MiCA: chi è dentro e chi è fuori dall’Europa delle criptovalute 

Scaduto il regime transitorio: meno del 10% dei fornitori crypto europei ha ottenuto la licenza. Binance sospende i servizi, Tether rinuncia. Cosa cambia per chi investe

L'immagine è stata realizzata dalla redazione di Valori.it utilizzando Midjourney

In breve

  • Dal 1° luglio 2026 è scaduto il regime transitorio del Regolamento MiCA: chi non ha la licenza europea non può più offrire servizi crypto ai cittadini UE.
  • Serve la licenza CASP con sede legale nell’UE, requisiti di capitale (fino a 150mila euro), fondi dei clienti separati e tracciabilità di ogni transazione: meno del 10% dei fornitori registrati l’ha ottenuta.
  • Binance ha ritirato la domanda in Grecia e sospeso vari servizi in Europa, Tether non ha nemmeno richiesto l’autorizzazione: anche i marchi più noti possono restare fuori dal perimetro tutelato.

Il 1° luglio 2026 è stata una data spartiacque per il mercato crypto europeo. È scaduto infatti il periodo transitorio previsto dal Regolamento MiCA (Markets in Crypto-Assets). Da quel momento chi non ha ottenuto la licenza europea non può più offrire servizi ai cittadini dell’Unione europea.

Vediamo dunque che cos’è il Regolamento MiCA, come si stanno muovendo le autorità in questi giorni, quali piattaforme sono riuscite ad adeguarsi e quali invece rischiano di restare fuori dal mercato, come funziona in pratica il rilascio di una licenza, cosa cambia concretamente per chi possiede criptovalute. Infine, valutiamo quali sono i vantaggi e gli svantaggi della nuova regolamentazione e della sua effettiva entrata in vigore.

Che cos’è il Regolamento MiCA e perché sta cambiando il mondo crypto?

Immaginiamo un’autostrada senza segnaletica, senza limiti di velocità e senza patente obbligatoria. In condizioni simili, chiunque può mettersi alla guida, con qualsiasi mezzo, e circolare come vuole. Il mercato delle criptovalute, in Europa e nel mondo, è assomigliato per anni più o meno alla nostra autostrada immaginaria. Ogni Paese aveva regole diverse (o non ne aveva affatto) e le piattaforme potevano scegliere la giurisdizione più “comoda” per operare.

Il Regolamento MiCA è intervenuto in questo contesto, in un certo senso, come il “Codice della Strada” delle criptovalute. Non vieta di guidare, cioè non vieta di comprare o vendere bitcoin e altri asset digitali. Ma impone regole uniformi in tutti i 27 Stati membri: semafori (autorizzazioni obbligatorie), limiti di velocità (requisiti di capitale e di governance) e una patente vera e propria (la licenza da Crypto-Asset Service Provider, o CASP). L’obiettivo dichiarato è proteggere i “pedoni”, cioè i risparmiatori, spesso esposti a truffe, fallimenti improvvisi e piattaforme opache.

Il regolamento è entrato in vigore nel 2023, ma la sua applicazione è stata graduale:

  • le norme sulle stablecoin sono scattate dal 30 giugno 2024;
  • l’obbligo generale di licenza per gli exchange e gli altri fornitori di servizi è partito dal 30 dicembre 2024. 

Da quel momento, chi già operava legalmente in base alle vecchie norme nazionali ha potuto continuare a farlo grazie a un regime transitorio (il cosiddetto “grandfathering”), ma solo fino al 1° luglio 2026.

Luglio 2026: la fine del periodo transitorio

Il 1° luglio 2026 il periodo transitorio è scaduto in tutta l’Unione europea. Da quella data, secondo quanto ribadito da Esma (European Securities and Markets Authority – in italiano, Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati) nella sua nota pubblica del 23 giugno 2026, qualsiasi soggetto che continui a fornire servizi su cripto-attività senza autorizzazione MiCA viola la normativa europea. E deve avviare un “piano di uscita ordinata” dal mercato, restituendo o trasferendo gli asset dei clienti verso un fornitore autorizzato o un portafoglio personale.

I numeri raccontano una selezione durissima. Prima dell’entrata in vigore piena del MiCA, in Europa operavano circa 3mila fornitori di servizi crypto registrati a vario titolo (i numeri variano a seconda della fonte e del metodo di conteggio). Secondo le stime illustrate da Yahoo! Finance, meno del 10% di questi hanno ottenuto la licenza per operare a partire da luglio 2026.

Le autorità nazionali hanno iniziato subito i controlli. Il caso più citato mentre scriviamo è quello della Fsma, l’autorità di vigilanza finanziaria del Belgio, che il 6 luglio 2026 ha inserito sei piattaforme (Aurum Foundation, Bank Bit, Bithf Pro, Dxago, Global Dynamic Trade e ZeriaFunding) nella propria lista di fornitori di servizi su cripto-attività non autorizzati, invitando i risparmiatori a verificare sempre lo stato di licenza prima di depositare fondi.

In Italia, invece, Consob (vigilanza della Borsa) e Banca d’Italia (vigilanza sugli istituti finanziari) non hanno fornito la lista dei non autorizzati, pubblicando invece quella dei 9 operatori che hanno ottenuto la licenza. Si tratta di CheckSig, Conio, CryptoSmart, Hercle, Hodlie, Olliv Italia, Riv Digital, Young Platform.

La fase di applicazione della norma è dunque avviata e altri Paesi europei dovrebbero seguire un percorso simile nelle prossime settimane.

Chi è dentro: le piattaforme promosse in Europa

Gli exchange che sono riusciti a ottenere la licenza Casp prima della scadenza hanno un vantaggio competitivo enorme: il cosiddetto “passaporto europeo”. Una volta autorizzati da un’autorità nazionale (per esempio l’Amf in Francia, la Consob in Italia, la Fma in Austria o la Mfsa a Malta), possono operare legalmente in tutti gli altri 26 Stati membri senza dover richiedere licenze aggiuntive, semplicemente notificando l’intenzione di espandersi.

Tra le piattaforme che hanno completato l’iter di autorizzazione figurano nomi come Coinbase, Kraken, Bitstamp e OKX Europe, che nelle ultime settimane hanno persino lanciato campagne promozionali per attrarre gli utenti rimasti “orfani” di piattaforme non ancora regolarizzate. Malta, Paesi Bassi, Francia, Cipro e Irlanda si sono affermati come i principali poli di autorizzazione. Complice anche l’esperienza già maturata da questi Paesi con i precedenti regimi nazionali sulle valute virtuali.

Precisiamo che un exchange autorizzato MiCA deve tenere i fondi dei clienti separati dal patrimonio della società. Più o meno come fa una banca tradizionale con i conti correnti. In caso di fallimento della piattaforma, questa separazione dovrebbe rendere più semplice recuperare gli asset depositati, invece di ritrovarsi coinvolti in una procedura fallimentare confusa.

Un altro effetto collaterale, ma tutt’altro che marginale, riguarda le stablecoin. MiCA impone che le monete stabili offerte al pubblico in Europa siano emesse da un soggetto autorizzato come istituto di moneta elettronica, con requisiti stringenti sulle riserve. Circle, l’emittente di Usdc e dell’euro-stablecoin Eurc, ha ottenuto questa autorizzazione, mentre Tether non l’ha neanche richiesta. Il risultato è che i grandi exchange regolamentati dovranno progressivamente rimuovere Usdt dalle proprie piattaforme di trading per i clienti europei, spingendo la liquidità verso alternative conformi come Usdc.

Chi è fuori: piattaforme che lasciano (o rischiano) e il caso Binance

Non tutti sono riusciti a entrare nel nuovo perimetro regolamentare. Tether, l’emittente di Usdt, la stablecoin più diffusa al mondo, ha scelto consapevolmente di non richiedere l’autorizzazione MiCA. Il Ceo Paolo Ardoino ha più volte criticato l’obbligo di detenere una quota rilevante delle riserve in depositi bancari europei, ritenendolo un rischio aggiuntivo piuttosto che una garanzia di sicurezza. La conseguenza è che Usdt resta acquistabile fuori dai circuiti regolamentati (per esempio in autocustodia o su piattaforme extra-UE), ma non può più essere offerto dagli exchange autorizzati ai clienti europei.

Il caso più clamoroso, però, riguarda Binance, il più grande exchange al mondo per volumi di scambio. La società aveva presentato domanda di licenza in Grecia già a gennaio 2026. Il 24 giugno, però, a pochi giorni dalla scadenza, ha ritirato la richiesta dopo ripetuti rinvii delle riunioni del consiglio dell’autorità greca (la Hellenic Capital Market Commission). Secondo diverse ricostruzioni giornalistiche, la presidente della Bce Christine Lagarde avrebbe sollevato obiezioni nelle settimane precedenti. Mentre altre fonti citano il profilo del fondatore Changpeng Zhao e i precedenti trascorsi giudiziari della società negli Stati Uniti tra i nodi principali. Binance ha smentito ufficialmente l’esistenza di criticità sostanziali nella domanda greca, parlando genericamente di «forze politiche».

Il risultato pratico è che dal 1° luglio Binance ha sospeso le nuove registrazioni e diversi servizi (trading spot, margin, prodotti Earn e staking) per gli utenti europei, pur mantenendo attivi i prelievi. L’azienda punta ora a ottenere l’autorizzazione tramite una nuova domanda in Francia, sfruttando parte del lavoro regolatorio già svolto in Grecia.

Per l’utente comune di Binance, e altri operatori non autorizzati, quali sono le conseguenze? Se la piattaforma preferita finisce fuori dal perimetro MiCA, si perde l’accesso alle tutele previste dal regolamento: separazione dei fondi, garanzie sui reclami, supervisione continuativa. Restano di norma attivi solo i prelievi, e non è garantito che l’operatività torni alla normalità in tempi brevi.

Come funziona il rilascio delle licenze

Ottenere una licenza Casp comporta un percorso strutturato in più fasi, disciplinato dal Regolamento MiCA e dai relativi standard tecnici pubblicati da Esma ed Eba (European Banking Authority – in italiano, Autorità Bancaria Europea). Ecco, in sintesi, i passaggi principali confermati dalle fonti ufficiali.

Sede legale nell’Unione europea

La piattaforma deve costituire una società con sede legale in uno dei 27 Stati membri, dimostrare una gestione effettiva all’interno dell’UE e avere almeno un amministratore residente in Europa. Dunque non sono ammesse sedi puramente formali in giurisdizioni offshore.

Solidità patrimoniale

MiCA richiede una base di capitale proprio minimo che varia in base ai servizi offerti: 

  • 50mila euro per i servizi meno rischiosi (come la ricezione e trasmissione di ordini);
  • 125mila euro per attività come la custodia;
  • fino a 150mila euro per chi gestisce una vera e propria piattaforma di trading. 

In alternativa, o in aggiunta, può essere richiesto un ammontare pari a un quarto delle spese fisse dell’anno precedente, se superiore alla soglia minima. È inoltre vietato utilizzare i fondi dei clienti per finalità aziendali.

Controlli antiriciclaggio e Travel Rule 

Le piattaforme devono adottare sistemi che tracciano mittente e destinatario di ogni trasferimento di cripto-attività, in base al Regolamento UE 2023/1113 sul trasferimento di fondi. A differenza di altre giurisdizioni, l’UE ha scelto una soglia zero: l’obbligo si applica a ogni transazione, indipendentemente dall’importo.

Approvazione finale e passaporto europeo

Una volta presentata una domanda completa, l’autorità nazionale competente (come Consob in Italia o Amf in Francia) ha in genere tra i 6 e i 12 mesi per valutarla e concedere o rifiutare l’autorizzazione. Ottenuta la licenza, la piattaforma può notificare l’intenzione di operare anche negli altri Stati membri, senza bisogno di autorizzazioni aggiuntive: è il meccanismo di passporting.

Cosa cambia per gli utenti? Conseguenze pratiche e rischi

Per chi possiede o utilizza criptovalute, la fine del periodo transitorio impone qualche verifica pratica, non un cambio di abitudini radicale. Ecco alcune operazione che sarebbe utile fare:

  • Verificare l’autorizzazione della propria piattaforma. Esma pubblica e aggiorna settimanalmente un registro pubblico dei fornitori autorizzati come Casp, consultabile sul sito dell’autorità. È il primo strumento da controllare prima di depositare o mantenere fondi su un exchange. 
  • Non farsi guidare solo dalla notorietà del marchio. Come dimostra il caso Binance, anche i player più grandi possono trovarsi temporaneamente fuori dal perimetro autorizzato. Dunque la popolarità di una piattaforma non equivale a una licenza valida. 
  • Fare delle scelte se la piattaforma non è regolamentata. In questi casi la strada più prudente è trasferire i fondi verso un exchange autorizzato oppure verso un portafoglio personale (self-custody), evitando di lasciare gli asset su un servizio che potrebbe bloccare prelievi o operatività senza preavviso, e che lascia senza tutele europee. 
  • Tenere presente che le criptovalute restano volatili e non coperte da garanzie. Anche sulle piattaforme autorizzate, gli asset digitali non beneficiano di schemi di indennizzo paragonabili alla garanzia sui depositi bancari: MiCA regola i fornitori di servizi, non elimina il rischio di mercato. 

Chi si affida a una piattaforma non autorizzata dopo il 1° luglio 2026 si espone quindi non solo al rischio “normale” di un mercato volatile, ma anche a un rischio operativo aggiuntivo: codice di condotta più debole, assenza di supervisione continuativa e, nei casi peggiori, il rischio concreto di ritrovarsi con prelievi bloccati durante una liquidazione “disordinata” dell’attività.

I pro e i contro delle licenze MiCA

Proviamo a fare un’analisi dei vantaggi e degli svantaggi di questa “rivoluzione crypto europea”.

I vantaggi

MiCA ha introdotto per la prima volta un quadro regolatorio unico in un settore storicamente frammentato e opaco. I punti di forza più citati dagli osservatori sono:

  • separazione obbligatoria dei fondi dei clienti;
  • tracciabilità delle transazioni tramite la Travel Rule;
  • requisiti patrimoniali minimi per gli operatori;
  • un unico “passaporto” che semplifica l’espansione delle aziende autorizzate all’interno del mercato unico. 

Per il risparmiatore, questo si traduce in una maggiore trasparenza su chi gestisce i propri fondi e in strumenti di verifica pubblici, come il registro Esma, prima assenti a livello europeo.

Gli svantaggi

Il rovescio della medaglia è una contrazione drastica del numero di operatori attivi: da qualche migliaio di fornitori registrati a livello nazionale si è passati, secondo le prime stime, a poche centinaia di Casp autorizzati. 

Questo significa:

  • meno scelta per i consumatori nel breve periodo;
  • costi di conformità elevati che favoriscono le società più grandi e strutturate a scapito delle startup;
  • rischio che alcune piattaforme scelgano semplicemente di abbandonare il mercato europeo invece di sostenere l’investimento necessario per adeguarsi.

C’è poi un tema di applicazione concreta: le autorità nazionali hanno mostrato margini di discrezionalità non sempre coerenti tra loro, come potrebbe dimostrare la vicenda Binance tra Grecia e Francia.

L’Europa delle criptovalute è più sicura o meno competitiva?

Con MiCA, l’Unione europea ha scelto una strada precisa: privilegiare la protezione del risparmiatore rispetto alla velocità di crescita del mercato. È una scelta che riflette una differenza culturale profonda rispetto agli Stati Uniti, dove il Genius Act sulle stablecoin e il progetto di Clarity Act stanno seguendo un approccio più orientato a favorire l’innovazione e la competitività dell’industria privata. Spesso a costo di minori garanzie preventive per gli investitori.

Non è detto che questa impostazione sia uno svantaggio in assoluto. In un contesto di forte FOMO (fear of missing out, la paura di restare esclusi da un’opportunità di guadagno) e di piccoli risparmiatori che investono con leva finanziaria (indebitandosi, per intenderci) somme che spesso non possono permettersi di perdere, un impianto di regole più rigido può ridurre gli episodi di frode e i fallimenti improvvisi che negli anni scorsi hanno colpito milioni di utenti in tutto il mondo.

Resta da capire se questa scelta renderà l’Europa un mercato più marginale nel panorama globale delle criptovalute, o se al contrario diventerà un modello imitato da altre giurisdizioni, come suggerito da alcuni osservatori che vedono già echi dell’impianto MiCA nelle discussioni normative in corso nel Regno Unito e in altri Paesi. Il fatto che la Commissione europea abbia già avviato, a maggio 2026, una consultazione pubblica per valutare se il regolamento sia ancora adeguato ai tempi, con un focus particolare sulle stablecoin e sulla tokenizzazione degli asset, suggerisce che la partita è tutt’altro che chiusa. Il tempo dirà se gli altri Paesi e continenti seguiranno un percorso simile a quello europeo, oppure se l’Europa finirà per restare isolata con le proprie regole, mentre il resto del mondo crypto si sposterà altrove.


Glossario Eticoin criptovalute

KYC

Il KYC (Know your customer, cioè “Conosci il tuo cliente”) è un insieme di controlli che banche e piattaforme finanziarie fanno per verificare chi è davvero il cliente che sta operando.

In pratica, quando ci si registra su un exchange di criptovalute o si apre un conto, viene chiesto di inviare un documento d’identità (e a volte una prova dell’indirizzo), o i documenti societari per le persone giuridiche, per confermare la propria identità.

Nella regolamentazione europea, il KYC serve soprattutto a prevenire reati come il riciclaggio di denaro, il finanziamento del terrorismo e le frodi. Per questo motivo, gli exchange di criptovalute che operano legalmente nell’Unione europea devono identificare i propri clienti prima di permettere loro di usare determinati servizi.


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