Nel 2026 solare ed eolico supereranno il nucleare

Il sistema energetico globale sta cambiando rapidamente: solare ed eolico guadagnano spazio e ridefiniscono gli equilibri della produzione elettrica

Un parco solare in Francia © BTWImages/iStockPhoto

Il solare e l’eolico supereranno con ogni probabilità il nucleare nel 2026, in termini di energia prodotta. A spiegarlo è il rapporto Global Electricity Review 2026, pubblicato dal think tank Ember martedì 21 aprile. Benché alcune nazioni – dagli Stati Uniti alla Polonia, dall’Egitto al Kenya e alla Francia – abbiano annunciato nuovi investimenti nell’atomo, la corda delle rinnovabili sembra ormai inarrestabile. 

Nel 2025, infatti, le tre fonti di energia erano sostanzialmente alla pari in termini di produzione: 8,5% del mix elettrico mondiale per l’eolico, 8,7% per il solare e 8,9% per il nucleare. Ma occorre tenere presente che, soltanto una decina di anni fa, il rapporto tra le ultime due fonti citate era di uno a dieci a favore dell’atomo. 

Rinnovabili in forte crescita, ma le fonti fossili restano centrali

La costruzione di centrali fotovoltaiche ha d’altra parte registrato un autentico boom. Solamente nel 2025, la produzione è cresciuta del 30%, raggiungendo i 2.778 terawattora a livello mondiale. Parliamo di qualcosa come cinque volte l’energia prodotta da una nazione nuclearista come la Francia. Il crollo dei prezzi dei pannelli ha rappresentato d’altra parte un traino gigantesco per il settore.

Ember sottolinea ad esempio che la crescita del solare «basterebbe a sostituire l’energia elettrica prodotta grazie a tutte le esportazioni di gas naturale liquefatto passate lo scorso anno attraverso lo Stretto di Hormuz, stimata in 550 terawattora». Al contempo, si diffondono anche le batterie utili a superare l’unico limite fisico del solare: l’intermittenza. Ma il sistema appare ormai ampiamente rodato, tanto che il boom del solare ha permesso di coprire circa i tre quarti della crescita della domanda globale lo scorso anno. 

Purtroppo, però, il rapporto di Ember indica come la transizione energetica sia ancora lontana dal raggiungere i livelli necessari per contrastare in modo efficace la crisi climatica. Benché tutte le rinnovabili (idroelettrico incluso) abbiano assicurato il 33,8% della produzione mondiale nel 2025, il carbone ne copre ancora un terzo. Considerando anche petrolio e gas, il mondo appare ancora troppo dipendente dalle fonti fossili

Il rischio, inoltre, è che la crisi legata alla guerra in Medio Oriente possa risvegliare l’appetito proprio per il carbone. Complessivamente, però, a far ben sperare è il fatto che, per la prima volta da dieci anni, la produzione di energia elettrica da combustibili fossili è scesa in Cina (al contrario, nell’Unione europea ha ricominciato a crescere).

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