Le crociere sono tassate la metà degli hotel, ma inquinano molto di più

Nel 2025 le emissioni delle crociere sono costate fino a 1,3 miliardi a Italia, Spagna e Francia. T&E chiede una tassa sui biglietti

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Una nave da crociera nel porto di Brindisi, davanti al monumento al Marinaio d'Italia © Kirk Fisher/iStockPhoto
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In breve

  • Una notte in crociera è tassata circa la metà di una in hotel: 12% contro 23%, perché le navi sono classificate come trasporto marittimo e non come alloggi.
  • Nel 2025 le emissioni delle crociere sono costate tra 790 milioni e 1,3 miliardi di euro a Italia, Spagna e Francia; in Italia 500 milioni.
  • T&E propone una tassa di 15 euro a passeggero per scalo: genererebbe 335 milioni l’anno da destinare a ecosistemi costieri e banchine elettrificate.

Una notte su una nave da crociera è tassata quasi la metà rispetto a una notte in hotel. Accade nonostante gli elevati costi ambientali e climatici di queste imbarcazioni e la pressione che esercitano sulle infrastrutture delle città portuali. È quanto emerge dall’ultima analisi di T&E (Transport & Environment), principale gruppo indipendente europeo per la decarbonizzazione dei trasporti, che chiede un adeguamento delle norme fiscali per aiutare le città a far fronte alle esternalità del settore.

Il turismo crocieristico paga meno tasse di quello alberghiero

L’analisi ha messo a confronto il trattamento fiscale di un pernottamento da 100 euro a notte su una nave da crociera con uno in un hotel sulla terraferma nei tre principali Paesi crocieristici del Mediterraneo – Francia, Italia e Spagna – che insieme costituiscono il secondo hotspot mondiale del settore dopo i Caraibi. In media, chi soggiorna in hotel paga il 23% del prezzo in tasse; i passeggeri delle crociere ne pagano solo il 12%, circa il 40% in meno.

Il motivo è giuridico. Le crociere sono classificate come una forma di trasporto marittimo, quando nella pratica sono alloggi turistici. Questa classificazione permette loro di godere delle esenzioni fiscali garantite al settore marittimo: tra le altre, l’esenzione dalle accise sui carburanti e dall’Iva.

T&E: «Non sono trasporti marittimi essenziali»

Il punto sollevato da T&E è che a beneficiare del regime agevolato non sia un servizio strategico. «I governi trattano questi hotel galleggianti come se fossero trasporti marittimi essenziali, nonostante non siano un mezzo di trasporto verso una destinazione, ma spesso la destinazione stessa, ricca di attrazioni e svaghi a bordo», ha dichiarato Carlo Tritto, Sustainable Fuels Manager di T&E Italia. «Eppure concediamo gli stessi benefici fiscali del trasporto merci, che svolge una funzione molto più strategica per il commercio globale. Tassare adeguatamente le navi da crociera aiuterebbe le città a contrastare l’inquinamento e ad affrontare i problemi legati al sovraffollamento turistico».

Il tema non è secondario sul piano ambientale. Complice anche l’aumento costante delle dimensioni, le navi da crociera hanno l’impronta di CO2 più elevata tra tutte le imbarcazioni. Spesso attraccano in prossimità delle città portuali senza spegnere i motori, con emissioni sia di gas serra sia di inquinanti atmosferici – ossidi di zolfo e di azoto, particolato – tossici per la salute pubblica. Secondo l’Icct, un passeggero di una crociera genera da due a quattro volte più CO2 rispetto a un turista che raggiunge la stessa meta in aereo o in auto e soggiorna in un albergo sulla terraferma.

In Italia l’inquinamento delle crociere costa 500 milioni l’anno

Lo studio ha quantificato l’impatto economico di queste emissioni, oggi non contrastato da politiche pubbliche specifiche. In Italia, nel 2025, i costi sociali e ambientali sono stimabili in 500 milioni di euro: 389 milioni legati alla CO2 e 114 milioni agli inquinanti atmosferici locali. Le regioni costiere di Francia e Spagna hanno registrato costi esterni rispettivamente di circa 190 e 610 milioni. Il costo climatico-ambientale aggregato per i tre Paesi oscilla così tra i 790 milioni e 1,3 miliardi di euro.

Si tratta, in media, di una cifra da due a tre volte superiore a quanto le navi da crociera pagano oggi per le proprie emissioni di carbonio nell’ambito del sistema Ets. A livello europeo, inoltre, non esiste alcuna imposta che copra i costi legati all’inquinamento atmosferico.

Una tassa sui biglietti per colmare il divario

Per T&E la strada più efficace è l’introduzione di imposte nazionali sui biglietti delle crociere. Nell’Unione europea solo la Grecia ne applica una a livello nazionale, con importi da 5 a 20 euro a seconda della stagione. Altre città – Amsterdam, Barcellona, Dubrovnik – stanno sperimentando misure analoghe, mentre altrove, come a Venezia, l’accesso a queste navi è stato vietato.

Secondo i modelli elaborati dall’organizzazione, una tassa di 15 euro per passeggero a ogni scalo consentirebbe di raccogliere 335 milioni di euro l’anno tra Italia, Francia e Spagna. Il gettito, nelle intenzioni di T&E, andrebbe destinato alla protezione degli ecosistemi costieri o al finanziamento di infrastrutture verdi, come l’elettrificazione delle banchine, che permetterebbe alle imbarcazioni di spegnere i motori in porto.

Perché la tassa da sola non basta

Un prelievo sui biglietti, però, non compenserebbe da solo l’impatto complessivo del settore. In parallelo, T&E chiede di allineare l’Iva delle crociere a quella del turismo terrestre, di rendere più ambiziose le regole europee sui combustibili sostenibili (FuelEU Maritime) e sull’efficienza energetica, e infine di limitare il traffico delle navi, per esempio fissando un tetto al numero di scali giornalieri o annuali.

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