La tassa che funziona, e che potremmo far funzionare ancora meglio
Il governo vuole portare allo 0,40% l’aliquota sulle azioni delle grandi imprese. Ma l’imposta italiana tassa i saldi giornalieri e lascia correre la speculazione
Il governo aumenta la “Tobin tax”. O almeno ne discute in questi giorni, come riportato da un articolo del Sole 24 Ore. Di cosa si tratta? L’idea originaria, proposta dal premio Nobel per l’economia James Tobin oltre 50 anni fa, era pensata per frenare le operazioni speculative e riguardava unicamente il mercato valutario.
Per intenderci, il mercato valutario è quello dove acquisto una moneta in cambio di un’altra, ad esempio compro dollari vendendo euro. Sono due i motivi essenziali per farlo. Uno è legato al commercio internazionale, l’altro alla speculazione. Nel primo caso voglio ad esempio importare qualcosa dagli Stati Uniti e mi servono dollari per farlo. Nel secondo spero invece che il cambio tra euro e dollaro vada come dico io, in modo da guadagnare tra l’acquisto dei dollari e la loro successiva vendita.
La proposta di Tobin: un’aliquota minima contro la speculazione
Già mezzo secolo fa, queste operazioni slegate dalla cosiddetta economia reale e in cui si comprano e si vendono unicamente soldi erano una parte rilevante del totale, destabilizzando il mercato. Tobin propose allora una tassa con aliquota bassissima – ad esempio lo 0,05% – su ogni compravendita. L’aliquota così bassa non avrebbe praticamente nessun impatto sulle normali operazioni legate all’import-export. Discorso ben diverso per chi specula comprando e vendendo valute in brevissimo tempo, per guadagnare su ogni oscillazione dei cambi. In questo caso la tassa andrebbe pagata su ogni singola operazione.
In altre parole, la tassa era pensata per scoraggiare la speculazione senza impattare sul normale funzionamento dei mercati. Questo era il suo obiettivo principale. L’eventuale generazione di un gettito era secondaria.
FestiValori 2026, sabato 14 novembre a Milano: Non aspettiamo la prossima estate. Il festival di Valori e Radio Popolare, ingresso libero. Scopri il programmaNel corso dei decenni successivi, diverse campagne e iniziative della società civile ne hanno chiesto l’introduzione, proprio come misura per frenare la gigantesca speculazione sui mercati finanziari. Dopo la crisi dei subprime una campagna europea ha proposto l’introduzione di una tassa su tutte le operazioni finanziarie, non solo sul mercato dei cambi. Una proposta che si è fatta strada anche al Parlamento e alla Commissione europei, ma che non ha mai visto la luce.
La “Tobin tax” italiana si applica ai saldi, non alle operazioni
Da parte sua il governo italiano ha introdotto oltre dieci anni fa una propria versione di questa tassa. O meglio, per quanto i media continuino a chiamarla “Tobin tax”, si tratta di una proposta decisamente differente. Innanzitutto non si applica al mercato valutario, ma solo ad alcuni titoli specifici, principalmente le azioni delle imprese di maggiori dimensioni. Molti degli strumenti finanziari sui quali è maggiore la speculazione ne sono esclusi.
Ancora prima, l’obiettivo esplicito è quello di raccogliere un gettito, e non di frenare le scommesse finanziarie. Tanto è vero che la tassa si applica sui saldi di fine giornata, e non sulle singole operazioni. È prevista anche la tassazione delle operazioni ad alta frequenza, ovvero quelle gestite direttamente da algoritmi, ma l’aliquota è nettamente inferiore.
L’aumento delle aliquote nella manovra 2027 mira solo al gettito
Secondo quanto riportano i media, il governo vorrebbe aumentare le aliquote per operazioni sulle grandi imprese quotate dallo 0,20 allo 0,40%. Per le operazioni fuori mercato si passerebbe dallo 0,40 allo 0,60%, per quelle ad alta frequenza dallo 0,04 allo 0,06%. Nuovamente, l’obiettivo non è quello di frenare le operazioni speculative, quanto quello di fare cassa. Tant’è che il governo stima di poter raccogliere oltre 330 milioni di euro in più. I tecnici, però, hanno avvertito del rischio che il gettito sia inferiore, perché la stima non sembra «considerare i possibili effetti disincentivanti […] derivanti da un incremento delle aliquote».
Questo effetto al momento non sembra sussistere, anzi. Il governo aveva già alzato le aliquote lo scorso anno, portando quasi a un raddoppio di quanto incassato: dai 472 milioni di euro dei primi 8 mesi del 2025 ai 917 milioni di euro dello stesso periodo del 2026. In altre parole, la proposta del governo va in qualche modo in direzione opposta rispetto a quelle avanzate dalle reti della società civile italiana ed europea. Si cerca di frenare il meno possibile il numero di operazioni, e quindi si rinuncia anche a contrastare la speculazione. L’imposta è disegnata con l’unico obiettivo di massimizzare il gettito.
Intendiamoci, è del tutto legittimo decidere di tassare i mercati e le operazioni finanziarie, soprattutto in una fase di difficoltà per i conti pubblici e con l’imposizione fiscale fortemente spostata sul lavoro. Il problema è che una simile misura non andrebbe chiamata “Tobin tax”. E, ancora prima, che bisognerebbe capire se questo extra gettito debba essere destinato alla spesa sociale o all’acquisto di armi. Ma questo è un altro discorso.



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