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Sardex: “Una moneta chiamata fiducia”. Un libro racconta la storia del suo successo

Abbiamo intervistato Daniel Tarozzi, autore del libro sulla moneta complementare, con cui Banca Etica ha siglato un accordo. Da 7 anni racconta storie di cambiamento possibile

Di Elisabetta Tramonto

Una storia che dura da 10 anni. Una storia fatta di più di 4mila imprese solo in Sardegna, oltre 10mila in tutta Italia, mezzo miliardo di crediti transati, un milione e duecentomila transazioni. Una storia raccontata dal Financial Times, analizzata dalla London School of Economics. 

È la storia di una moneta che ha generato un cambiamento reale, nell’economia e nella vita di molte persone. Si chiama Sardex, su Valori l’abbiamo raccontata più volte, come una scommessa vinta di un’economia diversa che da esperimento diventò realtà.

A raccontarla adesso ci pensa un libro, lo ha scritto Daniel Tarozzi, giornalista, cofondatore de L’Italia che cambia, una testata che da sette anni va a caccia proprio di storie di cambiamento possibile. Il suo ultimo libro si intitola “Una moneta chiamata fiducia”, edito da Chiarelettere, dedicato proprio al Sardex.

Una storia in cui ha creduto anche Banca Etica, che ha seguito la crescita della moneta complementare sarda dal principio e che ha appena siglato un accordo con il circuito per concedere una serie di condizioni agevolate.

L’intervista

«Un’altra economia è possibile, anzi, esiste già – conferma Daniel Tarozzi – Si chiama economia della fiducia: una rete di cittadini, imprese, associazioni, messe in relazione tra loro attraverso uno strumento innovativo, che si basa su reciprocità, mutuo credito, innovazione».  In occasione della presentazione della presentazione del libro a Bookcity Milano, lo abbiamo intervistato.

Perché hai scelto di scrivere un libro sul Sardex?

Faccio il giornalista da molti anni. Nel 2012 dopo 10 anni di giornalismo web, ho deciso di partire con un vecchio camper per fare un viaggio nell’Italia che cambia. Un viaggio mosso dalla voglia di incontrare persone che di fronte a un problema non si chiedessero se, ma come: “Come faccio a cambiare le cose riuscendoci?” Pensavo di ritrovare poco, in Italia non si può fare niente, si sa no, è un paese corrotto, squallido, dove nulla funziona.

Invece mi si è aperto un orizzonte infinito di esperienze concrete di cambiamento già in atto che hanno sconvolto la mia vita.

Ho scritto un libro ed è nato un progetto italiachecambia.org, una testata giornalistica che da sette anni racconta questa Italia. Ma soprattutto ho potuto selezionare in questi anni molte esperienze paradigmatiche. In questo primo viaggio, nell’autunno 2012, finii con il mio camper a Serramanna, un piccolo paesino nell’entroterra della Sardegna, dove incontrai Sardex, che era nato da 2 anni e già mi sembrava straordinario, 5 ragazzi sardi che avevano inventato una moneta complementare.

L’articolo dedicato al Sardex, pubblicato sul Financial Times nel 2015

Che cos’ha di speciale questa esperienza?

Il Sardex tecnicamente è una camera di compensazione, un circuito di credito e debito che mette in circolo l’economia, vincolando la ricchezza nel territorio, sganciandola da meccanismi di speculazione finanziaria. Sardex non ha interessi, è agganciato all’euro (1 sardex vale 1 euro) quindi non può essere usato per nessun tipo di speculazione. Non è utilizzabile come il Bitcoin per fare operazioni in qualche modo non tracciabili, perché è tutto tracciato e, soprattutto, non ha senso accumularlo, perché è uno strumento che appunto serve semplicemente a mettere in circolo l’economia e ha il vantaggio enorme di avere una ricaduta positiva sul territorio in cui in cui si sviluppa. Nasce in Sardegna, ma oggi è arrivato a 13 regioni, migliaia di aziende iscritte, mezzo miliardo di crediti, quindi vuol dire circa un miliardo di economia equivalente in euro scambiata in questi anni. Ho deciso di scrivere questo libro perché mi sono accorto che dopo sette anni ancora oggi quando racconti l’Italia che cambia tra le 5 esperienze più paradigmatiche mi viene sempre in mente il Sardex.

Ma il libro non parla solo di Sardex. Si chiama “Una moneta chiamata fiducia” e nella prima parte ripercorre tutta una serie di sistemi economici visti in questi anni da Banca Etica alle Mag alle Bcorp all’economia per il bene comune, per poi arrivare ad approfondire Salve come esperienza paradigmatica di un altro modo di fare economia che non è solo bello e filosoficamente vincente, ma che funziona, in Italia, adesso.

Qual è il segreto del successo del Sardex?

Il suo segreto è che è una cosa semplice e che questi ragazzi hanno avuto il coraggio di farla. Secondo me il segreto è quello di aver unito uno strumento importante e utile al pragmatismo. Ho visto molti altri tentativi di monete complementari ,anche bellissime, forse addirittura più ideali, ma che essendo basati esclusivamente sul volontariato spesso non hanno attecchito. Dietro Sardex non ci sono solo i fondatori, ma decine di persone che lavorano e sono retribuiti per farlo, per far funzionare il circuito. C’è una piattaforma web molto complessa e continuamente in aggiornamento.

La capacità di unire all’idealità la concretezza secondo me è quello che ha reso l’esperienza del Sardex vincente.

Si può dire che il Sardex sia uno strumento per cambiare il modello economico?

Secondo me sì, assolutamente. È uno strumento che in sé cambia. Una cosa affascinante di Sardex è che non è solo diretto a chi ha una sensibilità eco-sociale. Anche se tu se aderisci banalmente perché ti conviene, quasi inconsciamente innesti dei cambiamenti che hanno una ricaduta eco-sociale, oltre che identitaria, che riportano la moneta al suo ruolo originario che quello della relazione, dello strumento di comunità e non di pura speculazione.

Ci puoi raccontare in breve il progetto “L’Italia che cambia”?

È nato con il viaggio che ho raccontato all’inizio. È una testata giornalistica sul web, in primis, ci lavorano 11 giornalisti quotidianamente. Oggi ha pubblicato quasi 300 video storie, c’è una mappa con duemila progetti mappati, ci sono articoli che vengono pubblicati ogni giorno, c’è una rassegna stampa quotidiana, ci sono favole per i più piccoli. È un progetto che vuole raccontare, mappare, mettere in rete e facilitare i processi di cambiamento positivo in atto nel Paese. Mettere in rete perché spesso ci sentiamo soli, isolati e siamo convinti di non poter realizzare i nostri sogni, mentre se sappiamo che altri lo stanno facendo possiamo incontrarli, copiare le loro idee, collaborare con loro e rendere replicabili questi modelli. Facilitare i processi di trasformazione positiva in atto, perché questo dobbiamo fare, non dobbiamo guidare i processi, non ci vogliono altri partiti, qualcuno che arrivi dall’alto a dire cosa fare, ma qualcuno che offra strumenti on-line e off-line per aiutare il cambiamento in atto.

Potresti raccontare qualche altro caso che, come il Sardex, dimostra che si può fare cambiamento?

Sono centinaia se non migliaia. Quello che posso dire che quello che accomuna tutte queste storie è il fatto di mettere al centro non il “se” ma il “come”. Non si chiedono “se” possono fare qualcosa, ma “come”.

Ho incontrato centinaia di progetti che si occupano di legalità e che riescono a realizzare lo stesso risultati straordinari in territorio di mafia. Ho incontrato progetti nella scuola che combattono l’abbandono scolastico, realizzando risultati difficili anche solo da immaginare, che mettono al centro in singolo bambino e non solo numeri o qualche protocollo calato dall’alto. Ho visti imprenditori  mettere al centro la transizione ecologica e sociale. Ho visto associazioni a Scampia o nelle varie periferie d’Italia realizzare progetti a livello sociale importantissimi, di integrazione, di immigrati, di disabili, creando allo stesso tempo economia e occupazione. Ho visto aziende agricole nate attraverso il Gat, gruppo acquisto terreni, che permette di trovare un capitale anche di un milione di euro cercando anche singole persone che decidono di investire in questo sogno. Veramente in ogni settore ci sono progetti straordinari.

C’è un’Italia che cambia, intorno a noi, è già in atto. Per questo è fondamentale raccontarla, e per questo noi la raccontiamo tutti i giorni.

Siamo anche contenti del lavoro che fa Valori che dal nostro punto di vista è eccellente. E speriamo diventi sempre più un nostro partner. E siamo qui per contribuire per fare emergere queste straordinarie realtà.

L’accordo con Banca Etica

«Sardex è una storia di innovazione riuscita in cui la tecnologia risponde a bisogni reali delle comunità e rilancia l’economia territoriale a partire dal fattore più prezioso: la fiducia». Così Anna Fasano, presidente di Banca Etica descrive il successo della moneta complementare. «Un mix di ingredienti che hanno da subito destato l’interesse di Banca Etica che collabora con Sardex già da qualche anno e che ora ha voluto rilanciare il proprio sostegno stringendo una partnership commerciale per mettere la finanza etica al servizio delle imprese aderenti ai circuiti di monete complementari». Anna Fasano annuncia così un accordo appena siglato tra la banca e il circuito della moneta complementare: le 14mila imprese aderenti in Sardegna e inel restio d’Italia potranno accedere a condizioni vantaggiose ai prestiti e agli altri servizi finanziari – inclusi il microcredito, il crowdfunding, le polizze assicurative – proposti da Banca Etica. L’offerta include anche le persone che lavorano nelle imprese dei circuiti di monete complementari.

10 anni di successo

Proprio lo scorso settembre il Sardex ha festeggiato il traguardo del mezzo miliardo di crediti transati. Con gli altri circuiti attivi in 12 regioni italiane (Sardegna, Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto, Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise-Sannio e Campania) ha movimentato beni e servizi per un valore superiore al mezzo miliardo di crediti; di questi ben 400 milioni solo in Sardegna e 100 milioni negli altri circuiti dal 2010 a oggi. Le operazioni effettuate dagli aderenti sono state superiori al milione. Le aziende coinvolte sono complessivamente 10 mila in tutti i Circuiti, oltre 4 mila di queste si trovano in Sardegna. Sono invece 6 mila i dipendenti e collaboratori delle imprese associate che usano quotidianamente i crediti per far fronte alle loro esigenze di spesa (dagli alimentari all’abbigliamento passando per lo svago). Di questi ben 3 mila sono attivi nell’isola.

Giuseppe Littera, Franco Contu, Gabriele Littera, cofondatori del Sardex alla conferenza stampa a settembre 2019 per celebrare il mezzo miliardo di crediti transati

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