Finanza etica

Investimenti sostenibili, per Bruxelles sono solo green

La Commissione Ue definisce la "finanza sostenibile" limatiandola al pur importante tema ambientale. Il commento di Andrea Baranes, presidente della Fondazione Finanza Etica.

Di Elisabetta Tramonto
La sede della Commissione Europea a Bruxelles

Arrivano buone e cattive notizie dall’Europa per la finanza sostenibile. Le buone? La Commissione europea se ne sta occupando e si sta impegnando per promuoverla. A fine maggio ha, infatti, presentato tre proposte di Regolamento all’interno del Piano d’azione sulla Finanza sostenibile. Le cattive notizie? Il concetto di “sostenibilità” che emerge è incompleto. Nel suo lavoro l’Ue ha considerato esclusivamente gli aspetti ambientali, trascurando molte altre dimensioni fondamentali: per esempio quella sociale, di buona governance, fiscale.

A ritmo serrato

Il Gruppo di esperti di Alto livello (Hleg) sulla finanza sostenibile, costituito a fine 2016 da Bruxelles, ha lavorato un anno. Il 31 gennaio ha consegnato il suo rapporto finale. L’8 marzo la Commissione ha varato il Piano d’azione sulla finanza sostenibile. E il 25 maggio sono arrivate le prime proposte di Regolamento. E l’intero Piano d’azione prevede una tabella di marcia molto precisa, a ritmo serrato, anche per l’incombere delle elezioni europee la prossima primavera.

«Un percorso più che benvenuto, se non altro perché implicitamente riconosce l’insostenibilità di buona parte dell’attuale sistema finanziario», commenta Andrea Baranes, presidente della Fondazione Finanza Etica.

Esg con una sola gamba: l’ambiente

Dell’acronimo Esg (Environmental, Social e Governance, cioè gli aspetti sociali, ambientali e di buona governance), divenuto ormai sinonimo di “sostenibilità”, nelle tre proposte presentate da Bruxelles – la tassonomia dell’investimento sostenibile; il documento sull’integrazione degli Esg nel fiduciary duty e il regolamento sui benchmark low carbon – è rimasta solo la E di “Environmental”, cioè ambiente. Scomparsi i riferimenti agli aspetti sociali e di buona gorvernance.

«A giudicare dalle bozze della Commissione, la sostenibilità viene ridotta alla sola componente ambientale, se non alla sola questione climatica. Per quanto sia un problema assolutamente centrale e urgente, è possibile trascurare ogni altra dimensione?», continua Andrea Baranes.

Dimenticati paradisi fiscali e diritti umani

«Nella visione europea di investimento sostenibile – continua Baranes – non è considerata in nessun modo, la questione fiscale. Nel testo non compaiono mai parole come paradisi fiscali, tasse, politiche fiscali o simili».

Non va meglio per i diritti umani e del lavoro. «Al di là di qualche richiamo generico a ricordarsi elementi sociali e di governance – spiega Baranes – c’è un unico articolo che tratta tali questioni. Peccato che si limiti a ricordare che un investimento sostenibile dovrebbe rispettare le convenzioni fondamentali dell’ILO. È ammissibile che gli unici paletti per potere definire un investimento “sostenibile” siano escludere il lavoro forzato e lo sfruttamento del lavoro minorile?»

Niente speculazione né “short-termism”

«Nelle 64 pagine di testo che dovrebbero inquadrare gli “investimenti sostenibili” – analizza ancora Andrea Baranes – incredibilmente non compare mai, nemmeno una volta, la parola “speculazione”. Non si considerano in nessun modo l’orizzonte e gli obiettivi di breve termine degli investimenti finanziari, il che è incomprensibile persino per un documento che volesse parlare unicamente di clima. Si trascura completamente il legame diretto tra la pressione a massimizzare i profitti a breve e gli impatti ambientali delle imprese. L’espressione “short-termism” compare una sola volta. Non nell’articolato, ma in un lungo elenco di obiettivi collaterali, tra i buoni propositi in cui si ricorda appena che bisognerebbe “attenuare la visione di breve termine dei mercati di capitali”. Nient’altro».

«Prendendo alla lettera le definizioni della Commissione – denuncia Baranes – siamo al paradosso che operazioni finanziarie dagli impatti devastanti, dall’high frequency trading al naked short selling alla speculazione sul cibo a molte altre, potrebbero da domani essere considerate “investimenti sostenibili”».

Iscriviti alla newsletter

Il meglio delle notizie di finanza etica ed economia sostenibile