Coltivare il paradiso terrestre, un albero alla volta

SoulFood ForestFarms lavora con gli agricoltori per riportare gli alberi nei campi, rigenerare i suoli e costruire un'agricoltura più resiliente

©SoulFood ForestFarms

C’è un campo, a Milano, a poca distanza da grandi palazzi. Fino a qualche anno fa era uno spazio assolato, difficile da frequentare durante l’estate. Oggi ci sono alberi, frutti da raccogliere, una cucina in cui fermarsi a pranzo all’ombra. Ci sono ragazzi e ragazze che vengono a imparare come funziona un ecosistema e persone che la domenica passano a prendere le uova delle galline che hanno adottato. In estate si mangiano prugne e lamponi, senza che nessuno debba fare molto più che lasciare alla natura il tempo di crescere.

È una piccola anticipazione di quello che potrebbe accadere se gli alberi tornassero a far parte dei terreni agricoli, come succedeva nei paesaggi europei prima che l’agricoltura moderna li espellesse progressivamente. Ed è anche l’idea da cui parte la storia dal futuro di oggi: quella di SoulFood ForestFarms. Questa impresa sociale non profit è nata nel 2021 e si pone l’obiettivo di accompagnare gli agricoltori in un percorso di rigenerazione.

«Se noi moltiplicassimo per mille o più questo modello che stiamo applicando adesso a piccoli agricoltori pionieri, ricostruiremmo il paradiso terrestre», dice Andrea Schievano, ricercatore e cofondatore dell’impresa insieme ad Alessandro Di Donna ed Enrico Sartori. È la loro scommessa sul modo in cui coltiviamo il cibo, gestiamo l’acqua e affrontiamo la crisi climatica.

SoulFood ForestFarms riporta gli alberi nei campi

La storia di SoulFood ForestFarms nasce dall’incontro tra esperienze diverse. C’è il lavoro scientifico di Schievano, passato dall’Università di Milano al Centro comune di ricerca della Commissione europea a Ispra. C’è il percorso di Di Donna e Sartori con l’associazione SoulFood nel mondo dell’agroforestazione rigenerativa, un movimento che cerca di adattare ai climi temperati i principi osservati negli ecosistemi forestali. Le radici del progetto affondano anche nell’esperienza di Cascinet, realtà agricola e associativa  milanese attiva dal 2018 e già raccontata in un’altra Storia dal futuro, e nelle iniziative di rigenerazione dei terreni del parco Forlanini e della Vettabbia.

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L’idea è diventata progressivamente più chiara. Sostenere giovani agricoltori che vogliono ricostruire la propria infrastruttura verde e blu, fatta di alberi, biodiversità e acqua. «La nostra scommessa è reinvestire e trovare chi investe insieme a noi per aiutare gli agricoltori a ricostruire questa infrastruttura e a reinserirla all’interno delle aziende agricole e dei loro modelli di business», spiega Schievano.

Gli alberi, sottolinea, non sono soltanto un elemento del paesaggio. Per secoli hanno contribuito all’economia agricola attraverso la frutta, il legname e le attività collegate alla loro gestione. Poi, con l’accorpamento dei terreni e la diffusione delle coltivazioni estensive e delle monocolture, sono progressivamente scomparsi da molti campi. L’agroforestazione prova a invertire questa tendenza integrando alberi e coltivazioni, scegliendo le specie e le loro posizioni in modo che possano convivere e sostenersi a vicenda.

Campo riforestato a Milano © SoulFood ForestFarms
© SoulFood ForestFarms

Quando l’agricoltura lavora insieme alla natura

A Milano, l’agroforesta dimostrativa avviata nel 2019 conta oggi circa 13mila alberi. È un laboratorio a cielo aperto dove SoulFood ForestFarms raccoglie dati insieme alle università e sperimenta metodi di gestione del suolo e dell’acqua. «Noi abbiamo piantato questi alberi e non abbiamo mai utilizzato nessun impianto di irrigazione», racconta Di Donna. Le piante vengono disposte in modo da creare diversi strati di vegetazione: alberi più alti, arbusti e specie che crescono in condizioni di luce differenti. Le chiome si intrecciano, il terreno resta più protetto dal sole e le temperature al suolo si abbassano.

Anche il modo in cui si lavora la terra fa la differenza. Le arature profonde possono alterare gli strati superficiali del suolo, dove si concentra una parte importante della vita microbiologica. Ridurre le lavorazioni invasive significa preservare la struttura del terreno, la materia organica e le condizioni che aiutano le piante a crescere. Le specie vengono scelte per formare consorzi vegetali diversificati, capaci di sfruttare risorse differenti e di costruire un ecosistema più resiliente.

Come l’agricoltura può contrastare la crisi climatica

È un approccio che può offrire risposte a problemi sempre più pressanti per chi coltiva: siccità, erosione, perdita di fertilità e scarsità d’acqua. Ma anche a una questione più ampia che riguarda il rapporto tra agricoltura e crisi climatica. «Se mettessimo alberi solo sul 15% della superficie agricola globale, potremmo piantarne mille miliardi», osserva Schievano. Un intervento di questa portata avrebbe un potenziale di assorbimento della CO2 pari alle emissioni globali. Ma questo non deve diventare un alibi per continuare a emettere gas serra: ridurre le emissioni resta indispensabile, mentre gli alberi possono contribuire a riassorbirne una parte di quelle emesse finora.

C’è poi il ciclo dell’acqua. Gli alberi aiutano a trattenere l’umidità, proteggono il suolo e contribuiscono a regolare le condizioni microclimatiche. Ripristinare la vegetazione significa quindi lavorare contemporaneamente sulla biodiversità, sulla capacità dei territori di affrontare gli eventi estremi e sulla qualità dei terreni agricoli.

Volontarie e volontari Campo riforestato a Milano © SoulFood ForestFarms
© SoulFood ForestFarms

SoulFood ForestFarms vuole rendere praticabile l’agricoltura rigenerativa

SoulFood ForestFarms non si limita a progettare e mettere a dimora piante. L’impresa sociale offre alle aziende agricole un supporto tecnico per individuare le specie e le posizioni più adatte, oltre a interventi sul campo con macchinari pensati per ridurre l’impatto delle lavorazioni e migliorare la gestione dell’acqua. L’obiettivo è rendere la rigenerazione praticabile anche dal punto di vista economico. Perché un agricoltore possa scegliere di piantare alberi, questi devono trovare spazio nel suo modello produttivo e contribuire alla sostenibilità dell’azienda nel tempo.

I servizi ecosistemici possono avere un valore economico, ma servono investimenti e strumenti capaci di accompagnare la transizione. Per ora, il lavoro si regge anche sul sostegno delle imprese private, che finanziano la piantumazione degli alberi, e su alcuni bandi europei. Secondo Di Donna, le politiche pubbliche e i fondi europei destinati all’agricoltura non sostengono ancora abbastanza queste pratiche, nonostante i benefici che possono produrre.

Pollai sociali Volontarie e volontari Campo riforestato a Milano © SoulFood ForestFarms
© SoulFood ForestFarms

Dalle attività educative ai pollai sociali in cui adottare le galline

A questa infrastruttura verde si vorrebbe affiancare una rete alimentare più vicina ai territori. Il lato SoulFood del progetto vuole costruire una piattaforma per mettere in relazione le aziende agroforestali con gli acquirenti dei loro prodotti. L’idea è che le agroforeste non siano soltanto luoghi di produzione, ma anche spazi da vivere: piccoli rifugi climatici in cui trascorrere una giornata con i figli, lavorare all’ombra o ritrovare un rapporto con la natura.

È una prospettiva che a Milano ha già una dimensione concreta. L’impresa ha anche la Scuola HanaMi (che in giapponese significa “fioritura”), che ospita attività educative per le scuole, progetti di ricerca e iniziative di partecipazione. Tra queste ci sono i pollai sociali, attraverso cui i cittadini adottano galline e, acquistando le uova, contribuiscono alla manutenzione dello spazio.

Agroforestiamo Italia, la campagna che coinvolge otto aziende agricole

Agroforestiamo Italia è la campagna con cui SoulFood ForestFarms vuole estendere il modello agroforestale a nuove aziende agricole. Per il 2026-2027 il progetto ne coinvolge otto, dalla Lombardia alla Brianza, dal lago d’Iseo alla Romagna, fino alla Toscana, al Lazio e alla Sardegna. L’obiettivo è mettere a dimora circa 18mila alberi, grazie al sostegno di imprese profit e non profit e di alcuni progetti europei.

La campagna non si limita alla piantumazione. Sono previsti anche interventi di ricerca e innovazione, insieme al Politecnico di Milano e all’università Statale, tra cui lo sviluppo di macchinari per preparare il suolo prima della messa a dimora degli alberi e migliorarne la capacità di trattenere l’acqua. Un aspetto importante soprattutto nei territori in cui la siccità mette in difficoltà le aziende agricole.

Campo riforestato a Milano © SoulFood ForestFarms
© SoulFood ForestFarms

Come misurare la rigenerazione degli ecosistemi

In collaborazione con l’European Alliance for Regenerative Agriculture (Eara) e con l’Associazione europea per l’agroforestazione (Euraf), SoulFood ForestFarms raccoglierà dati per misurare nel tempo i cambiamenti dei terreni. La campagna servirà a stabilire una situazione di partenza, una baseline, da cui seguire negli anni la crescita degli alberi e la rigenerazione degli ecosistemi.

«Raccoglieremo parametri che dimostrano che stiamo passando da terreni agricoli poveri di vita a terreni agricoli ricchi di vita», spiega Schievano. Su alcune delle aziende coinvolte sono previsti anche progetti di ricerca, divulgazione ed educazione, con l’idea di far conoscere l’agroforestazione alle nuove generazioni.

Il futuro ha bisogno di tempo

Un albero non cresce dall’oggi al domani. Ha bisogno di anni per svilupparsi e produrre frutti, mentre l’agricoltura, come molti altri settori, si muove verso tempi sempre più stretti. È una delle difficoltà che l’agroforestazione deve affrontare: investire oggi in sistemi che daranno risultati nel corso degli anni.

Per Di Donna, il futuro passa anche dalla possibilità di offrire alle nuove generazioni un modo diverso di immaginare il mondo in cui vivranno. Ricorda un laboratorio realizzato con Shair Radio, durante il quale ragazze e ragazzi erano stati invitati prima a raccontare un futuro segnato dalla catastrofe climatica, poi a immaginare come avrebbero abitato la Terra in uno scenario in cui le agroforeste fossero diventate parte del paesaggio. «Siamo una storia dal futuro perché i ragazzi, i bambini oggi, vivendo quel tipo di esperienza, riescono a costruire un immaginario diverso di vita possibile sulla Terra», dice.

Schievano, invece, pensa agli alberi piantati nell’agroforesta di Milano. «Quegli alberi lì hanno cinque anni, l’età di mia figlia», racconta. Li ha messi a dimora anche lei, quando era appena nata. «Quando lei avrà vent’anni, quello sarà il futuro».


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