Ambiente

L’ultima follia: una centrale nucleare galleggiante per cercare petrolio

Si chiama Akademik Lomonosov ed è in viaggio verso la Siberia. Obiettivo: alimentare lo sfruttamento minerario e petrolifero. I rischi di disastro nucleare sono altissimi

Di Andrea Barolini
Una protesta di Greenpeace contro la centrale nucleare galleggiante russa Akademik Lomonosov © Nicolai Gontar / Greenpeace

Si chiama Akademik Lomonosov. È lunga 140 metri e larga 30. Per 21mila tonnellate di peso. Una centrale nucleare di dimensioni ridotte, firmata Rosatom. Può fornire energia elettrica ad una città di 100mila abitanti. Una particolarità la rende unica al mondo: è stata costruita su una gigantesca piattaforma galleggiante.

La centrale nucleare galleggiante Akademik LomonosovAttraccherà nei pressi di un villaggio di 5mila anime

Alla fine dello scorso mese di agosto, ha lasciato il porto di Murmansk, nella Russia nord-occidentale. Nel quale, per un anno, è stata caricata di combustibile. Ora è in viaggio. Per cinquemila chilometri fino alla sua destinazione finale: la Siberia orientale. Il motivo? Alimentare una regione remota, la Čukotka.

Il villaggio di Pevek, al cui fianco sorgerà (attraccherà) la centrale, è popolato però soltanto da 5mila anime. I reattori nucleari non serviranno infatti a fornire energia alle case, ma a sostenere lo sfruttamento minerario e le trivellazioni petrolifere nella regione. Particolarmente ricca di materie prime.

Un modello della Akademik Lomonosov presentato nel 2008 © Felix/Wikimedia Commons

La Akademik Lomonosov è causa e conseguenza dei cambiamenti climatici

Così, l’Akademik Lomonosov rappresenta al contempo una causa e una conseguenza dei cambiamenti climatici. Conseguenza, perché il viaggio della piattaforma è reso possibile dallo scioglimento dei ghiacci nordici. Che ha aperto nuove rotte marittime prima inutilizzabili. Causa, perché alimenterà un settore, quello delle fonti fossili, che non farà altro che esacerbare la crisi climatica.

A ciò si aggiungono poi i rischi. Secondo Greenpeace Russia – che ha etichettato la centrale come «una Chernobyl galleggiante» sono due in particolare quelli più preoccupanti. Il primo è legato al fatto che la Akademik Lomonosov potrebbe essere a rischio in caso di gravi intemperie. Tanto più che essa non può muoversi in modo autonomo, neppure in caso di emergenza, poiché deve essere rimorchiata. Ma a preoccupare è soprattutto il fatto che è sulla piattaforma che verranno stoccate le scorie nucleari.

Greenpeace: «Nell’area non ci sono infrastrutture di bonifica nucleare»

Secondo Rashid Alimov, militante dell’associazione ambientalista, «tra dodici anni, i quattro depositi della centrale saranno pieni di carburante esaurito ma molto radioattivo. Il minimo incidente potrebbe comportare gravi ripercussioni in un contesto fragile come quello dell’oceano Artico. È bene tenere a mente il fatto che nell’area non è presente alcuna infrastruttura di bonifica nucleare».

L’organizzazione non governativa ricorda poi il fatto che in Russia il segreto di Stato è la regola. Lo si è visto d’altra parte con l’incidente avvenuto l’8 agosto in una piattaforma sul mar Bianco. Il rischio dunque è che eventuali problemi possano essere tenuti nascosti dalle autorità di Mosca.

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