Più pubblicità fossile che articoli sul clima: il rapporto Greenpeace sui media italiani 2025

Nel 2025 le inserzioni fossili sui quotidiani hanno superato gli articoli sul clima. Il rapporto annuale Greenpeace-Osservatorio di Pavia

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Nel 2025, per la prima volta, sui principali quotidiani italiani le inserzioni pubblicitarie di aziende petrolifere e automobilistiche hanno superato numericamente gli articoli dedicati alla crisi climatica. È uno dei dati più emblematici del quarto rapporto annuale curato dall’Osservatorio di Pavia per Greenpeace Italia, che monitora la copertura della crisi climatica e della transizione ecologica su cinque quotidiani nazionali (Avvenire, Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, la Repubblica, La Stampa) e sette telegiornali in prime time.

Un’attenzione in caduta libera

Il quadro che emerge è quello di una marginalizzazione strutturale del tema. In quattro anni, gli articoli con focus centrale sulla crisi climatica sono calati del 26% sui quotidiani e del 53% nei telegiornali. Nel 2025, ciascuna delle cinque testate monitorate ha pubblicato in media meno di due articoli al giorno con un qualsiasi riferimento al clima. I tg non raggiungevano nemmeno una notizia ogni cinque giorni. Se si considerano solo i servizi specificamente dedicati all’emergenza climatica – non quelli che la citano di passaggio – si scende a un articolo ogni due giorni per la carta stampata e a meno di uno ogni dieci giorni per la televisione.

Notizie pertinenti la crisi climatica in quotidiani e TG, 2022-25 (frequenza n.)
Notizie pertinenti la crisi climatica in quotidiani e tg, 2022-25 (frequenza n.)

Il clima raccontato come questione economica

Quando si parla di clima, prevale un inquadramento economico-politico. Sui quotidiani, i temi più frequenti sono le politiche macroeconomiche, l’economia aziendale e la geopolitica. L’agenda del 2025 è stata trainata in larga misura dalle dichiarazioni di Donald Trump – che all’Onu ha definito i cambiamenti climatici «la più grande truffa» – e dal confronto con l’Unione europea impegnata a rivedere le scadenze del Green Deal, in particolare per il settore automotive.

La scienza, invece, compare come tema principale in appena l’1% degli articoli dei quotidiani. Gli scienziati vengono citati nel 7,1% dei casi sulla stampa, nel 15,9% nei tg. Poca cosa rispetto al 38% di spazio riservato ad aziende e rappresentanti del mondo economico sui quotidiani, e al 47,9% occupato da politici e istituzioni nei telegiornali.

Cause e responsabili: il grande silenzio

Le cause del riscaldamento globale compaiono in poco più di una notizia su dieci. I combustibili fossili vengono esplicitamente indicati come causa dei cambiamenti climatici solo nel 3% degli articoli dei quotidiani e nel 2% dei servizi televisivi. Ancora più significativo: dei 2.615 soggetti citati nelle 1.845 notizie che fanno riferimento alla crisi climatica, appena 7 – lo 0,3% – vengono indicati esplicitamente come responsabili del riscaldamento globale.

I telegiornali non ne nominano nessuno. In un anno intero di prime time su Rai, Mediaset e La7, zero responsabili della crisi climatica vengono mai indicati.

La pubblicità che cresce mentre l’informazione cala

Il capitolo più allarmante del rapporto riguarda la pubblicità. Nel 2025, le inserzioni di aziende dei settori fossile e automotive sui cinque quotidiani monitorati hanno raggiunto quota 1.621. Più del doppio rispetto alle 795 del 2022. Il settore oil&gas da solo ne conta 942.

Per la prima volta il rapporto tra inserzioni pubblicitarie e articoli sul clima ha superato la soglia di parità: 1,2 pubblicità per ogni articolo. Le stesse aziende, nelle loro campagne, ricorrono sistematicamente a claim green – “energia pulita”, “transizione”, “generazioni future” – costruendo un’immagine di attori responsabili della transizione che il giornalismo climatico non contraddice mai esplicitamente. Il rapporto non ipotizza un condizionamento diretto, ma parla di “effetto sistemico” sulla cornice narrativa dell’informazione ambientale.

Rapporto tra il numero di pubblicità e il numero di articoli, per anno, 2022-2025
Rapporto tra il numero di pubblicità e il numero di articoli, per anno, 2022-2025

Narrazioni di resistenza in aumento

Parallelamente, crescono le argomentazioni critiche verso la transizione ecologica: presenti nel 24,6% degli articoli dei quotidiani e nel 26% delle notizie televisive, in aumento rispettivo di 7,6 e 6,6 punti percentuali rispetto all’anno precedente. La resistenza più frequente, in entrambi i media, riguarda i presunti danni economici per le aziende. Nella quasi totalità dei casi, queste narrative vengono riportate senza mediazione critica.

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