sospetto di ingenti fondi dalla filiale russa

Secondo il quotidiano olandese Trouw, ING avrebbe ricevuto ingenti flussi di denaro sospetto nella sua filiale russa. Le operazioni sono proseguite per anni sebbene la banca fosse a conoscenza dell’aura di sospetto che circondava le società coinvolte. Nel 2009, ad esempio, la divisione belga aveva condiviso le proprie perplessità con le autorità locali. La “denuncia” coinvolgeva alcune compagnie che avevano conti presso la già citata Ukio Bankas, l’istituto lituano al centro delle operazioni.

Vilnius, Lituania. Foto: Andrejavus Attribution-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0)

Da Cipro alla Lituania

Nella lista delle società “opache” spicca in particolare la Popat Holdings, registrata a Cipro – notoriamente una giurisdizione “complicata” oltre che storicamente vicina al business russo – e titolare di un conto ING a Mosca che sarebbe stato utilizzato tra il 2006 e il 2013. Al vertice di Popat c’è ovviamente Troika Dialog che, da parte sua, gestisce come noto diverse compagnie.

Da queste ultime partono i trasferimenti di denaro per oltre 350 milioni di euro che finiscono direttamente sul conto moscovita della banca olandese. Ma attenzione: 250 di questi passano prima per il conto lituano della Ukio. E non è finita qui. Secondo i documenti riservati emersi con l’inchiesta, risulta che nello stesso conto baltico confluiscano decine di milioni di euro provenienti a loro volta da una compagnia registrata a Panama. «Cosa accada a quel punto al denaro – scrive Trouw – non è noto».

220 società offshore, 1,7 miliardi ripuliti

Una cosa comunque è certa: Popat non è sola. Le indagini condotte dagli inquirenti belgi portano dritti a un’altra società sospetta: tale Digimarket Holdings, altra cliente di ING in Russia che attraverso Ukio avrebbe trasferito più di otto milioni di euro. Briciole, comunque, rispetto alla stima totale delle operazioni di riciclaggio sull’asse Mosca-ING via Lituania: 1,7 miliardi di euro ripuliti con cura da 220 società offshore. Sempre secondo il quotidiano olandese, le autorità belghe e lituane avrebbero condotto un’indagine congiunta ma l’inchiesta si sarebbe arenata per insufficienza di prove.

Un precedente che pesa

La vicenda Laundromat si aggiunge a un precedente particolarmente pesante – oltre che recente – nel curriculum della banca olandese. A settembre ING aveva infatti patteggiato una multa da 775 milioni di euro per le sue negligenze nelle procedure di controllo in materia di antiriciclaggio. Dal 2010 al 2016, aveva stabilito un’inchiesta delle autorità olandesi, l’istituto aveva accumulato una serie mancanze nell’attività di controllo «a tutti i livelli manageriali», permettendo di fatto ad alcuni clienti di riciclare denaro sui conti della banca.

Ma l’allarme si estendeva all’intero sistema bancario nazionale. Dopo la sanzionata comminata a ING il ministro delle finanze olandese Wopke Hoekstra aveva riferito in parlamento in merito a un rapporto redatto dalla Banca centrale. Nella relazione si sottolineava come le banche del Paese non stessero facendo abbastanza per contrastare il money laundering. A metà marzo, la Banca d’Italia ha così imposto a ING di sospendere l’acquisizione di nuovi clienti nella Penisola in attesa di colmare le proprie carenze in materia di antiriciclaggio.

Altre banche coinvolte

La vicenda Troika Laundromat, nel frattempo, continua a travolgere diverse banche. Tra queste, ricorda il Guardian, l’austriaca Raiffeisen e la finlandese Nordea. Oltre ovviamente a Danske Bank e al colosso tedesco Deutsche Bank.

Entrambe banche di bandiera, entrambe penalizzate in borsa, gli istituti simbolo di Danimarca e Germania fanno ora i conti con le rivelazioni sugli ormai celebri conti lituani. Sempre secondo il Guardian, i clienti di Ukio Bankas avrebbero trasferito 634 milioni di dollari all’istituto austriaco Raiffesen tramite la famigerata filiale estone di Danske. Deutsche Bank avrebbe fatto addirittura di peggio: quasi 900 milioni di dollari di trasferimenti da Ukio e altre banche collegate al sistema Laundromat tra il 2003 e il 2017.

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