Anche l’Onu contro chi finanzia il gas naturale liquefatto in Mozambico

Grave preoccupazione degli esperti delle Nazioni Unite per un ulteriore progetto sul gas naturale liquefatto in Mozambico con Eni capofila

La piattaforma Coral South Flng © Eni

Adesso ci sono anche gli esperti delle Nazioni Unite a dire che bisogna mettere uno stop al progetto Coral North Floating Liquefied Natural Gas (Flng), per l’estrazione di gas liquefatto nel nord del Mozambico. E chissà se stavolta almeno fischieranno le orecchie a Eni, che ne è capofila. Come pure agli investitori che a parole sono bravissimi a predicare coerenza a principi e criteri di sostenibilità, ma nei fatti continuano a sostenere progetti come questo che perpetuano l’economia fossile che alimenta il collasso climatico. Per non parlare delle implicazioni che riguardano la tutela dei diritti umani. Ma andiamo con ordine.

Gas liquefatto in Mozambico, Coral North copia Coral South

Il progetto Coral North Flng prevede l’attivazione di una piattaforma galleggiante al largo di Cabo Delgado, nel nord del Mozambico, attraverso la quale estrarre gas e liquefarlo. In sostanza è un copia e incolla della piattaforma Coral South Flng, sempre di Eni, operativa dalla fine del 2022. In una regione in cui da quasi un decennio ormai si registrano scontri armati tra l’esercito del Mozambico e gruppi ribelli, con tutto quel che si può immaginare ne consegua per la popolazione civile.

Sempre in Mozambico un altro progetto, Mozambique Lng con capofila la francese TotalEnergies, da anni scatena roventi polemiche e sta registrando un fuggi fuggi di investitori internazionali per questioni legate non solo all’impatto sul clima ma anche, di nuovo, ai diritti umani.

L’allarme degli esperti Onu: Coral North Flng minaccia clima e diritti umani

Un gruppo di esperti delle Nazioni Unite, fra i quali figura la relatrice speciale delle Nazioni Unite su clima e diritti umani Elisa Morgera, hanno espresso le loro preoccupazioni su Coral North Flng. Puntando il dito su chi lo sta finanziando e in particolare sui 150 milioni di dollari approvati dalla Banca Africana di Sviluppo (Afdb). «Il progetto rischia di aggravare le violazioni dei diritti umani, contribuire ai cambiamenti climatici e distogliere scarsi fondi pubblici da investimenti urgentemente necessari nelle energie rinnovabili sostenibili», hanno affermato gli esperti. Aggiungendo che «potrebbe aggravare le annose violazioni dei diritti umani emerse nel settore del gas nella provincia di Cabo Delgado».

Gli esperti hanno citato due riferimenti normativi a cui guardare per interpretare correttamente la vicenda di Coral North Flng. Riferimenti di soft law quanto si vuole, ma giuridicamente dei pilastri. Uno sono infatti i Principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani, varati nel 2011, in base ai quali sia gli istituti finanziari sia le imprese hanno la responsabilità di individuare, prevenire, mitigare e porre rimedio agli impatti sui diritti umani connessi alle loro attività. L’altro è il parere consultivo espresso nel 2025 dalla Corte internazionale di giustizia sugli obblighi giuridici degli Stati in materia di cambiamenti climatici, che impone ai governi di eliminare gradualmente i combustibili fossili riconoscendo che la violazione degli obblighi climatici da parte di uno Stato può essere considerato un atto illecito a livello internazionale.

«Continuare ad approvare nuovi progetti di estrazione di combustibili fossili – hanno concluso gli esperti – rischia di consolidare infrastrutture ad alte emissioni, incompatibili con il limite di temperatura di 1,5 °C, e di compromettere il diritto umano a un ambiente pulito, sano e sostenibile». Verrebbe da chiedere a tutti gli attori coinvolti in progetti come questo: cos’è che non è chiaro? Perché il messaggio pare inequivocabile.

L’appello delle Ong: le banche smettano di finanziare il gas liquefatto in Mozambico

Le preoccupazioni espresse dagli esperti Onu sono condivise dalla Ong italiana ReCommon, che segue da vicino l’andamento di Coral North Flng e ricorda come istituzioni finanziarie italiane pubbliche e private (Sace, Cassa Depositi Prestiti, UBI Banca ora controllata da Intesa Sanpaolo) abbiano già finanziato i contestatissimi progetti Mozambique Lng e Coral South Flng. «Tutte queste istituzioni finanziarie sono in lizza per sostenere Coral North Flng», ha commentato Simone Ogno, campaigner di ReCommon. «Chiediamo loro di ascoltare il monito degli esperti dell’Onu e di non sostenerli. Guardando al contesto domestico, questi progetti inoltre aggraverebbero la dipendenza italiana dai combustibili fossili. Una scelta miope, se consideriamo le ripercussioni derivanti dalla chiusura dello Stretto di Hormuz».

Dello stesso avviso anche la Ong olandese BankTrack che, insieme ai suoi partner della coalizione Say No to Gas! in Mozambique, formula una richiesta molto netta. «Le banche commerciali, come Standard Chartered, Rand Merchant Bank, Nedbank e Absa Bank, hanno il dovere di interrompere il finanziamento di tutte le espansioni del gas in Mozambico o dovranno affrontare i maggiori rischi derivanti dal finanziamento di pratiche commerciali dannose sempre più documentate», ha affermato Diogo Silva, responsabile della campagna Banche e Clima. Come dire: preparatevi a rispondere delle vostre decisioni davanti a un giudice. Cos’altro resta da fare, del resto, per provare a fermare chi non sembra intenzionato a tenere in considerazione né gli allarmi della scienza, né le norme internazionali, né gli avvisi degli esperti?

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