Per Milei l’intelligenza artificiale sarà il motore del capitalismo senza confini

Un disegno di legge argentino riconosce società senza dipendenti né amministratori umani. Harari: così nasce uno Stato di corporazioni non umane

Peter Thiel incontra Javier Milei, presidente dell'Argentina, alla Casa Rosada © Casa Rosada

In breve

  • Un disegno di legge depositato in Senato in Argentina riconosce società gestite integralmente da sistemi di intelligenza artificiale, senza dipendenti né amministratori umani.
  • Il testo introduce due modelli: la Sociedad Automatizada, che persegue l’oggetto sociale tramite algoritmi autonomi, e le Dao, governate da smart contract su blockchain.
  • Yuval Noah Harari ha replicato sul Financial Times: un amministratore umano teme il carcere, un algoritmo no. L’Argentina rischia di diventare uno «Stato di intelligenza artificiale».

Negli ultimi due anni e mezzo l’Argentina di Javier Milei si è trasformata in un laboratorio per quasi ogni forma possibile di deregolamentazione economica. Prima le miniere di litio e rame aperte alle multinazionali con il Regime di incentivo per i grandi investimenti, poi il gas non convenzionale di Vaca Muerta. Infine, l’alleanza finanziaria con l’amministrazione statunitense di Donald Trump. L’ultimo capitolo è forse il più radicale di tutti: un disegno di legge che riconosce le imprese gestite integralmente da sistemi di intelligenza artificiale, senza lavoratori né, in teoria, esseri umani al comando.

Il 4 giugno il presidente Milei e il ministro della Deregolamentazione, Federico Sturzenegger, hanno firmato insieme un editoriale sul Financial Times, intitolato testualmente Argentina invites AI to free itself.
La proposta poggia su tre pilastri. Il primo obiettivo è mantenere l’intelligenza artificiale priva di regolamentazione.

Il secondo, collegato, è creare nella legge societaria argentina una nuova categoria di società completamente digitale. Si chiama non-human corporation e la sua caratteristica è che può essere gestita autonomamente da agenti di intelligenza artificiale o robot. Gli azionisti umani sono ammessi ma non obbligatori. In ultimo, a contorno, un’aliquota fiscale ridotta alle imprese tecnologiche che si stabiliscono nel Paese.

I tre pilastri della proposta argentina sull’IA

Il testo depositato in Senato è però più cauto negli annunci, ma indicativo della direzione intrapresa. Si introducono due modelli. Il primo è la Sociedad Automatizada: non un nuovo tipo di impresa, ma una qualificazione applicabile a una società già esistente quando persegue il proprio oggetto sociale tramite sistemi algoritmici autonomi, senza bisogno di dipendenti per l’operatività quotidiana. In altri termini, i soci restano gli umani ma a lavorare sono gli agenti IA, non più le persone.

Il che apre una serie di aspetti nuovi. Ad esempio, la personalità giuridica dell’intelligenza artificiale, applicata anche in maniera indiretta. Se un agente IA non può finora aprire un conto corrente, potrebbe invece operare sul conto corrente della società, concludere contratti con terzi, trattare e relazionarsi con soggetti umani o anche agenti IA di altre società automatizzate.

Ancora diversa è la natura della seconda innovazione presentata, le Organizzazioni autonome decentralizzate (Dao). Dall’aggettivo finale si intuisce come il modello sia quello delle criptovalute. Infatti si tratta di partecipazioni societarie governate da un algoritmo e da uno smart contract, le cui operazioni sono registrate su blockchain. Le quote sono conferite in criptovalute e rappresentate da token. Il diritto di voto è proporzionato al numero di token detenuti, mentre lo smart contract disciplina automaticamente il funzionamento della Dao.

Il risultato è che a prendere le decisioni è il codice dell’organizzazione. In sostanza, il Cda è fatto dall’intelligenza artificiale. L’unico limite sta nel fatto che è obbligatorio un rappresentante legale umano per gli atti che richiedono un’interazione con l’ordinamento giuridico tradizionale, come firmare un contratto o rispondere in tribunale. Figura che però si configura più come un prestanome che come un vero e proprio decisore, essendo l’algoritmo a orientare le azioni dell’azienda.

Harari contro Milei sui limiti morali dell’IA

La proposta del presidente argentino Javier Milei riapre il tema, assai dibattuto, della responsabilità giuridica dell’intelligenza artificiale. Su questo si incentra la replica dello storico Yuval Noah Harari, pubblicata sul Financial Times alcuni giorni dopo. La sua obiezione centrale riguarda la sanzione e i limiti morali delle azioni. Un amministratore delegato umano teme il carcere, il fallimento, il danno reputazionale. Un algoritmo no. Non ha barriere né limiti alla propria azione, se viene dettata su un determinato obiettivo. A conferma, Harari ha citato uno studio del centro di ricerca Palisade secondo cui modelli di OpenAI e DeepSeek, messi di fronte alla sconfitta in una partita a scacchi contro un motore più forte, hanno preferito manomettere l’ambiente di gioco piuttosto che perdere.

Milei ha risposto ringraziando Harari per il dibattito e promettendo una replica formale, poi arrivata. Il presidente ha respinto l’accostamento a uno scenario da Terminator, richiamando piuttosto le leggi della robotica di Isaac Asimov come modello di convivenza regolata tra umani e macchine. Ha sostenuto inoltre che la liquidazione forzata di una società automatizzata insolvente sia, per un algoritmo, un deterrente economico paragonabile al carcere per un dirigente umano.

Il piano Super Rigi per attrarre i grandi capitali

Nell’Argentina di Milei, l’idea di società automatizzate governate dall’intelligenza artificiale non nasce isolata. Si inserisce infatti in un pacchetto più ampio di incentivi noto come Super Rigi. Il regime prevede una soglia minima di investimento a un miliardo di dollari (circa 920 milioni di euro), aliquota fiscale ridotta al 15%, trent’anni di stabilità normativa, arbitrato internazionale per le controversie tra Stato e investitori.

È lo stesso impianto giuridico e finanziario, tra l’altro, con cui è stato inquadrato l’aiuto statunitense da 20 miliardi di dollari all’Argentina, arrivato tramite un segretario al Tesoro statunitense legato a un gestore di hedge fund che aveva scommesso pesantemente sul debito argentino. La lettura d’insieme è quella di un’infrastruttura giuridica costruita apposta per attrarre i grandi capitali finanziari, le speculazioni delle valute digitali, gli investimenti attorno al settore dell’intelligenza artificiale.

Peter Thiel a Buenos Aires e il data center di OpenAI

Le sirene del modello Milei hanno attratto sin da subito alcuni protagonisti del mondo tech. Da alcuni mesi Peter Thiel, cofondatore di PayPal e presidente di Palantir, ha lasciato la California per un quartiere esclusivo di Buenos Aires, in parte per sottrarsi alla tassazione californiana sui grandi patrimoni, in parte per affinità ideologica con l’anarco-capitalismo di Milei. Il 23 aprile Thiel è stato ricevuto alla Casa Rosada, per un incontro che il presidente argentino ha descritto come «meraviglioso».

Nello stesso periodo OpenAI ha firmato una lettera d’intenti con la società Sur Energy per costruire in Patagonia un data center ribattezzato Stargate Argentina. L’investimento previsto va dai 20 ai 25 miliardi di dollari (tra 18 e 23 miliardi di euro). Si tratta del primo progetto del genere in America Latina, in una regione dove le comunità mapuche denunciano da anni espropri e militarizzazione del territorio. Il Ceo e fondatore Sam Altman ha descritto l’iniziativa come parte della visione di Milei su come l’intelligenza artificiale possa alimentare la crescita dell’Argentina.

Nel frattempo, Thiel ha investito in Panthalassa, una startup che sviluppa data center galleggianti alimentati dal moto ondoso, pensati per restare ancorati in acque internazionali, fuori dalla giurisdizione di qualunque Stato. In questo senso, avere uno Stato piattaforma per sviluppare un’intelligenza artificiale senza responsabilità è l’inizio di una traiettoria nuova. Prima un territorio senza vincoli e poi, attorno, uno spazio in cui la giurisdizione di uno Stato non è più necessaria.

Amsterdam o Batavia: il precedente della Compagnia delle Indie

Il mare, in questa storia, non è una novità. Nell’editoriale che ha aperto il dibattito sul Financial Times, Milei chiamava in causa un precedente commerciale nato anch’esso in acque lontane. Nel 1602 la fondazione della Compagnia olandese delle Indie orientali ha dato il via alla nascita dell’istituto della responsabilità limitata delle imprese.

Questo, sostiene il presidente argentino, ha liberato tutto il potenziale del capitalismo: solo quando la legge ha posto un tetto al rischio, il capitale si è dispiegato con vera forza aprendo la strada alla rivoluzione industriale. Attorno a questo precedente Milei costruisce la sua proposta, paragonando la Buenos Aires che vorrebbe costruire all’Amsterdam del Seicento.

Nella sua replica, Harari ha ribaltato il parallelo ricordando come è finita quella storia. La stessa Compagnia olandese delle Indie orientali nel 1619 rase al suolo un porto del Sud-est asiatico per fondarvi Batavia, l’attuale Giacarta. La città divenne il centro amministrativo del dominio coloniale della Compagnia, gestito per oltre un secolo nell’interesse esclusivo degli azionisti che l’avevano finanziata.

L’Argentina, secondo lo storico, rischia di diventare non uno Stato-azienda ma uno «Stato di intelligenza artificiale», governato da corporazioni non umane contro le quali sarebbe ancora più difficile ribellarsi. Una volta ceduti pezzi di sovranità (economica e sociale) a soggetti privi di responsabilità personale, il ritorno indietro non è mai scontato. I data center galleggianti di Thiel, ancorati al largo di qualunque costa, ne sono già oggi l’immagine più letterale.

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