Cat bond, così il rischio del clima estremo passa dalle assicurazioni agli investitori

Il mercato delle obbligazioni catastrofe vale 65 miliardi di dollari. L’Esma teme che i piccoli investitori non ne comprendano i pericoli

Con i cat bond le assicurazioni trasferiscono parzialmente ai mercati i rischi degli eventi meteo estremi © fotoguy22/iStockPhoto

In breve

  • Il mercato dei cat bond, che trasferisce agli investitori il rischio di eventi climatici estremi, vale oggi 65 miliardi di dollari, il doppio del 2020.
  • Ogni titolo individua un trigger, un evento catastrofale: se si verifica il capitale copre i danni, altrimenti l’investitore lo recupera con cedole più generose.
  • L’Esma teme che i piccoli risparmiatori, attraverso i fondi Ucits, accedano a un mercato poco liquido e rischioso, e propone di limitarne il peso al 10%.

Hedge fund, banche e società di trading sono alla frenetica ricerca di esperti di clima e meteorologia. E sono disposti a pagarli tantissimo, decisamente più di quanto possa aspettarsi un ricercatore universitario. Un headhunter ha parlato a Bloomberg di pacchetti retributivi standard che oscillano tra i 400mila e i 670mila dollari.

D’altra parte, i colossi della finanza sono alla ricerca di profili molto specializzati: le ricerche possono durare anche mesi. Servono professionisti capaci di destreggiarsi tra modelli e algoritmi per stimare la probabilità che un determinato evento meteorologico estremo colpisca un certo territorio e calcolare i danni che potrebbe provocare. Da queste valutazioni dipendono investimenti da miliardi di dollari, a partire da quelli nei catastrophe bond. Un mercato – quello dei cat bond – che cresce a dismisura, non senza rischi.

Cosa sono e quanto valgono le “obbligazioni catastrofe”

I cat bond sono obbligazioni emesse dalle compagnie assicurative e riassicurative oppure dai governi. Chi le acquista, in sostanza, accetta una scommessa. Ciascun titolo, infatti, individua con precisione un trigger, cioè un evento catastrofale che potrebbe verificarsi in una determinata area geografica entro un certo periodo. Se l’evento si verifica, una parte o la totalità del capitale investito serve per coprire i danni. Se invece non succede nulla, alla scadenza l’investitore recupera il capitale. Nel frattempo incassa cedole di norma più generose rispetto a quelle delle obbligazioni tradizionali, proprio per compensare il rischio e l’ampio margine di incertezza dei cat bond.

Sebbene il concetto nasca negli anni Novanta, è negli ultimi anni che il mercato dei cat bond ha vissuto una crescita vertiginosa. Nel secondo trimestre del 2026 ne sono stati emessi per 11,33 miliardi di dollari, di cui quasi sette solo nel mese di maggio, il più prolifico di sempre. A fine giugno, nonostante le emissioni precedenti in scadenza, i titoli in circolazione a livello globale valevano circa 65 miliardi di dollari. Più del doppio rispetto al 2020.

Il clima estremo mette sotto pressione il sistema assicurativo

Il motivo di questo trend è presto detto. Secondo i calcoli della compagnia di riassicurazione Munich Re, nell’ultimo decennio le catastrofi naturali hanno provocato perdite economiche medie per 266 miliardi di dollari l’anno, tenendo conto dell’inflazione. Nel solo 2017 hanno superato i 400 miliardi a prezzi attuali. Nel primo semestre del 2026 il totale si è fermato a 112 miliardi, poco sotto la media decennale dello stesso periodo. Ma nella seconda metà dell’anno l’azione combinata del riscaldamento globale e di El Niño creerà un «mix pericoloso», ha avvertito Tobias Grimm, chief climate scientist di Munich Re. Inoltre, di questi 112 miliardi, appena 44 erano coperti dalle assicurazioni. Il cosiddetto protection gap, quindi, è del 60%.

Verrebbe spontaneo pensare che, con gli eventi meteo estremi sempre più intensi e frequenti a causa del riscaldamento globale, aumenti la percentuale di beni assicurati. In realtà, come sottolinea anche la Banca centrale europea, capita l’esatto contrario. Perché il modello assicurativo regge finché i premi raccolti e la distribuzione del rischio permettono di assorbire i risarcimenti. Quando i sinistri diventano troppo frequenti e costosi, le compagnie aumentano i premi oppure si rifiutano di stipulare polizze nelle aree più esposte. Secondo Greg Case, amministratore delegato di Aon, nel prossimo decennio il settore avrà bisogno di mille miliardi di dollari di capitale aggiuntivo per coprire rischi come le catastrofi climatiche e gli incidenti informatici.

Come funziona la torre di trasferimento del rischio

Per le compagnie assicurative i cat bond hanno proprio questa finalità: redistribuire i rischi. È un principio che applicano da sempre attraverso la cosiddetta “torre del trasferimento del rischio”: una famiglia o un’impresa stipula una polizza con una compagnia nazionale, quest’ultima a sua volta si rivolge a una società di riassicurazione (come la già citata Swiss Re) e, in cima alla torre, i riassicuratori trasferiscono parte del rischio ad altri operatori o agli investitori.

I cat bond sono uno strumento in più che si affianca alla riassicurazione, senza sostituirla. La differenza è che il rischio viene distribuito tra più investitori, anziché trasferito a operatori specializzati. Funziona? La Banca centrale europea, insieme all’Eiopa (Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali), ha accolto con favore la presenza degli investitori, perché può contribuire ad abbassare i premi e portare risorse in più da investire per la ricostruzione dopo le catastrofi.

L’Esma avverte: i cat bond sono troppo rischiosi per gli investitori retail

Il meccanismo, tuttavia, non è alla portata di tutti. Anzi. Come spiega Follow the Money in una lunga analisi, soltanto le compagnie di assicurazione più grandi hanno le competenze e le risorse per emettere cat bond. Anche valutarli come possibili investimenti richiede conoscenze specialistiche: bisogna comprendere le condizioni che fanno scattare il risarcimento, stimare la probabilità dell’evento e calcolare le perdite potenziali. Eppure, attraverso i fondi Ucits – prodotti sottoposti a regole comuni e commercializzabili in tutta l’Unione europea – anche i piccoli risparmiatori possono accedere a questo mercato.

L’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati(Esma) non vede affatto di buon occhio la presenza dei cat bond in questi fondi. Il timore riguarda soprattutto la liquidità. Il mercato dei cat bond è ristretto e conta pochi compratori e venditori. Dopo una grande catastrofe o nei periodi di maggiore rischio, gli scambi potrebbero ridursi ulteriormente, rendendo difficile vendere i titoli senza farne scendere il prezzo. Un problema particolarmente delicato per i fondi Ucits, che devono essere in grado di restituire il denaro agli investitori che chiedono di riscattare le proprie quote.

Nel 2025 l’Autorità ha quindi raccomandato alla Commissione europea di limitarne il peso al 10% del patrimonio, a fronte del rispetto di precisi requisiti di liquidità, valutazione e gestione del rischio. Oggi soltanto 72 fondi Ucits europei investono in cat bond, ma quelli specializzati destinano a questi titoli in media l’88% del patrimonio. Secondo l’Esma, prodotti così concentrati dovrebbero rientrare nella disciplina dei fondi di investimento alternativi, destinati soprattutto a investitori professionali e privi dello stesso accesso semplificato al mercato retail europeo. Una proposta che ha scatenato l’immediata levata di scudi degli operatori del settore.

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