La riforma del sistema Ets voluta dalla Commissione europea è un compromesso al ribasso
L'azzeramento del tetto emissivo slitta dal 2039 al 2048 e le quote gratuite restano fino al 2038: Bruxelles cede alle pressioni di Roma e Varsavia
In breve
- La Commissione europea ha proposto il 17 luglio una riforma del sistema Ets che rallenta la decrescita del tetto massimo delle emissioni.
- Il Linear Reduction Factor scende dal 4,4% a circa il 3,7% tra 2031 e 2036: l’azzeramento delle emissioni slitta dal 2039 al 2048.
- Sette Paesi guidati dalla Spagna avevano scritto a von der Leyen contro l’indebolimento del meccanismo, ora atteso al negoziato con il Parlamento.
A metà luglio la Commissione europea ha presentato un piano di riforma del sistema europeo di scambio delle quote di emissione (Ets). A partire dal 2005, anno in cui è stato introdotto, lo strumento ha portato a una riduzione di oltre il 50% delle emissioni dei grandi impianti industriali europei. Negli ultimi tempi però diversi Stati, compresa l’Italia, si sono dimostrati sempre più insofferenti, accusandolo di pregiudicare la competitività delle aziende.
Il pacchetto, che nasce dall’esigenza di allineare il sistema Ets al nuovo obiettivo di riduzione delle emissioni del 90% entro il 2040, recepisce queste lamentele. Rende infatti più morbida la decrescita del tetto massimo di emissioni. Al tempo stesso, però, mira a introdurre una serie di disposizioni compensative volte a favorire la transizione ecologica.
Cos’è e come funziona il sistema di scambio delle quote di emissione (Ets)
Il sistema di scambio di quote di emissione di gas a effetto serra (Ets) ha l’obiettivo di indurre la decarbonizzazione delle grandi imprese dell’Unione europea. L’idea alla base è quella di fissare un limite massimo di gas serra che centrali elettriche, industrie, compagnie aeree e di navigazione possono emettere, e allocare carbon credit (uno per ogni tonnellata equivalente di CO2). A quel punto, le aziende possono scegliere se emettere meno e vendere le proprie quote in surplus, oppure emettere di più comprando crediti da chi resta al di sotto del proprio limite. Un po’ come in un qualunque mercato azionario. Per le aziende a rischio delocalizzazione, come quelle operative nel campo dell’acciaio, del cemento e della chimica, sono invece previste quote gratuite.
Da tempo si attendeva un progetto di riforma di questo meccanismo. Lo scorso marzo il Consiglio dell’Unione europea ha infatti adottato formalmente la normativa europea sul clima modificata, che ha introdotto un traguardo intermedio vincolante per il 2040 che prevede la riduzione delle emissioni nette di gas a effetto serra del 90% rispetto ai livelli del 1990. E il sistema Ets era chiamato ad adeguarsi a questi nuovi obiettivi.
Perché Italia e Polonia chiedono la riforma del sistema Ets
La riforma del sistema Ets, presentata dalla Commissione europea il 17 luglio, «è progettata per essere coerente con l’obiettivo di riduzione delle emissioni entro il 2040», ha confermato Wopke Hoekstra, commissario europeo per il clima. Che ha aggiunto che, per raggiungere questo traguardo, «la traiettoria del tetto massimo delle emissioni sarà gestita in modo più graduale rispetto a oggi».
La riforma recepisce le pressioni di parecchi Stati membri, in primis Italia e Polonia, che da tempo chiedono che il nuovo sistema Ets si caratterizzi come uno strumento di politica industriale capace di coniugare «decarbonizzazione, competitività e sicurezza economica». Tra le richieste avanzate da questi Paesi figurano il rinvio oltre il 2039 dell’azzeramento del tetto massimo delle quote di emissione, la revisione della metodologia per calcolarlo e l’introduzione di nuovi nuovi criteri per assegnare le quote gratuite.
Cosa prevede la riforma del sistema Ets presentata dalla Commissione europea
Il pacchetto presentato dalla Commissione europea prevede in effetti che il Linear Reduction Factor (Lrf), cioè il tasso annuale di decrescita del tetto massimo per le emissioni, scenda di circa il 3,7% tra il 2031 e il 2036 contro il 4,4% attuale, per poi calare ulteriormente dell’1,7% per il periodo 2036-2040. Questo allunga di parecchio il termine per l’azzeramento delle emissioni, finora previsto nel 2039: secondo le proiezioni potrebbe arrivare nel 2048. In compenso, la riforma prevede che gli Stati membri debbano destinare la metà delle entrate derivanti dal sistema Ets alla decarbonizzazione delle industrie locali. Non una cifra irrisoria se si pensa che dal 2013 il meccanismo europeo ha generato entrate per 260 miliardi di euro.
Un altro elemento chiave della riforma riguarda l’assegnazione delle quote gratuite alle aziende a rischio delocalizzazione. Il sistema Ets attualmente in vigore ne prevede l’eliminazione entro il 2034 ma, con la riforma, la deadline si estende al 2038. Al contempo, però, vengono posti una serie di paletti più stringenti per ottenere le quote gratuite: presenza di piani di decarbonizzazione, rispetto delle tappe previste per gli stessi e investimenti reali in tecnologie pulite. L’80% delle quote gratuite verrebbe dato subito, il 20% una volta effettuati questi investimenti.
Le critiche di sette Stati membri e degli ambientalisti
Tra le proposte della Commissione europea c’è poi quella di estendere il sistema Ets all’incenerimento dei rifiuti, alle navi di dimensioni più ridotte e ai voli internazionali in partenza dall’Europa verso destinazioni fino a 5mila chilometri. Quest’ultimo aspetto «non è sufficiente a promuovere l’azione climatica incisiva che pure il settore necessita», ha denunciato Transport & Environment. La principale organizzazione europea in materia di decarbonizzazione dei trasporti evidenzia come il 47% del settore aeronautico europeo rimarrebbe esente dalla tariffazione della CO2.
In generale, la riforma del sistema Ets annunciata dalla Commissione europea ha attirato diverse critiche, tanto dai movimenti ambientalisti quanto dalle imprese. A inizio luglio sette Paesi, cioè Spagna, Paesi Bassi, Danimarca, Portogallo, Lussemburgo, Svezia e Finlandia, avevano già indirizzato alla presidente Ursula von der Leyen una lettera con le loro preoccupazioni per l’indebolimento del meccanismo delle quote di emissione. Ora la proposta della Commissione passerà alla fase dei negoziati con il Parlamento europeo e gli Stati membri.




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