L’Unione europea accelera sui data center, ma promette regole più severe
La Commissione europea vuole cavalcare il boom dei data center, ma rispettando gli obiettivi ambientali del Green Deal. Ci riuscirà?
Un sostanzioso aumento della capacità dei data center, fino a triplicarla. Ma anche nuovi standard minimi di efficienza energetica per queste infrastrutture, sempre più sotto i riflettori per il loro pesante impatto ambientale. Sono alcuni dei punti contenuti nel nuovo pacchetto con cui l’Unione europea vuole ridurre la sua dipendenza da Big Tech e costruire una sorta di sovranità tecnologica.
Nei mesi scorsi era emerso come l’Unione europea avesse ceduto il fianco alle pressioni delle grandi aziende globali sui data center. Con il nuovo pacchetto di legge ora punta a riacquistare una credibilità ambientale anche nell’ottica del Green Deal. Ma l’iter di approvazione è ancora lungo.
Cosa significa costruire una sovranità tecnologica europea
Attualmente in Europa ci sono circa 3mila data center, strutture per l’elaborazione dei dati su cui si basano tanto i software di intelligenza artificiale quanto i servizi digitali. L’anno scorso la loro capacità era di 12 gigawatt ma, secondo le previsioni, potrebbe salire a 28 gigawatt entro il 2030 e triplicare di qui al 2035.
Da Bruxelles stanno infatti cavalcando la corsa all’oro dei data center per colmare il gap tecnologico accumulato con gli Stati Uniti e ridurre la dipendenza tecnologica dalle grandi società della Silicon Valley. A certificarlo c’è la nuova proposta di legge “Cloud and AI Development Act”, presentata il 3 giugno, che punta ad attrarre investimenti milionari per creare nuovi data center e a semplificare le condizioni e le tempistiche per la loro realizzazione.
«Non possiamo permetterci di dipendere da altri per le tecnologie che mantengono in funzione i nostri ospedali, le nostre reti energetiche stabili e i nostri servizi sicuri», ha sottolineato la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, che ha snocciolato il concetto di sovranità tecnologica. E ha aggiunto che la nuova filiera di data center dovrà essere alimentata da energia pulita.
La crescita dei consumi di energia associati ai data center
I data center hanno un impatto ambientale molto pesante a causa dell’elevato consumo di energia associato al loro funzionamento. Basti pensare che a oggi assorbono il 2,5% dei consumi di elettricità nell’Unione europea. Un valore destinato a impennarsi ulteriormente nei prossimi anni. Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, oltre un quinto dell’aumento della domanda di elettricità nelle economie avanzate entro il 2030 sarà attribuibile ai data center. Questo trend potrebbe mettere in discussione la transizione energetica europea verso le energie pulite e ripercuotersi sulla cittadinanza con un aumento dei costi dell’energia.
La Commissione europea aveva imposto l’obbligo per gli operatori dei data center di comunicare dati relativi a parametri ambientali come l’efficienza energetica e il consumo idrico, così da monitorare l’azione di queste infrastrutture. Ma dopo la pressione delle grandi aziende di Big Tech, come rivela un’inchiesta di Investigate Europe, ha ceduto introducendo una clausola di segretezza.
La ricerca della sovranità tecnologica europea può andare di pari passo col Green Deal?
Ora, con il pacchetto per la sovranità tecnologica, la Commissione europea sembra voler riacquistare credibilità e annuncia una roadmap per accompagnare l’ambizioso piano di triplicare nel giro di pochi anni la capacità dei data center senza che questo si scontri con gli obiettivi del Green Deal.
Il “Cloud and AI Development Act” parla dell’introduzione di un’etichetta di sostenibilità per i data center. Pone anche standard più rigidi per quello che riguarda la potenza delle infrastrutture, la gestione dell’acqua, il recupero del calore e la trasparenza nel reporting. Questo va di pari passo con maggiori investimenti nella ricerca per sviluppare soluzioni all’avanguardia che possano contribuire a ridurre l’impatto ambientale. Infine, il pacchetto prevede nuove forme di accordi tra istituzioni, operatori dei data center e quelli dell’energia per integrare le infrastrutture nel sistema energetico europeo.
«Ci aspettiamo che i data center supportino il nostro Green Deal in Europa e la transizione verso un’energia più pulita», ha evidenziato il commissario europeo all’Energia Dan Jørgensen. Il testo presentato dalla Commissione dovrà ora essere sottoposto ai governi nazionali e al Parlamento europeo, che potranno presentare emendamenti.
Gli scenari futuri sullo sviluppo dei data center in Europa sono ancora incerti
Per valutare il piano della Commissione europea sui data center ci sono tante varabili da tenere in considerazione. «La prima riguarda l’effettivo fabbisogno di infrastrutture per il deployment dell’intelligenza artificiale», spiega Giovanna Sissa, docente di Sostenibilità ambientale dell’Ict presso l’Università di Genova e autrice del libro “Le emissioni segrete”. «Le stime attuali presuppongono che si sviluppino settori economicamente redditizi in grado di sostenere questa domanda, ma al momento ciò non è ancora avvenuto. Assistiamo a una crescita nell’utilizzo degli strumenti di IA. Tuttavia, dal punto di vista del business, siamo ancora nel campo delle promesse più che delle certezze».
Secondo Sissa anche le previsioni sulla necessità di nuovi data center e sulle capacità di elaborazione richieste si basano in larga misura su aspettative future. Lo stesso vale per le stime dei consumi energetici. Per questo «è importante che le previsioni vengano formulate in modo coerente, tenendo conto non solo della possibile crescita della domanda, ma anche dei progressi nell’efficienza energetica delle tecnologie».
«È molto positivo che la Commissione europea introduca norme stringenti, controlli e verifiche sull’efficienza energetica. Si tratta di un elemento fondamentale», continua Sissa. Sul versante del fabbisogno energetico «la risposta dovrebbe essere ricercata principalmente nelle fonti rinnovabili. Questo tema non dovrebbe diventare un argomento per sostenere la necessità del nucleare senza considerare un aspetto essenziale: i tempi di realizzazione. Al di là delle questioni relative alle scorie o alla sicurezza, lo sviluppo di nuove centrali nucleari richiede tempi molto lunghi e difficilmente compatibili con le esigenze che vengono prospettate oggi».




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