«Attenta al sociale e non solo green». All’Ue la lobby per una finanza davvero sostenibile

C'è Banca Etica dietro agli emendamenti alla proposta di Regolamento dell'Europarlamento sulla finanza sostenibile. Obiettivo: inserire il fattore sociale tra i requisiti fondamentali

Di Elisabetta Tramonto
La cooperativa Pleiadi, finanziata da Banca Etica. Si occupa di divulgazione scientifica per bambini. Anche questa è finanza sostenibile: sociale e non solo green

Che cos’è la finanza sostenibile? Oggi può essere molte cose. In Europa coesistono diverse definizioni, a seconda del Paese, del fondo di investimento, dei parametri scelti. L’Europa sta lavorando per mettere un po’ di ordine. Peccato che, come abbiamo già più volte evidenziato su Valori gli scorsi mesi, la Commissione europea abbia scelto di puntare su un unico aspetto: quello ambientale. “Dimenticandosi” (o meglio, scegliendo di rinviare) il fattore sociale (e quelli dell’evasione fiscale, della speculazione, delle diseguaglianze).

Così Banca Etica, “paladina” in Italia della finanza responsabile, si è rimboccata le maniche e, insieme ad altre realtà “amiche” in Europa, ha iniziato una pressante attività di advocacy a livello europeo, per far conoscere la finanza sostenibile in tutti i suoi aspetti e per ricordare che non può esistere senza considerare anche i fattori sociali. Non per niente un investimento sostenibile si definisce ESG (environmental, social, governance), perché poggia su queste 3 gambe: ambientale, sociale e buona governance.

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Una scelta comprensibile, ma non tanto

«La scelta della Commissione è comprensibile – spiega Andrea Baranes, presidente della Fondazione Finanza Etica (la fondazione culturale del gruppo Banca Etica) – perché tra pochi mesi terminerà il proprio mandato. Il suo intento è lasciare una solida eredità ai propri successori. E, non c’è dubbio, i fattori ambientali sono più “semplici” da misurare rispetto a quelli sociali. Ma non è pensabile che una definizione di finanza sostenibile prescinda da fattori sociali come la tutela dei diritti umani, del lavoratori, dell’uguaglianza. Per estremizzare, se un’azienda si impegnasse a ridurre le proprie emissioni inquinanti, ma non rispettasse i diritti dei propri lavoratori, verrebbe considerata sostenibile».

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Gli emendamenti “di” Banca Etica

A dicembre scorso Banca Etica ha presentato – ovvero ha fatto sì che alcuni deputati europei presentassero – una serie di emendamenti alle bozze di Regolamento del Parlamento europeo sulla finanza sostenibile. Chiedendo che venga inserito come requisito fondamentale il fattore sociale.
«Vogliamo che venga riconosciuto il ruolo sociale della finanza sostenibile», spiega Gabriele Giuglietti, Responsabile delle Relazioni Istituzionali ed Internazionali di Banca Etica, che ha seguito le attività di advocacy presso le istituzioni europee. «L’interesse dimostrato dalla Commissione europea per la finanza sostenibile è per noi un grande risultato, ma non si possono non considerare i fattori sociali all’interno della normativa sulla finanza sostenibile».

Con gli emendamenti presentati al Parlamento Ue si chiede esplicitamente di inserire la parola “sociale” accanto ad “ambientale” nel definire la finanza sostenibile. «Non è solo una questione di termini ovviamente – spiega Gabriele Giuglietti – vorremmo che fosse considerato il ruolo centrale dell’impresa sociale come beneficiario degli investimenti sostenibili, di fattori come la tutela dei lavoratori, la parità di genere, il sostegno all’economia circolare. Fattori essenziali per definire la finanza sostenibile».

«Lo scopo di banca Etica – ribadisce Gabriele Giuglietti – è che venga riconosciuto a livello europeo che la finanza sostenibile è una finanza di inclusione, in linea con le politiche dell’Europa. E dimostrare che i finanziamenti che effettuiamo all’imprenditoria sociale sono meno rischiosi e necessitano quindi di requisiti meno stringenti».

Uno sguardo al futuro: inserire anche fisco e speculazione

«Quello raggiunto con gli emendamenti al regolamento che chiedono l’inserimento dei fattori sociali, è certamente un grande passo avanti. È importante essere partiti da questi aspetti fondamentali», commenta Andrea Baranes. «Ma il cammino da percorrere è ancora lungo. È un percorso che dovrà includere anche aspetti come la speculazione e l’evasione fiscale, da bandire entrambi da qualsiasi definizione di finanza sostenibile. Non si può prescindere da questi elementi, responsabili di aver scatenato la peggiore crisi dal ‘29».

Un lungo lavoro per far conoscere la finanza sostenibile

Da anni Banca Etica porta avanti un dialogo con le istituzioni europee per far capire la diversità dell’essere una banca etica nell’erogare finanziamenti a realtà del non profit e dell’imprenditoria sociale. «Si può dire che i primi riconoscimenti a livello europeo sono arrivati nel 2001 quando la commissione Ue, con la presidenza di Romano Prodi, aveva pubblicamente riconosciuto Banca etica come un modello da imitare per finanziare il non profit», spiega Giuglietti.

Negli ultimi 2 anni poi il lavoro di affermazione della finanza sostenibile in Europa ha visto un’accelerazione, da quando è stato costituito l’High Level Group on Sustainable finance per definire appunto la finanza sostenibile. «Nel luglio 2017 siamo stati ascoltati durante un’audizione di fronte alla Commissione europea, all’avvio dei lavori dell’High level group, per spiegare le specificità di Banca Etica», racconta Gabriele Giuglietti. «E poi l’8 novembre 2017, quando, durante la conferenza di presentazione del primo rapporto sulla Finanza Etica in Europa al Parlamento Europeo, Banca Etica e la Fondazione Finanza Etica, insieme ad Emn (European Microfinance Network), hanno potuto interloquire con la direzione generale per l’occupazione e il lavoro e quella per la Stabilità finanziaria e dei mercati dei capitali, con alcuni parlamentari e con il Presidente della Commissione Econ per spiegare che la Finanza Etica, riconosciuta in Italia da due provvedimenti legislativi, non è una finanza minore ma una finanza migliore. Una finanza d’inclusione, che finanzia l’ economia civile , che è a misura d’uomo e che permette di avere risultati economici per le Banche che la praticano, migliori di quelli del Sistema Bancario “tradizionale”».

La gamba social inizia a farsi strada

Già a giugno dell’anno scorso i primi risultati, quando il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione che ha aperto la strada al social supporting factor per premiare le banche che investono in progetti a impatto sociale positivo. Le banche etiche, infatti, per ogni finanziamento che devono concedere, accanto ai requisiti economici del progetto da finanziare, ne verificano anche quelli sociali e ambientali. Elementi che riducono i rischi del finanziamento. E anche nella pianificazione finanziaria della commissione europea (InvestEU) inizia a comparire l’elemento “social” all’interno del concetto di finanza sostenibile.
Per poi arrivare agli emendamenti al regolamento europeo, presentati a dicembre scorso.

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I tempi stringono

Tra il 23 e il 26 maggio si terranno le elezioni europee, che porteranno alla nascita del nuovo Parlamento. Da qui a cascata verrà nominato il presidente della Commissione europea e i nuovi membri. È fondamentale quindi che i giochi attorno alla finanza sostenibile che l’attuale Commissione ha avviato siano a buon punto (impossibile che si concludano).
Gli emendamenti a cui ha contribuito Banca Etica verranno votati dalle commissioni del Parlamento europeo per gli affari economici e ambientali il 20 febbraio. Ma, anche se approvati, non sarà possibile vederli entrare nella legislazione europea con l’attuale Commissione. Non resta che sperare nella prossima.

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