Riforme finanziarie in Europa: le false soluzioni – quinta parte

L’Unione Europea sta studiando nuovi strumenti per migliorare il finanziamento dell’economia, delle infrastrutture e delle piccole e medie imprese. Proposte che vanno nella ...

Di Andrea Baranes

L’Unione Europea sta studiando nuovi strumenti per migliorare il finanziamento dell’economia, delle infrastrutture e delle piccole e medie imprese. Proposte che vanno nella direzione di un’ulteriore espansione dei mercati finanziari e del rilancio del sistema bancario ombra, delle cartolarizzazioni e di altre operazioni. Quali sono i rischi di tali strumenti, e quelli di una nuova bolla finanziaria? E’ possibile partire dall’assunto che la finanza privata sia la soluzione e quella pubblica il problema? In secondo luogo, di fronte a un sistema ipertrofico e autoreferenziale, che senso ha allargare ulteriormente la torta finanziaria, invece di ridurla ma fare in modo che una fetta nettamente più grande sia destinata alle attività economiche?

Problemi e soluzioni

La crisi esplosa nel 2008 ha reso evidente la necessità di imporre delle regole al sistema finanziario. A dispetto delle dichiarazioni che hanno chiuso ogni vertice internazionale, dal G20 in giù, nel migliore dei casi si va avanti con il freno a mano tirato. Ancora peggio, oggi il processo rischia di invertirsi, almeno per due motivi. Il primo è che, anche grazie alla formidabile pressione delle lobby, la finanza privata ha rialzato la testa e segnala che una regolamentazione “eccessiva” potrebbe frenare la crescita. Al contrario, l’ulteriore smantellamento di regole e controlli permetterebbe di ripartire verso un’era di prosperità.
Ancora a monte, il problema è culturale, e nell’incredibile ribaltamento dell’immaginario collettivo avvenuto nel giro di pochissimi anni. La crisi è esplosa per il collasso della finanza privata, che ha successivamente trasferito i problemi alle finanze pubbliche. Oggi cause ed effetti vengono invertiti. Il dogma, accettato come verità indiscutibile, è che la finanza pubblica è il problema, quella privata la soluzione.
L’intero dibattito è centrato sui rapporti debito / PIL, l’austerità, quando non sulle inefficienze del pubblico: gli sprechi della casta – anzi, la kasta – fanno notizia, i disastri della finanza privata no. A maggio 2015 alcuni dei maggiori gruppi bancari del pianeta ricevono una multa di oltre 5 miliardi di euro per avere manipolato i tassi di interesse a cui sono legati i mutui e i prestiti di milioni di persone. Quanta attenzione ha ricevuto il fatto che un mutuatario per anni potrebbe avere pagato rate più alte a causa di tali truffe? Che oltre ai tassi di interesse i conglomerati bancari manipolavano il mercato delle valute, quello delle materie prime, erano coinvolte in casi di riciclaggio, evasione fiscale e chi più ne ha più ne metta? Non sono forse i nostri soldi a essere stati messi a rischio o intascati da un sistema finanziario senza scrupoli mentre il Paese si indignava per le auto blu e i finanziamenti pubblici ai quotidiani?
Serve una radicale inversione di rotta. Rispetto alle attuali politiche europee e del governo italiano, ma anche rispetto alla visione della crisi che si è imposta negli ultimi anni. La CMU si inserisce in questa visione ideologica, e la spinge ancora più avanti. E’ la finanza privata a dovere risolvere gli squilibri tra i Paesi forti dell’UE, a partire dalla Germania, e quelli della periferia: abbattiamo gli ultimi controlli sui movimenti di capitale, creiamo nuovi strumenti per il finanziamento delle PMI, e i capitali delle nazioni più ricche si dirigeranno verso quelle in difficoltà. La mano invisibile del mercato regge una bacchetta magica in grado di risolvere ogni problema. Tutto questo mentre non si può nemmeno parlare di trasferimenti tra i Paesi europei, di espandere un budget europeo che è meno dell’1% del PIL del continente, di andare verso una federazione europea in cui misure fiscali ed economiche sulle finanze pubbliche permettono di affrontare gli squilibri esistenti.
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