Big Food ringrazia Robert Kennedy per la nuova piramide alimentare
La nuova piramide alimentare capovolta di Robert Kennedy Jr. è un segnale per i mercati, e Big Food è già pronto a incassarne i benefici
La nuova piramide alimentare capovolta presentata da Robert F. Kennedy Jr. (segretario alla Sanità) e Brooke Rollins (segretario all’Agricoltura) è un manifesto politico. Percepirla come una provocazione per «rendere l’America di nuovo sana» (Maha) non tiene conto del fatto che la proposta rivela, per tempismo e struttura, una manovra economica precisa. Non siamo davanti a una gaffe comunicativa ma a un segnale per i mercati: lo Stato cambia direzione, e qualcuno è già pronto a incassarne i benefici.
Cosa cambia davvero con la piramide alimentare capovolta di Robert Kennedy
Il nuovo paradigma smantella la centralità dei cereali e colloca al vertice, cioè nella porzione più ampia della piramide, proteine animali, latticini e grassi sani. In altre parole, la struttura viene rovesciata per favorire un aumento consistente del consumo di carne e grassi, mentre i carboidrati vengono relegati alla base, nella parte più stretta.
Al centro della nuova dottrina c’è la «guerra allo zucchero» e ai prodotti ultra-processati, sostituiti da un invito perentorio a consumare «cibo vero» (real food). Categoria nella quale rientrano anche burro e grasso di bue, promossi come alternative salutari agli oli vegetali, insieme a un raddoppio della dose giornaliera raccomandata di proteine.

Chi ci guadagna se cambiano i criteri per definire cos’è un’alimentazione corretta
Le linee guida alimentari della nuova piramide di Kennedy non sono semplici raccomandazioni. Orienteranno gli acquisti pubblici. Incideranno sulla domanda delle mense scolastiche, delle caserme o nei programmi di assistenza sociale. Viene quindi spontaneo chiedersi chi beneficerà di questo cambio di passo. Senza far viaggiare troppo l’immaginazione, basti sapere che un alimento come la bistecca viene presentato come pilastro di una corretta dieta. L’industria della carne bovina è il primo dei vincitori.
È poi raccomandato il consumo di latte e latticini interi e burro, nonostante decenni di indicazioni vadano nella direzione contrapposta. E anche la filiera lattiero-casearia ringrazia. La filiera delle proteine animali è in generale la favorita, visto che la dose raccomandata sale da 0,8 a 1,2-1,6 grammi per kg di peso corporeo. Ma tra i beneficiari c’è anche quella del biologico e naturale ad alto costo, visto che le linee guida incentivano anche il consumo di alimenti “whole” premium. Rollins ha inoltre esplicitamente dichiarato che le linee guida servono a sostenere agricoltori e allevatori americani.
Come le lobby hanno influenzato le linee guida statunitensi sull’alimentazione
Che nella definizione della nuova piramide alimentare di Kennedy sia intervenuta la mano di chi aveva interessi altri rispetto alla salute pubblica è abbastanza chiaro. Come è accaduto è davvero interessante. Nella definizione del processo scientifico l’amministrazione ha scartato il lavoro di un panel di venti esperti indipendenti e ha scelto di affidarsi a un nuovo gruppo di scienziati.
Dei dieci esperti selezionati, la metà ha dichiarato legami finanziari con l’industria della carne, dei latticini o degli alimenti per l’infanzia. In un’analisi più ampia su venti membri del comitato (Dietary Guidelines for Americans, Dgac), tredici presentano conflitti d’interesse a rischio medio o alto con gruppi come Abbott, Novo Nordisk e il National Dairy Council. Non c’è stata quindi nessuna mistificazione dei dati scientifici quanto piuttosto un’attenta selezione di quali scienziati ascoltare, ignorando le evidenze sui rischi dei grassi saturi per sostenere la zootecnia.
Le pressioni industriali su carne e zucchero non sono una novità. La vera novità, come in molti altri ambiti di azione dell’amministrazione Trump, è la totale assenza di tentativi di mascherare cosa ci sia dietro le politiche. Il linguaggio “anti-élite” e la critica a Big Food servono a legittimare una politica che incentiva proprio le lobby alimentari. La retorica contro i giganti del cibo ultra-processato finisce per favorire altri giganti: quelli della carne e del latte.
Cosa resta fuori dalla piramide alimentare di Kennedy: salute, ambiente, disuguaglianze
Cosa resta fuori dal nuovo schema alimentare è presto detto. Innanzitutto l’ambiente, visto che non sono tenuti in considerazione gli impatti ecologici della zootecnia intensiva. Nemmeno l’accessibilità effettiva è stata presa in considerazione, visto che parte del “cibo vero” promosso è spesso fuori mercato per molte famiglie.
La conseguenza palese è ancora una volta la riduzione della salute a una questione individuale, connessa alla volontà e al buon senso delle persone singole. Da un lato si raccomanda una determinata alimentazione, senza però garantire la possibilità che tutti possano accedervi. Dall’altro, si promuovono abitudini alimentari dannose per il Pianeta e per gli ecosistemi. Contro ogni buon senso ed evidenza scientifica, secondo una logica che già adesso ci sta conducendo al disastro.




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