CryptoTrump: quanto sta guadagnando il presidente degli Stati Uniti nel suo ruolo?

Trump è diventato un protagonista del mercato crypto. Tra memecoin, token e conflitti di interesse, i suoi guadagni personali potrebbero superare il miliardo

L'immagine è stata realizzata dalla redazione di Valori.it utilizzando Midjourney

Donald Trump, storico scettico sulle criptovalute, ha compiuto una svolta notevole negli ultimi anni, passando da critico a protagonista attivo nel mondo delle crypto. Un tempo considerava bitcoin e le altre criptovalute come “pericolose” e un potenziale rischio per il dollaro americano, mentre oggi è un loro convinto sostenitore arrivando a trasformarsi in un controverso “market mover” che influenza sia i mercati digitali sia le scelte politiche statunitensi.

Questa trasformazione ha sollevato una domanda cruciale: è etico che Trump, in qualità di figura istituzionale di rilievo globale, tragga profitti personali dall’industria delle criptovalute? Vediamo qual è stato il percorso di Trump in questo settore, a quanto ammonterebbero i suoi guadagni personali e quali sono i rischi legati alla sua posizione, anche in termini di conflitti di interesse.

La svolta di Trump: da critico a promotore delle criptovalute

Donald Trump rappresenta uno dei casi più sorprendenti di “conversione finanziaria” degli ultimi anni. Durante il suo primo mandato presidenziale e negli anni successivi, Trump si era espresso pubblicamente contro le criptovalute con dichiarazioni inequivocabili. Nel 2019, attraverso il suo account Twitter (ora “X”), aveva affermato di non essere «un fan di bitcoin e altre criptovalute, che non sono denaro e il cui valore è altamente volatile e basato sul nulla». Aveva inoltre aggiunto che «gli asset crypto non regolamentati possono facilitare comportamenti illeciti, incluso il traffico di droga e altre attività illegali». Ancora nel 2021, in un’intervista televisiva, Trump aveva definito bitcoin «una truffa». Questo scetticismo rifletteva la posizione tradizionale di molti conservatori appartenenti all’establishment politico ed economico, preoccupati per la volatilità e l’uso potenzialmente illecito delle valute digitali.

La svolta è avvenata durante la campagna elettorale del 2024, quando Trump ha completamente ribaltato la sua posizione. Nel maggio 2024, la sua campagna ha annunciato che avrebbe iniziato ad accettare donazioni in criptovaluta, diventando il primo candidato di un grande partito a farlo. La mossa è stata presentata come un atto di solidarietà con coloro che si oppongono al «controllo governativo socialista» sui mercati finanziari americani.

A luglio 2024, Trump è diventato il primo candidato presidenziale di rilievo a parlare alla conferenza annuale di Bitcoin a Nashville, Tennessee, davanti a una folla entusiasta. In quell’occasione, ha promesso di trasformare gli Stati Uniti nella «capitale mondiale delle criptovalute», promettendo di licenziare Gary Gensler, presidente della Securities and Exchange Commission (SEC) percepito come ostile al settore, e di nominare regolatori favorevoli all’industria crypto. Prima di riprendere l’incarico alla Casa Bianca, ha dichiarato di voler rendere gli Stati Uniti «la capitale crypto del Pianeta». La trasformazione era completa: da critico feroce a campione dell’industria delle criptovalute.

Crypto-carte, NFT e token: quanto sta guadagnando la famiglia Trump

Dal punto di vista commerciale, la famiglia Trump ha lanciato diverse iniziative crypto, generando guadagni stimati nell’ordine dei miliardi di dollari, come vedremo. Tra queste spiccano le NFT Digital Trading Cards, carte collezionabili firmate Trump, utilizzate come strumenti di marketing digitale e fonte diretta di profitti; secondo stime recenti, dal lancio nel 2022 queste hanno fruttato circa 14,4 milioni di dollari.

Il portafoglio personale di Trump include investimenti in token digitali legati a società come World Liberty Financial, co-fondata con i suoi figli, che ha visto una crescita azionaria teorica di 5 miliardi di dollari al debutto in Borsa. Altri introiti provengono da mining di bitcoin attraverso compagnie affiliate e accordi commerciali con Paesi come gli Emirati Arabi Uniti, per un totale stimato di oltre 2,4 miliardi di dollari complessivi dal 2022.

Eclatante la vicenda di gennaio 2025 quando, appena tre giorni prima del suo insediamento come 47º presidente, Trump ha lanciato la memecoin $TRUMP, seguita poche ore dopo dalla memecoin $MELANIA della first lady. L’80% di questi token rimane controllato dalla Trump Organization e da entità affiliate, garantendo alla famiglia profitti su ogni transazione e un notevole margine di azione sulla determinazione del prezzo delle crypto, estraendo il maggior valore possibile da acquirenti poco consapevoli o mossi da motivazioni che non hanno alcun fondamento finanziario.

Dietro queste operazioni ci sono società familiari e partnership, anche con piccoli e poco noti istituti bancari, che facilitano la gestione crypto e amplificano l’uso del marchio Trump nel settore, con notevoli criticità sul fronte della trasparenza.

Conflitto d’interessi e il sospetto della manipolazione di mercato

Trump è diventato un “market mover” crypto, e non solo, per eccellenza. Ogni sua dichiarazione o azione può far oscillare i valori di mercato delle valute virtuali. L’esempio più eclatante è avvenuto nell’aprile 2025, quando Trump ha annunciato una cena esclusiva per i primi 220 possessori del memecoin $TRUMP. Durante la cena al suo golf club in Virginia, il presidente ha effettivamente venduto l’accesso alla presidenza, poiché per partecipare era necessario possedere almeno 150mila dollari in token $TRUMP e l’intera operazione ha fruttato 148 milioni di dollari, nonché un rialzo del valore della sua memecoin sia all’annuncio del “concorso” sia in seguito alla cena.

Trump dunque è in grado di influenzare i mercati crypto con le sue decisioni politiche, aumentando simultaneamente il valore dei suoi asset personali.

Gli esperti temono che la presidenza Trump stia creando le condizioni perfette per uno schema di “pump and dump” (gonfiare artificialmente il prezzo di un asset per poi venderlo ai massimi). Un’analisi forense commissionata dal New York Times ha concluso che 813.294 wallet hanno perso 2 miliardi di dollari scambiando il memecoin $TRUMP, mentre la società del presidente e i suoi partner hanno guadagnato circa 100 milioni di dollari solo da commissioni di trading.

Inoltre, attraverso le criptovalute, diventa complesso tracciare la quantità di denaro che una persona o un governo potrebbe far arrivare al presidente, alla sua famiglia e alla crescente lista di società che questi controllano. L’impossibilità di tracciare con certezza l’identità degli acquirenti di token rende difficile identificare potenziali conflitti di interesse o violazioni della clausola sugli emolumenti della Costituzione statunitense.

Il prezzo della cripto-presidenza

La famiglia Trump ha dunque trasformato la presidenza in una macchina da soldi crypto. Tra vendite di token WLFI, memecoin $TRUMP e $MELANIA, stablecoin USD1, NFT e partecipazioni in Trump Media & Technology Group, l’impero crypto della famiglia si stima abbia generato oltre 1 miliardo di dollari, sebbene la mancanza di tasparenza renda difficile determinare con precisione gli importi. 

La famiglia Trump sta incassando centinaia di milioni da investitori crypto stranieri mentre la sua amministrazione licenzia i regolatori crypto e archivia le indagini del settore.

L’esperimento Trump-crypto sta ridefinendo i confini tra politica e business in modi che potrebbero avere conseguenze durature. Se questa presidenza stabilisce un precedente secondo cui i leader politici possono beneficiare direttamente dalle industrie che regolano, senza conseguenze legali significative, potrebbe aprire le porte a nuove forme di corruzione istituzionalizzata oltre che ad una indiscriminata estrazione di valore da chi non ha gli strumenti per comprendere appieno ciò che sta accadendo. 


Glossario Eticoin criptovalute

NFT (Non Fungible Token)

I Non Fungible Token (NFT) sono certificati digitali unici che provano il possesso di un oggetto digitale specifico.

Si pensi di possedere una figurina rara. Questa è unica e non è possibile scambiarla con un’altra identica (a differenza di una banconota da 10 euro, che è “fungibile” perché vale come qualsiasi altra banconota da 10 euro).

Gli NFT funzionano allo stesso modo ma in versione digitale. Gli NFT sono registrati su una blockchain (un registro pubblico e immodificabile) e possono rappresentare:

  • opere d’arte digitali;
  • video, musica o altri contenuti;
  • oggetti nei videogiochi;
  • qualsiasi cosa digitale che possa essere “posseduta” (ad esempio porzioni di proprietà di un bene, attraverso la cosiddetta “tokenizzazione”).

Dunque quando si compra un NFT, si acquista un certificato che dice «questo oggetto digitale appartiene a Pinco Pallino», anche se l’immagine o il video può essere copiato da chiunque. È come possedere l’originale di un quadro famoso: tutti possono avere una foto della Gioconda, ma solo il Louvre ha l’originale.

Gli NFT sono diventati famosi nel 2021, quando alcuni sono stati venduti per milioni di euro, anche se il mercato si è poi “sgonfiato”. Tuttavia si tratta di una modalità di attestazione di proprietà ancora in uso e in continua evoluzione.


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