Dobbiamo tenere scorta di viveri e i kit di emergenza pronti? Sì, ma non per El Niño

El Niño non è una tempesta in arrivo: è già in corso. Ma le scorte di emergenza restano utili anche in Italia, sempre

Kit di emergenza con documenti, contanti, torcia e scorte per un'evacuazione © Mikel Soria Arbilla/iStockPhoto

Cresce l’attenzione mediatica – e la preoccupazione – per l’arrivo di El Niño. Se ne parla ormai da mesi tra meteorologi e climatologi, e ora, dopo la lunga estate 2026 da caldo record, il fenomeno sembra imporsi anche nel dibattito pubblico.

Ad alimentare le preoccupazioni è la notizia, riportata da molti media, secondo cui il governo inglese avrebbe raccomandato di fare scorta di viveri per fronteggiare l’arrivo di El Niño. Alcuni siti e giornali hanno parlato addirittura di una «tempesta El Niño». Vale la pena fare chiarezza, sia su cosa sia El Niño sia sul kit di sopravvivenza e le scorte di viveri.

El Niño, cos’è davvero: l’anomalia oceanica dietro il fenomeno

La prima cosa da chiarire è l’equivoco di fondo: El Niño è già in corso, non è una tempesta e, tecnicamente, non «arriva», tanto meno in Europa. Si attiva piuttosto quella che in climatologia si chiama fase di Soi positivo (Soi sta per Southern Oscillation Index, l’indice dell’oscillazione del sud). El Niño non è dunque una tempesta, un uragano o una perturbazione, ma un’anomalia della temperatura del mare nella fascia tropicale dell’oceano Pacifico, in particolare in una precisa zona al largo dell’America centrale.

Anomalie della temperatura superficiale dei mari dal 9 agosto al 5 settembre 2026. La fascia rossa nel Pacifico equatoriale centro-orientale mostra acque più calde della media 1991–2020, segno della presenza di El Niño. Fonte: Noaa/Psl
Anomalie della temperatura superficiale dei mari dal 9 agosto al 5 settembre 2026. La fascia rossa nel Pacifico equatoriale centro-orientale mostra acque più calde della media 1991–2020, segno della presenza di El Niño © Noaa/Psl

El Niño nasce nell’oceano Pacifico equatoriale, dall’interazione fra acque superficiali, venti e atmosfera: modifica anzitutto intensità e direzione degli alisei che soffiano lungo i tropici, altera la temperatura dell’oceano e interagisce con la cosiddetta circolazione di Walker, la cella convettiva presente in quella zona dei tropici. Non è però un interruttore che da solo determina il tempo ovunque: per l’Italia e il Mediterraneo non significa automaticamente un autunno alluvionale, un inverno mite – o al contrario freddo e nevoso – né un’altra estate rovente.

L’influenza nelle zone prossime all’oceano Pacifico è nota, chiara e già in corso. In Costa Rica, per esempio, la stazione biologica e meteoclimatica “Italia Costa Rica” segnala piogge scarse nella stagione che dovrebbe essere quella delle piogge, e temperature elevate. La correlazione statistica lì è chiara; le analisi preliminari sulla lunga serie meteoclimatica dell’Osservatorio Geofisico di Modena, invece, non mostrano correlazioni statisticamente significative.

Ciò non significa che non ci sia alcuna influenza: sono numerosi gli studi sulle cosiddette teleconnessioni, cioè i meccanismi con cui El Niño si ripercuote su altri indici – per esempio la Nao (North Atlantic Oscillation) o la Ao (Arctic Oscillation) – che a loro volta sono determinanti per il tempo in Europa.

C’è poi una cosa importante da ricordare fin da ora, su cui torneremo più avanti: El Niño è un fenomeno naturale, che si sovrappone al cambiamento climatico ma non ne è né la causa né una conseguenza.

Il Regno Unito ha detto di fare scorte di viveri: precisazioni

Grandi titoli di giornale sono stati dedicati alla notizia secondo cui il governo britannico avrebbe detto di fare scorte di viveri per fronteggiare El Niño. La notizia è stata diffusa da quotidiani e agenzie di stampa, anche con virgolettati. Ma, come spesso accade, ha un fondamento di verità che richiede alcune precisazioni.

Anzitutto, nel Regno Unito l’attenzione ai kit di emergenza e alle scorte di viveri è sempre alta, anche e a maggior ragione in assenza di eventi avversi in corso. La causa è la grande dipendenza del sistema britannico dal cibo importato, oltre a una solida cultura della sicurezza e della prevenzione – non solo per El Niño e gli eventi meteo estremi, ma anche per terrorismo, attacchi informatici e, di questi tempi, il rischio di guerra.

Il kit di emergenza e le scorte: ecco perché averle sempre

Come detto, nel Regno Unito – come del resto negli Stati Uniti – la cultura della prevenzione è ben radicata, e le campagne informative per tenere scorte di viveri sono sempre presenti e attive. In Italia, invece, questa raccomandazione viene spesso vista di cattivo auspicio, quasi una resa: «Non possiamo fare niente, arrangiatevi». Ma è bene ricordare che, in caso di emergenza o catastrofe, il primo aiuto viene da noi stessi e da chi ci sta vicino.

A maggior ragione in Italia, un Paese vulnerabile per dissesto idrogeologico, alluvioni, terremoti ed eruzioni vulcaniche. Un kit di emergenza e delle scorte di viveri sono utili anche in caso di blackout prolungati, grandi nevicate o ondate di gelo. E, si spera mai, in altri casi di origine antropica: cyberattacchi, terrorismo, incidenti industriali e, non ultimo, eventuali situazioni di guerra vicina o lontana. I supermercati, va ricordato, hanno scorte per due o tre giorni al massimo, e le reti infrastrutturali sono fragili: imprecare non serve se manca la corrente o l’acqua. Le responsabilità si accerteranno più avanti, ma intanto, cosa facciamo?

Ecco che tenere in casa – in un posto idoneo, non a rischio crollo o allagamento e facilmente accessibile – viveri secondo gusti ed esigenze (soprattutto alimenti a lunga conservazione come pasta, legumi in scatola, tonno, cracker, grissini o pane a lunga conservazione, caffè, biscotti, latte a lunga conservazione, acqua) è una precauzione che chi scrive adotta da tempo. Fondamentale controllare spesso le scadenze, non buttando gli alimenti ma facendone una rotazione per l’uso quotidiano.

È opportuno tenere, anche per chi non fuma, fiammiferi e accendino. I fornelli magari funzionano anche se manca la corrente e arriva il gas, ma senza elettricità l’accensione automatica non parte.

Infine, uno zaino o un kit di emergenza in una borsa, pronto da prendere in caso di evacuazione, con dentro:

  • copie dei documenti (carta d’identità, tessera sanitaria e codice fiscale, eventuale passaporto);
  • un po’ di contanti, utili in caso di interruzione dei circuiti di pagamento;
  • copia delle chiavi di casa e, se serve, dell’auto;
  • acqua e alimenti: snack, barrette energetiche, qualche bottiglietta d’acqua a persona, frutta secca, biscotti, cracker;
  • una torcia, batterie, power bank e caricatori vari per cellulari e altri dispositivi.

Altre cose a cui si pensa più raramente, ma molto utili, sono:

  • una radio portatile, meglio se a carica a manovella;
  • un fischietto;
  • una coperta termica pieghevole da escursionismo, poco nota ma molto utile;
  • eventualmente, un mini kit per purificare l’acqua.

Un kit di primo soccorso, ovviamente, non può mancare: cerotti, garze, disinfettante, guanti monouso, gel igienizzante, due o tre mascherine.

Da non dimenticare, infine, i farmaci che dobbiamo assumere per la nostra salute – farmaci generici come antipiretici e antinfiammatori – oltre a eventuali altre necessità personali.

E non dimentichiamo i nostri animali domestici: sia nelle scorte sia nel kit va incluso il cibo per cani, gatti, conigli o altri animali.

Il legame tra El Niño e i cambiamenti climatici in corso

La crisi climatica c’entra, eccome, ma non è la causa de El Niño del 2026. Come detto all’inizio, i cicli del Soi, in cui si alternano El Niño e la situazione opposta, La Niña (in cui il mare invece si raffredda), esistono da sempre. Si alternano ogni quattro o cinque anni circa, a volte più intensi, a volte meno marcati. Non causano, e non sono causati dal riscaldamento globale. Ma tutto è connesso. I cambiamenti climatici possono rendere più intenso El Niño, che a sua volta, nelle fasi in cui è presente, accentua il riscaldamento. È probabile che il 2026 e il 2027 diventino nuovi anni record del riscaldamento globale, così come negli anni de La Niña si osserva spesso un momentaneo rallentamento della curva di crescita delle temperature. Il tutto, comunque, sovrapposto a un trend di inequivocabile riscaldamento.

Warming stripes con indicazione degli anni di El Niño e La Niña. Si nota che gli anni con La Niña sono generalmente più freddi degli anni circostanti, quelli con El Niño più caldi. Nonostante l'alternarsi delle due fasi, negli ultimi decenni prevalgono nettamente le strisce rosse: la variabilità naturale si sovrappone alla tendenza al riscaldamento, senza cancellarla. Grafico elaborato da Luca Lombroso su dati Noaa
Warming stripes con indicazione degli anni di El Niño e La Niña. Si nota che gli anni con La Niña sono generalmente più freddi degli anni circostanti, quelli con El Niño più caldi. Nonostante l’alternarsi delle due fasi, negli ultimi decenni prevalgono nettamente le strisce rosse: la variabilità naturale si sovrappone alla tendenza al riscaldamento, senza cancellarla. Grafico elaborato da Luca Lombroso su dati Noaa

Insomma, giusto tenere alta l’attenzione, giusto prepararsi. Ma in Europa il problema vero non è El Niño. Il problema ha un solo nome: i combustibili fossili. Che insieme a deforestazione, cambio di uso del suolo, agricoltura intensiva e grandi allevamenti sono la causa dei cambiamenti climatici antropici in corso.

El Niño, le proiezioni Ecmwf del 1° settembre 2026: le linee rosse rappresentano i diversi scenari per l'anomalia della temperatura del Pacifico nella regione Niño 3.4. Più le linee sono vicine, più la previsione è affidabile e coerente; più si distanziano, più aumenta l'incertezza. La tendenza è chiara: si va verso anomalie fra +2,5 e +3,0 °C, valori da evento storico. Fonte: Ecmwf
El Niño, le proiezioni Ecmwf del 1° settembre 2026: le linee rosse rappresentano i diversi scenari per l’anomalia della temperatura del Pacifico nella regione Niño 3.4. Più le linee sono vicine, più la previsione è affidabile e coerente; più si distanziano, più aumenta l’incertezza. La tendenza è chiara: si va verso anomalie fra +2,5 e +3,0 gradi centigradi, valori da evento storico © Ecmwf

El Niño è una variazione naturale del sistema climatico; il riscaldamento globale, invece, è una tendenza di lungo periodo dovuta alle attività umane. I due fenomeni possono sovrapporsi, ma attribuire a El Niño, da solo, il caldo vissuto quest’estate sarebbe una scorciatoia. Nelle prossime settimane sarà importante seguire sia l’evoluzione del Pacifico sia le previsioni stagionali aggiornate. Ricordando che indicano probabilità, non il meteo di una singola città con mesi di anticipo.

Un ultimo punto, perché genera ancora confusione: El Niño non deve «arrivare», è già in corso. Quello che gli scienziati stanno valutando ora è quanto si rafforzerà nei prossimi mesi e quali effetti potrà avere nelle diverse regioni del mondo.

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