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Covid-19: con un vaccino diseguale non si salva nessuno

«Nessuno è al sicuro finché tutti non saremo al sicuro». È l'appello dell'OMS. Peccato che finora il vaccino anti Covid sia stato somministrato solo nei Paesi ricchi

Nessun paese a basso reddito ha ricevuto dosi del vaccino contro il Covid-19 © Dk_photos/iStockPhoto

«Dobbiamo resistere al nazionalismo del vaccino, o sarà una catastrofe oltre che umana e sanitaria anche morale». Già nel settembre scorso dall’Economist il Direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), Tedros Adhanom Ghebreyesus, aveva lanciato il primo appello alla politica planetaria. Frenare le disuguaglianze tra i poveri e i ricchi del mondo e promuovere un’equa distribuzione dei vaccini per combattere il Covid-19 è una priorità globale.  

Dosi di vaccino anti Covid-19 somministrati nel mondo ogni 100 persone.
Fonte Our World in Data

Solo i Paesi ricchi hanno ricevuto il vaccino anti Covid-19

Appello finora inascoltato. Al 19 febbraio 2021 sono state somministrate 200,33 milioni di dosi di vaccino, in base ai dati ufficiali raccolti da Our World in Data. E i Paesi più ricchi, Europa compresa, si sono già accaparrati più dosi rispetto ai Paesi più poveri. Secondo la BBC, nell’aggiornamento al 20 febbraio, sono 86 le nazioni che hanno iniziato le campagne vaccinali e pubblicato i dati di diffusione nel mondo. Di queste, 56 sono ad alto reddito, 30 a medio reddito. Mentre nessuna delle 29 nazioni a basso reddito e delle 50 a reddito medio basso ha potuto permettersi, finora, l’acquisto di vaccini contro Covid-19.  

Ma con due milioni e mezzo di morti per Covid-19 e oltre 115 milioni di persone infette ad oggi, è una gara contro il tempo. Entro la fine del 2021 almeno due miliardi di dosi di vaccino contro il Covid-19 dovranno essere equamente distribuite in tutto il Pianeta, afferma l’OMS. Se non è ancora chiaro, insistono gli esperti, «con una pandemia in rapido movimento, nessuno è al sicuro finché tutti non saremo al sicuro».

Non vaccinare tutti sarà anche una perdita economica planetaria 

Non solo. Se è innegabile il gravissimo problema di costi e brevetti che vede Stati e Big Pharma contrapposti, senza interventi coordinati, denuncia l’OMS, il rischio è ancora più elevato per tutta l’umanità. La proliferazione delle varianti del virus potrebbero invalidare nel tempo l’efficacia degli stessi vaccini. Senza dimenticare che non inoculare vaccino in modo equo in tutti i Paesi porterebbe a una perdita di PIL (Prodotto interno lordo) globale superiore al costo di produzione e distribuzione dei vaccini a livello mondiale.

Come attesta lo studio del National Bureau of Economic Research di Cambridge, dimenticare i poveri della Terra farebbe ricadere, in ogni caso, sulle economie avanzate, quasi il 50% della totalità dei costi mondiali della pandemia, nel 2021. 

Proprio per questo l’OMS ha istituito la piattaforma COVAX e l’acceleratore, “Access to COVID-19 Tools” (ACT). Meccanismi che si sono resi indispensabili per il coordinamento. Necessari per l’approvvigionamento comune a tutti gli Stati e la distribuzione equa di vaccini contro il COVID-19. Un sistema basato finora, però sul sistema della solidarietà, cioè del libero contributo dei Paesi ricchi verso i più poveri. Alla piattaforma partecipano oltre gli esperti sanitari di OMS, Nazioni Unite e Unicef, anche organizzazioni sanitarie pubbliche e non profit. Coloro che già da decenni si spendono per la prevenzione e l’accesso alle cure come Cepi e Gavi, oltre fondazioni private come la Bill & Melinda Gates Foundation.

Le promesse del G7: un atto dovuto

Non è un caso, quindi, che i leader delle più importanti potenze economiche mondiali abbiano annunciato durante l’ultimo G7, l’impegno di 4,3 miliardi di dollari. Finanziamenti che arriveranno alla piattaforma COVAX da parte di Stati Uniti, Germania, Commissione Europea, Giappone e Canada. Impegni che portano la somma impegnata dalle economie più potenti a 10,3 miliardi di dollari. Ma, sottolineano dall’OMS, mancano ancora quasi 23 miliardi di dollari per raggiungere gli obiettivi di vaccinazione planetaria. Un sistema basato, quindi, sulla concessione delle eccedenze di vaccino verso i Paesi in via di sviluppo. Così come annunciato dal Regno unito, Canada, Francia, Norvegia e la stessa Unione Europea. Ma non un cambiamento politico rispetto alla gestione della produzione su licenza, per esempio.

No profit on pandemic: il giusto vaccino è quello che non alimenta la speculazione

Ma come hanno ricordato dall’Italia l’economista Ugo Pagano e il medico Vittorio Agnoletto, la scelta del giusto vaccino non può essere un atto di carità. Bisogna agire affinché il diritto alla salute venga rispettato in tutto il pianeta, mettendo in discussione il sistema dei brevetti. Richiesta oggetto della campagna dei cittadini europei No profit on pandemic per raccogliere un milione di firme e proporre un’azione legislativa concreta alla Commissione europea. 

Secondo i promotori, (tra i primi firmatari lo stesso Vittorio Agnoletto), «le grandi aziende farmaceutiche non dovrebbero trarre profitto da questa pandemia a scapito della salute delle persone. Una minaccia collettiva richiede solidarietà, non profitti privati». E puntano il dito su come l’erogazione di fondi pubblici per la ricerca dovrebbe sempre essere accompagnata da garanzie precise. Sia sulla disponibilità che su prezzi controllati e calmierati. «Non possiamo permettere alle grandi aziende farmaceutiche di privatizzare tecnologie sanitarie fondamentali che sono state sviluppate con risorse pubbliche». 

Produrre i vaccini dove serve: serve una deroga alla proprietà intellettuale

Oltre la società civile, anche gli scienziati e le agenzie di sanità pubblica sono scesi in campo. Come ricorda Salute Internazionale, anche la World Health Federation of Public Health Associations (WFPHA) presieduta da Walter Ricciardi e il Sustainable Health Equity Movement (SHEM). Insieme le due reti internazionali per la tutela della sanità pubblica hanno espresso “rispettosamente” al Comitato esecutivo dell’OMS la loro profonda preoccupazione per l’iniquità nell’accesso ai vaccini. 

Secondo WFPHA tutti i governi dovrebbero sostenere la proposta presentata da Sudafrica e India al Comitato TRIPS dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. Proposta che chiede la deroga ai diritti di proprietà intellettuale applicabili a vaccini, test e trattamenti relativi a COVID-19, fino a quando tutti i paesi non saranno protetti. Per condividere tecnologia e proprietà intellettuale esiste già la piattaforma COVAX dell’OMS e ciò permetterebbe di poter far produrre i vaccini su licenza là dove occorre. Ma per arrivare a questo risultato, sottolineano, dovrebbero intervenire gli Stati presso le case farmaceutiche che hanno sottoscritto accordi bilaterali che andrebbero sospesi. 

Qual è e quanto costa il “giusto” vaccino? 

Attualmente una dose di vaccino può costare dai 5 dollari di Astra Zeneca-Oxford ai 62 della cinese Sinopharm. E non esiste solo la tecnologia a mRNA. Secondo lo studio comparato pubblicato su The Lancet, “Challenges in ensuring global access to COVID-19 vaccines”, al 3 febbraio 2021, c’erano 289 vaccini sperimentali COVID-19 in sviluppo, 66 dei quali erano in diverse fasi di test clinici, compresi 20 in fase 3. Solo cinque di questi 66 sono stati autorizzati dalle autorità di regolamentazione. Sono quelli che ormai tutti conosciamo, sviluppati da AstraZeneca in collaborazione con l’Università di Oxford, BioNTech in collaborazione con Pfizer, Gamaleya, Moderna e Sinopharm in collaborazione con l’Istituto di Pechino. Ne esistono però almeno altri cinque, provenienti dalla Cina, dall’India, dal Kazakistan e dalla Russia che hanno ricevuto l’approvazione o sono stati autorizzati per l’uso di emergenza da altre agenzie di regolamentazione.  

Una cosa però li accomuna tutti. Per la messa a punto dei vaccini, sottolinea lo studio pubblicato da The Lancet, le case farmaceutiche hanno ricevuto almeno 10 miliardi di dollari in finanziamenti pubblici. Cifra anche sottostimata. Solo le prime cinque aziende hanno ricevuto tra i 957 milioni di dollari e i due miliardi di dollari. Fondi sostenuti dal governo degli Stati Uniti e dalla Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (CEPI). Meno chiara è  l’entità degli investimenti dei governi russo e cinese sugli altri vaccini, come Sputnik e Coronavac

I primi vaccini per i Paesi poveri: AstraZeneca/Oxford e Pfizer/Biontech

Intanto qualcosa si muove. Come annunciato da OMS e Unicef sono in preparazione dosi di vaccini al costo di circa 3 dollari a dose per i Paesi a basso e medio reddito. COVAX ha firmato accordi di acquisto anticipato con AstraZeneca e il Serum Institute of India. E sono stati pubblicati i piani per distribuire quasi 350 milioni di dosi nella prima metà dell’anno nei Paesi più poveri. Il prodotto di AstraZeneca/Oxford è un vaccino vettoriale virale chiamato ChAdOx1-S. Viene prodotto in diversi siti di produzione, così come nella Repubblica di Corea e in India, con un’efficacia del 63,09% ed è adatto ai paesi a basso e medio reddito. Grazie alla facilità di conservazione che non richiede, infatti, refrigerazione. 

Sempre attraverso COVAX saranno 18 i primi Paesi in difficoltà economiche a ricevere 1,2 milioni di dosi di vaccini Pfizer/Biontech: Bhutan, Bolivia, Bosnia ed Erzegovina, Cabo Verde, Colombia, El Salvador, Georgia, Maldive, Moldavia, Mongolia, Perù, Filippine, Repubblica di Corea, Ruanda, Sud Africa, Tunisia, Ucraina, Cisgiordania e Gaza. 

Il caso Cuba 

Un caso a sé, di cui ha parlato anche il New York Times, è certamente quello di Cuba. Nonostante l’embargo statunitense, lo stato cubano ha tre vaccini in preparazione elaborati  dall’Istituto di vaccini Finlay de L’Havana. Tra questi, il primo marzo entrerà nella fase tre la sperimentazione del “Soberana 2” che verrà somministrato su 150 mila persone a Cuba e in Iran. Come quello della statunitense Novavax, il Soberana 2 si basa su una proteina che contiene una parte del virus. Cuba sarà in grado di produrre almeno 100 milioni di dosi di Soberana 02 nel 2021 a fronte di una popolazione di 11,4 milioni di abitanti. A ciò si aggiungono le prime notizie sul “Soberana 1”, attualmente in fase di sperimentazione. I ricercatori assicurano che entrambi hanno formulazioni stabili a temperatura ambiente, fattore fondamentale per la distribuzione nei paesi più poveri. 

Un vaccino per tutti, la challenge dell’OMS: #VaccinEquity 

Secondo l’OMS occorre garantire entro i primi 100 giorni dell’anno, la vaccinazione degli operatori sanitari e degli anziani in tutti i paesi del mondo. Un’azione indispensabile per rallentare in modo consistente l’epidemia, tradotta anche in una “challenge” intitolata  #VaccinEquity. Il count down cade significativamente il 7 aprile 2021, giornata mondiale della salute. Singoli individui, così come aziende, enti e associazioni possono aderire firmando in digitale la Dichiarazione per l’Equità sui Vaccini (Vaccine Equity Declaration). Ma ricorda ancora una volta l’Organizzazione Mondiale della Sanità, occorre «non solo contrastare la pandemia, ma soprattutto le crescenti disuguaglianze che sono alla base di molte sfide globali in ambito sanitario, in cui i paesi ricchi hanno una posizione privilegiata».