Mine antipersona: cinque Paesi europei abbandonano la Convenzione di Ottawa

Le mine antipersona tornano in Europa, con gravi rischi per civili e migranti

Futura D'Aprile
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Le mine antipersona stanno tornando in Europa. A partire da marzo 2025, i governi di Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia e Finlandia hanno annunciato l’intenzione di ritirarsi dalla Convenzione di Ottawa, il Trattato internazionale del 1997 che proibisce uso, stoccaggio, produzione, vendita di mine antipersona e la distruzione degli arsenali degli Stati firmatari.

I Paesi dell’est e del nord Europa hanno ratificato la Convenzione diversi decenni fa, ma la guerra in Ucraina ha cambiato la posizione degli attuali governi. Questo cambio di posizione ha delle implicazioni importanti non solo per i Paesi che stanno abbandonando il Trattato, ma anche per l’Unione europea nel suo complesso e per la sicurezza delle persone migranti che cercando di entrare in Europa passando per i confini orientali.

L’Ue spende 800 milioni per lo sminamento ma cinque suoi membri vogliono tornare a minare

L’Ue è da sempre impegnata nella lotta contro le mine antipersona e le Strategie comunitarie sulle armi convenzionali ne condannano esplicitamente l’uso a causa dei danni indiscriminati che possono causare, anche decenni dopo la fine di un conflitto. Come evidenziato dal rapporto Landmine Monitor 2025, il 90 percento delle mine colpisce i civili e il numero di morti e feriti ha già raggiunto il livello più alto degli ultimi quattro anni. Le vittime civili nel 2024 sono state 6.279 e i bambini rimangono i soggetti più vulnerabili. 

L’Unione è uno dei principali donatori per l’azione antimine al mondo e sostiene una serie di attività, tra cui lo sminamento, l’educazione al rischio, l’assistenza alle vittime e la distruzione delle scorte esistenti. Negli ultimi sei anni, l’Ue ha stanziato più di 800 milioni di euro per le operazioni di sminamento in diversi Paesi tra cui Mozambico, Senegal, Colombia, Croazia, Afghanistan, Siria, Gaza, Iraq, Libia, Armenia, Bosnia-Erzegovina, Niger e più recentemente l’Ucraina. Dal 2022, l’Ue e gli Stati membri hanno infatti stanziato oltre 370 milioni di euro per sminare i territori ucraini. 

L’uscita di ben cinque Paesi europei dalla Convenzione di Ottawa, dunque, impatta negativamente l’immagino dell’Unione come soggetto impegnato nella lotta contro le mine ed evidenzia il doppio standard occidentale rispetto all’impiego di queste armi. Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia e Finlandia stanno infatti muovendo i primi passi verso l’acquisto di mine antipersona da utilizzare lungo i propri confini con la Russia, mettendo però in pericolo anche la vita di chi cerca di varcare i confini orientali europei. Ma la strategia di lungo periodo prevede ben più del semplice acquisto di queste armi: diverse compagnie nazionali impegnate nella produzione di propellenti ed altre che potrebbero facilmente adeguare le loro linee produttive stanno sostenendo il ritorno alla fabbricazione locale di mine antipersona.

Polonia e Finlandia riavviano la produzione: le aziende già pronte a fabbricare milioni di mine

Pgz S.A., il conglomerato statale polacco per la difesa, ha dichiarato a Reuters che sarebbe pronto a produrre milioni di mine se necessario, mentre la Zsp Niewiadów, un’azienda privata polacco di munizioni, ha dichiarato di voler riavviarne la produzione su larga scala nel 2027 e di star già investendo nella costruzione di nuovi impianti. Anche in Finlandia le aziende non hanno perso tempo. Nammo Lapua, Insta, Forcit Explosives e Raikka hanno dichiarato alla Commissione parlamentare per la difesa di essere interessate a riprendere la produzione di mine.

Il colosso Nammo, in particolare, potrebbe adattarsi in tempi rapidi alle nuove esigenze della Finlandia. Con le sue due linee di produzione – Nammo Lapua e Nammo Vihtavuori – l’azienda produce munizioni di vario calibro e altri componenti, e i relativi propellenti. Il colosso è un nome noto anche a livello europeo: ha sede in dodici Paesi del Vecchio Continente, oltre che negli Stati Uniti, ed è coinvolto in sei diversi progetti finanziati da Asap, il fondo europeo per il rafforzamento della produzione di proiettili, relativi pezzi e propellenti istituito per il biennio 2024-2025. Obiettivo primario del fondo è in teoria il rafforzamento della produzione europea per sostenere il bisogno costante di proiettili dell’Ucraina, ma i risultati sono al momento deludenti.

Nonostante ciò, le aziende che hanno beneficiato dei soldi europei possono adesso investirli per espandere in maniera permanente le loro linee produttive. Ad oggi, né la Nammo né le altre aziende europee sostenute da Asap hanno usato quei fondi per la costruzione di mine e propellenti, ma l’espansione garantita da questi fondi avrà delle ricadute positive anche sulla capacità di produrre nuovamente queste armi. 

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