È l’ora dell’ecopopulismo?
La leadership di Zack Polanski sta portando i verdi britannici a una crescita senza precedenti. La sua ricetta ha già un nome: «ecopopulismo». Funzionerà?
In politica può capitare che una piccola elezione supplettiva diventi una notizia che arriva fino ai media internazionali. È successo qualche giorno fa a Gorton e Denton, un collegio elettorale alla periferia di Manchester, nel nord-ovest dell’Inghilterra. Qui un voto che avrebbe dovuto premiare i laburisti, il partito di centrosinistra al governo, ha invece visto trionfare la candidata dei verdi. Il segnale della profonda crisi del Labour, ma anche dell’ascesa di un partito, quello verde, fino ad ora marginale nella vita politica inglese e che invece sta crescendo grazie alla leadership nuova e radicale di Zack Polanski.
L’idraulica contro la notabile di partito
Alle ultime elezioni generali, a luglio del 2024, il partito laburista ha ottenuto una schiacciante maggioranza in tutto il Regno Unito. Il sistema elettorale britannico è del tipo first past the post. La nazione è divisa in collegi territoriali, ognuno dei quali elegge un parlamentare. Gorton e Denton è uno di questi collegi, ed è storicamente un feudo laburista. Si tratta di quartieri operai con una forte presenza di immigrati. Ovvero, un elettorato tradizionalmente di centrosinistra. L’eletto per Gorton e Denton si è dimesso per ragioni di salute un anno dopo essere entrato in carica e, per questo, i cittadini della zona sono stati chiamati nuovamente alle urne.
Nel frattempo, però, lo scenario politico è profondamente mutato. Il governo di Keir Starmer è uno dei più impopolari nella storia del Paese e nuove forze politiche lo hanno superato nei sondaggi. A Gorton e Denton gli ecologisti hanno candidato Hannah Spencer, un’idraulica di trentaquattro anni. Spencer ha lasciato la scuola a sedici anni per iniziare a lavorare, e da tempo era un’attivista nota nella sua comunità. Il suo profilo working class l’ha avvicinata agli elettori e il suo impegno per la causa palestinese l’ha resa popolare nella comunità musulmana di Manchester. I laburisti le avevano contrapposto Angeliki Stogia, una dirigente di partito poco conosciuta. Non abbastanza, evidentemente, per riconquistare gli elettori delusi.
L’ascesa dei verdi e la leadership di Zack Polanski
Il risultato delle supplettive di Gorton e Denton non è un’eccezione. Secondo la media dei sondaggi di Politico, il Partito verde di Inghilterra e Galles è al 16%, quasi appaiato con conservatori e laburisti, le due formazioni storicamente egemoni nel Regno Unito. Alle ultime generali si era fermato al 7%. L’artefice di questa ascesa si chiama Zack Polanski, scelto a settembre del 2025 come nuovo leader dei Greens.
Polanski ha quarantatré anni e una lunga traiettoria nel Partito. È di origine ebrea, vegano, omosessuale e ha vinto il congresso con una piattaforma di sinistra. La stampa britannica lo paragona spesso a Zhoran Mamdani, il nuovo sindaco socialista di New York. Quest’ultimo lo aveva anche invitato negli Stati Uniti per un incontro, ma Polanski ha rifiutato. La ragione è ecologica: Polanski non vola per evitare emissioni inutili.
La ricetta di Zack Polanski è «verde con molto rosso», come scrivono i commentatori locali, con una strategia comunicativa giovanile e brillante. Nel nuovo programma del Partito si propone di trasferire otto miliardi all’anno al National Health Service (Nhs), il sistema sanitario pubblico; costruire 150mila nuove case popolari all’anno per ridurre il costo degli affitti; abolire le (carissime) tasse universitarie.
Per la decarbonizzazione dell’economia, si promettono 40 miliardi d’investimenti all’anno in energia e trasporti. Come per le misure sociali di Mamdani, i fondi dovrebbero arrivare dalle tasche dei più ricchi. Polanski propone una tassa dell’1% sui patrimoni individuali superiori ai dieci milioni di sterline e del 2% per quelli superiori al miliardo. Una ricetta che, almeno per ora, sembra convincere gli elettori.
Il disastro del Labour di Keir Starmer
Il programma dei verdi ricorda da vicino quello di Jeremy Corbyn, ex-leader laburista espulso dal partito da Starmer proprio perché considerato troppo di sinistra. Per gli elettori britannici rappresenta il ritorno a un’opzione dal sapore socialista che sembrava sparita, tra lo spostamento al centro del Labour e l’ascesa dell’ultradestra di Reform Uk, attualmente prima nei sondaggi. «Ma il successo di Polanski è solo apparentemente un fenomeno in controtendenza» spiega Alberto Manconi, analista politico esperto di movimenti sociali britannici. «Il Regno Unito è da sempre più atlantico che europeo, e il boom dei verdi è da leggere assieme all’elezione di Mamdani a New York. Oltre che come conseguenza della forza dei movimenti ecologisti, per la Palestina e contro il carovita. Hanno trovato nei verdi una forza politica strutturata e pronta ad accogliere le loro istanze».
Keir Starmer, nominato primo ministro sull’onda di un’elezione stravinta dal suo Labour, ha dilapidato in fretta il capitale politico di cui disponeva. Un primo punto di rottura sono state le politiche neoliberali intraprese. In breve, hanno esacerbato la crisi del costo della vita e alienato molto elettorato delle classi medie e medio-basse. Poi c’è stato il genocidio a Gaza, appoggiato da Londra quasi senza esitazioni e invece estremamente impopolare tra i britannici. Infine, nelle ultime settimane, il caso Epstein ha provocato un piccolo terremoto nel gabinetto di Starmer. Peter Mandelson, fedelissimo del primo ministro, è stato costretto a dimettersi dopo l’emersione del suo rapporto di amicizia col finanziere e trafficante di minorenni statunitense. Un’accusa diventata anche giudiziaria, perché la procura britannica ipotizza che Mendelson possa aver passato a Epstein informazioni finanziarie riservate.
Zack Polanski rivendica il proprio ecopopulismo
Durante questa decomposizione del Labour, Polanski ha saputo proporre tutto l’opposto. Politiche sociali, sostegno esplicito e senza riserve alla causa palestinese, un curriculum giovane e non compromesso con corruzione e scandali. «All’inizio sembrava che questo ruolo potesse giocarlo proprio Corbyn col suo nuovo partito, Your Party. Ma gli screzi tra lui e la co-leader Zarah Sultana hanno molto raffreddato l’entusiasmo», spiega ancora Manconi. Nel sistema maggioritario del Regno Unito, comunque, le forze a sinistra del Labour dovranno collaborare per essere competitive. «Se alle prossime elezioni Verdi e Your Party sapranno accordarsi su delle candidature congiunte, è probabile che l’elettorato progressista riversi su di loro il voto utile per fermare l’ultradestra di Reform Uk».
La stampa descrive Polanski come il primo leader ecopopulista. Un’etichetta spesso intesa come denigratoria e che, invece, il Partito Verde accoglie con piacere. Appena eletto alla guida della sua formazione, Polanski ha detto che il suo obiettivo era riprendersi il linguaggio «rubato» dall’ultradestra. «Io sono un populista, non Farage», ha spiegato in un podcast.
Tutte le formazioni verdi europee hanno vissuto nella loro storia la divisione tra due anime. Una più nettamente sociale, critica verso il capitalismo e l’imperialismo. Un’altra più liberale e propensa a cooperare coi partiti di centro. Negli ultimi anni la seconda aveva avuto la meglio nei grandi Paesi del continente. L’esempio più evidente è quello dei Grünen tedeschi che nel 2021 hanno raggiunto il loro massimo storico in un’elezione federale su una piattaforma moderata. L’esperimento dei verdi centristi tedeschi ha però mostrato presto i suoi limiti. Il dietrofront su alcune misure ecologiste, come la riapertura della miniera di carbone di Lützerath nel 2023, ha loro alienato parte dell’elettorato storico. L’appartenenza all’impopolare governo di Olaf Scholz e il sostegno al riarmo europeo e a Israele ne hanno ulteriormente intaccato la popolarità.
L’ecopopulismo è il futuro dei movimenti ambientalisti e di sinistra?
Zack Polanski propone di fare tutto l’opposto. Un partito verde con un cuore fortemente sociale, che guarda non solo all’elettorato giovanile urbano ma anche alla popolazione immigrata e alla classe lavoratrice tradizionale. Il tutto con un forte investimento sui social e su una comunicazione politica carica di ottimismo. Polanski è stato arrestato per aver partecipato alle proteste del movimento ecologista Extinction Rebellion.
Di recente ha anche promosso una serie di azioni contro Palantir, la multinazionale statunitense dell’intelligenza artificiale accusata di promuovere programmi di spionaggio di massa e di aiutare il governo israeliano nei bombardamenti a Gaza. Battaglie che fino a ora nessuno si intestava, nello spettro politico britannico, e che pure godono di grande sostegno popolare. È presto per dire se il successo dei verdi e di Polanski durerà nel tempo. Dopo i risultati di Gorton e Denton, però, sinistre e ambientalisti di tutta Europa guardano con curiosità. È arrivata l’ora di provare l’ecopopulismo?




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