Oleodotto Dakota: Intesa Sanpaolo finanzia e tace

Mentre ING, importante istituto bancario olandese, cede la sua parte di finanziamento del contestatissimo progetto americano di oleodotto e gasdotto denominato Dakota Access Pipeline (DAPL), ...

Di Corrado Fontana
Badlands National Park, Dakota, USA
Schema dei finanziatori Dakota Access Pipeline secondo Food and Water Watch – Fonte: http://www.foodandwaterwatch.org/news/who%27s-banking-dakota-access-pipeline

Mentre ING, importante istituto bancario olandese, cede la sua parte di finanziamento del contestatissimo progetto americano di oleodotto e gasdotto denominato Dakota Access Pipeline (DAPL), la maggiore banca italiana, Intesa Sanpaolo, non risponde alle domande di chiarificazione del suo ruolo e viene annoverata tra i 36 soggetti indicati come finanziatori dell’opera.

La battaglia contro l’oleodotto, la cui realizzazione vede da tempo l’opposizione dei nativi americani originari dell’area, la tribù indiana di Standing Rock, tra scontri con polizia e con l’amministrazione di Donald Trump, passa infatti sempre più per il boicottaggio delle banche che partecipano ai 2,5 miliardi di dollari su cui Energy Transfer conta per finanziare l’opera.

Defund DAPL, il movimento che si batte contro l’oleodotto Dakota Access

E se tra le ultime vittorie conseguite dai nativi c’è l’annuncio di alcuni giorni fa dell’abbandono di ING, Intesa Sanpaolo con ben 339 milioni di dollari, rimarrebbe tra i sostenitori del DAPL, stando all’inchiesta Who’s Banking on the Dakota Access Pipeline? di Food & Water Watch e allo schema che riproduciamo qui accanto.

L’istituto italiano, chiamato in causa anche da un gruppo di investitori privati perché receda da ogni coinvolgimento, non avrebbe però ancora manifestato l’intenzione di rinunciare né avrebbe ultimamente commentato il proprio impegno sul tema.

Così Elena Gerebizza di Re:Common sulla posizione di Intesa Sanpaolo: «Avevano risposto in maniera attendista a una prima lettera a dicembre 2016, poi, quando Donald Trump ha bypassato la decisione di Obama e ha detto che la costruzione sarebbe ripresa, abbiamo mandato con Bank Track e centinaia di altre organizzazioni una petizione firmata da più di 700 mila persone e organizzazioni alla quale non hanno risposto».

La campagna di boicottaggio dei finanziatori e le richieste per un loro abbandono proseguono, e molto attivi rimangono i network di organizzazioni impegnate sul tema.

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