Estate 2026, oltre 50mila morti di caldo nelle città europee. L’Italia è il Paese più colpito

Lo studio di Imperial College e Lshtm su 854 città: due decessi su tre sono attribuibili al riscaldamento globale causato dai combustibili fossili

Un termometro di strada segna 48 gradi a Siviglia durante un’ondata di caldo © Carlos_Koblischek/iStockPhoto

In breve

  • Nell’estate 2026 il caldo ha causato oltre 50mila decessi in eccesso in 854 città europee. Due su tre sono attribuibili al riscaldamento globale provocato dai combustibili fossili.
  • I ricercatori hanno confrontato le temperature reali con quelle di un clima senza riscaldamento antropico. La differenza di mortalità tra i due scenari misura il peso della crisi climatica.
  • L’Italia conta 13.303 decessi, il numero più alto in Europa. Ma il sistema nazionale di sorveglianza copre solo 54 comuni, circa un terzo della popolazione.

Nell’estate 2026, nelle città europee si sarebbero verificati oltre 50mila decessi in eccesso causati dal caldo. Secondo due studi realizzati dall’Imperial College di Londra e dalla London School of Hygiene & Tropical Medicine, circa due terzi di questi decessi “aggiuntivi” sarebbero attribuibili ai cambiamenti climatici, causati principalmente dall’uso dei combustibili fossili.

Si tratta del «dato peggiore mai registrato», stando agli autori della ricerca. Il gruppo ha analizzato 854 aree urbane, che contano circa 173 milioni di residenti, nei Paesi dell’Unione europea, nel Regno Unito, in Norvegia e in Svizzera. Il precedente record, nelle stesse città, risaliva al 2022 con circa 29.500 decessi stimati. A parità di metodo, l’estate 2026 ne conta circa il 50% in più.

Lo studio confronta temperature reali e clima preindustriale

Gli autori, che hanno pubblicato i risultati sulla rivista scientifica Nature Health, hanno considerato due scenari. Il primo, fattuale, si basa sulle temperature effettivamente osservate. Il secondo, contro-fattuale, riporta le temperature che si sarebbero registrate in assenza del riscaldamento dovuto all’uso dei combustibili fossili. Quest’ultimo scenario è stato elaborato usando i dati storici sull’aumento delle temperature e 36 modelli climatici. La loro combinazione ha permesso di stimare quanto dell’aumento delle temperature è attribuibile alle attività umane. I risultati sono stati “sottratti” dalle temperature reali osservate. Si è ottenuta così una stima delle temperature che si sarebbero registrate senza il riscaldamento globale causato dall’uso dei combustibili fossili.

Entrambi gli scenari sono stati utilizzati per stimare il numero di decessi attribuibili al caldo e ai cambiamenti climatici. I ricercatori hanno utilizzato le cosiddette «funzioni cumulative di esposizione-risposta», che permettono di associare a ogni temperatura un determinato rischio di mortalità. Queste funzioni tengono conto del fatto che il rischio aumenta in modo diverso a seconda della temperatura, dell’età delle persone e degli eventuali effetti ritardati o non lineari del caldo. Sono state applicate alle temperature giornaliere reali e a quelle contro-fattuali, ottenendo per ciascuno scenario una stima del rischio di morte legato al caldo.

Sottraendo i decessi stimati nello scenario contro-fattuale da quelli stimati nello scenario reale, è stato calcolato il numero di decessi attribuibili al riscaldamento globale antropico. Gli autori considerano queste stime prudenti. Le aree urbane analizzate rappresentano infatti circa il 40% della popolazione dei 30 Paesi. Inoltre il metodo di attribuzione usato tende a sottostimare il riscaldamento reale.

Gli over 85 sono la fascia d’età con più decessi in eccesso

Quasi un terzo di tutti i decessi si è verificato tra il 17 giugno e il primo luglio. In quel periodo le temperature medie giornaliere nell’intera regione sono state superiori di oltre cinque gradi centigradi rispetto alla media del periodo 1991-2020. La mortalità più elevata è stata stimata tra gli individui di età pari o superiore a 85 anni (22.502 decessi in eccesso). Ma il caldo non ha colpito solo le persone anziane: sotto i 65 anni i decessi stimati sono circa 6mila, di cui oltre 800 nella fascia d’età tra i 20 e i 44 anni. L’Europa meridionale ha registrato il tasso più elevato di mortalità in eccesso.

«Questi numeri sono un promemoria del fatto che le nostre estati più calde ed estreme stanno avendo un impatto sempre più grave sulla salute pubblica», ha dichiarato Clair Barnes, ricercatrice presso il Centre for Environmental Policy dell’Imperial College London. «È l’ennesimo promemoria sia dell’imperativo di attuare interventi mirati per proteggere coloro che sono più vulnerabili sia della crescente necessità di abbandonare i combustibili fossili per rallentare il ritmo del cambiamento e limitare il riscaldamento futuro», ha aggiunto.

L’Italia è il Paese europeo con più morti per il caldo nel 2026

L’Europa si conferma come il continente che si sta riscaldando più rapidamente. Nel 2026 è risultata circa 2,5 gradi centigradi più calda rispetto a come sarebbe stata in un clima preindustriale.

A livello nazionale, i tassi di mortalità in eccesso standardizzati per età più elevati sono stati registrati a Malta (716 per milione di abitanti), in Italia (561, il doppio della media europea di 276), in Ungheria (537) e in Croazia (461). In valori assoluti l’Italia è il Paese con più decessi: 13.303, di cui 8.772 attribuibili ai cambiamenti climatici. È oltre un quarto del totale europeo, mentre le città italiane analizzate ospitano circa un decimo della popolazione coperta dallo studio. In Italia, le città più colpite sono Milano (2.467 decessi stimati, di cui 1.627 attribuibili ai cambiamenti climatici), Roma (2.253, di cui 1.558), Napoli (1.845, di cui 1.416) e Torino (720, di cui 421).

Il sistema italiano di sorveglianza del caldo copre 54 comuni

Come sottolineato dal think tank ECCO nel briefing Quanto si muore di caldo oggi in Italia?, questa situazione nazionale evidenzia la necessità di costruire un sistema di monitoraggio adeguato alla complessità delle condizioni attuali. Dal 2004 l’Italia ha un piano nazionale per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute, dotato di strumenti di allerta e di sorveglianza della mortalità e degli accessi in pronto soccorso. Il sistema però copre solo 54 comuni, pari a circa un terzo della popolazione. È la copertura più bassa della rete EuroMOMO, la rete europea di sorveglianza della mortalità in eccesso. Sono esclusi dal monitoraggio i piccoli e i medi comuni e le aree rurali.

«Ciò che manca è un mandato chiaro per estendere la copertura, rendere più omogenea la prevenzione locale e valutare in modo sistematico ciò che funziona, così che l’impatto del caldo sia misurato, compreso e affrontato su tutto il territorio», afferma Eleonora Cogo, Climate Finance Lead di ECCO. Per esempio, esiste la cassa integrazione agevolata per i giorni di caldo estremo e altri eventi climatici eccezionali, ma mancano i dati per valutarla. Inoltre, gli infortuni da caldo non sono identificabili negli archivi Inail.

«Il caldo agisce da moltiplicatore di diseguaglianze, anche a causa di una povertà energetica che rende più difficile, per le famiglie più fragili, proteggersi dal caldo nella propria abitazione. Consolidare il monitoraggio, rendere più omogenea la prevenzione locale, valutare in modo sistematico le misure introdotte e orientare gli investimenti in adattamento verso i territori e le persone più esposti permetterebbe di proteggere meglio chi è più vulnerabile, comprese le persone che vivono fuori dalle grandi città e chi lavora all’aperto».

Nessun commento finora.

Lascia il tuo commento.

Effettua il login, o crea un nuovo account per commentare.

Login Non hai un account? Registrati