Le suore battono l’industria delle armi

Con il 69% dei voti, all'ultima assemblea di Sturm Ruger, uno dei più grandi produttori di armi degli Usa, è stata approvata la risoluzione delle suore azioniste ...

Di Elisabetta Tramonto
Una protesta degli studenti di un liceo di Minneapolis per la riforma della legge sulle armi, avvenuta a febbraio dopo il massacro di Marjory Stoneman Douglas High School a Parkland

Una vittoria storica, e inattesa, contro l’industria delle armi. A vincere sono stati gli azionisti attivi, in particolare le suore azioniste, che all’ultima assemblea di Sturm Ruger, uno dei più grandi produttori di armi degli Stati Uniti, sono riuscite a far approvare la propria risoluzione. L’azienda sarà obbligata a redigere un report che monitori la violenza collegata alle proprie armi e a sviluppare prodotti più sicuri. Merito anche del voto favorevole della più grande società di investimento al mondo, BlackRock (gestisce un patrimonio totale di oltre 6.000 miliardi di dollari).

L’assemblea

«Non ci potevo credere. Quando hanno annunciato l’esito della votazione stavo cadendo dalla sedia», ha raccontato suor Judy Byron, che all’ultima assemblea di Sturm Ruger ha presentato la risoluzione “vincente”. «In vent’anni di lotte per il cambiamento sociale è la nostra vittoria più grande».

Sturm Ruger aveva chiesto a gran voce ai propri azionisti l’astensione dal voto. E invece gli azionisti hanno votato, eccome: il 69% in favore delle suore. Tra cui molti grandi investitori istituzionali, preoccupati per le conseguenze che le sparatorie di massa in ambito scolastico potrebbero portare al loro business nel lungo periodo. In particolare BlackRock ha chiesto all’azienda di assumere un ruolo di leadership nello sviluppo di tecnologie più sicure nella produzione di armi.

Il massacro al liceo di Parkland

La battaglia delle suore è iniziata nel 2012, dopo il massacro al liceo di Parkland, una delle sparatorie scolastiche con più vittime nella storia degli Stati Uniti, superando anche la più nota Columbine High School. Il 14 febbraio 2018 alla Marjory Stoneman Douglas High School a Parkland, 17 persone furono uccise e molte altre portate in ospedale. Autore della sparatoria un diciannovenne, Nikolas Cruz, che con un fucile d’assalto AR-15 calibro 223 iniziò a sparare indiscriminatamente verso studenti e personale scolastico.

Una battaglia a suon di azioni

Da quel momento le suore iniziarono a comprare azioni dei principali produttori di armi: Sturm Ruger e American Outdoor Brands (ex Smith & Wesson). Crearono una coalizione di azionisti attivi, la Northwest Coalition for Responsible Investment (membro di Iccr, Interfaith Center on Corporate Responsibility, 300 grandi investitori da tutto il monto, in gran parte cattolici, con oltre 400 miliardi di dollari di asset gestiti).

La loro strategia era, in prima battuta, tentare il dialogo, chiedendo incontri con gli amministratori delle società. In seconda battuta presentare mozioni alle assemblee degli azionisti. Una strada che di solito non porta a soluzioni vincenti. Negli ultimi tre anni delle 56 risoluzioni presentate dalla coalizione, solo una è stata approvata (nel 2017 quando costrinsero Exxon’s a dichiarare quanto il climate change impattasse il proprio business nel lungo termine).

La vittoria

Sturm Ruger aveva ignorato le richieste di incontro da parte delle suore. Che erano passate al piano B. Grazie alle loro azioni (2.000 dollari, il minimo necessario), avevano presentato una mozione formale: chiedevano all’azienda di monitorare gli episodi di violenza in cui erano state usate loro armi; di rendicontare i propri interventi per rendere le armi più sicure; e redigere un report sui rischi per la reputazione e la performance finanziaria di un’azienda provocati dall’uso delle armi in episodi di violenza (sparatorie). Questa la risoluzione che, a sorpresa, quest’anno è passata. Un primato che farà certamente da apripista nella battaglia contro le armi in tutto il settore.

Le armi negli Usa

Gli Stati Uniti detengono il triste record di maggior numero di omicidi per armi da fuoco di qualunque altro Paese occidentale.

Un grafico di Kieran Healy, sociologo presso la Duke University, che mostra i decessi da arma da fuoco negli Stati Uniti (blu) e negli altri paesi sviluppati (rosso).

Trentamila americani vengono uccisi dalle armi da fuoco ogni anno negli Usa, centomila le persone colpite.

Con 88 armi ogni cento persone, gli Stati Uniti sono di gran lunga il Paese al mondo dove le armi sono più diffuse tra i civili. Secondo nella lista c’è lo Yemen, dove è in corso da anni una guerra civile, ed è nettamente staccato (54,8 armi ogni cento persone).

Le lobby

I possessori di armi sono rappresentati da lobby potenti come NRA (la National Rifle Association, che ha appoggiato la corsa di Donald Trump alla Casa Bianca), Safari Club International, Gun Owners of America and the National Association for Gun Rights, che ricevono soldi dall’industria della armi. Solo l’anno scorso la NRA ha speso poco più di 4 milioni di dollari per l’attività di lobbying (dati del Center for Responsive Politics).

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