Ambiente

Cop24 al via. A Katowice ci giochiamo il futuro della Terra

Si apre oggi in Polonia la Cop24, Conferenza mondiale sul clima dell’Onu. Il mondo è chiamato ad agire davvero per salvare il pianeta

Di Andrea Barolini

«La realtà è che i cambiamenti climatici stanno procedendo più velocemente rispetto alle nostre azioni. Le conseguenze sono più gravi di quello che avevamo immaginato. E le manifestazioni del fenomeno sono peggiori anche delle previsioni scientifiche più gravi. Lo vediamo ovunque. Dai disastri naturali all’oceano Artico, dai ghiacciai alla temperatura del mare. Malgrado ciò, la volontà politica, un po’ ovunque nel mondo, è scemata». Le parole del segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, sono al contempo una desolante constatazione e un monito.

Perché la COP24 è così importanteLa Cop24 non può essere una Conferenza di transizione

Nel momento dell’avvio della Cop 24, che si tiene a Katowice in Polonia dal 3 al 14 dicembre, il mondo appare prossimo ad un punto di non ritorno. Dalla Conferenza mondiale sul clima dell’Onu si dovrà uscire con un pacchetto di misure concrete in grado di invertire la rotta. E consentire di centrare gli obiettivi fissati dall’Accordo di Parigi del 2015. Ovvero, innanzitutto, limitare la crescita della temperatura media globale ad un massimo di 1,5-2 gradi entro la fine del secolo.

«In molti – ha aggiunto Guterres – hanno pensato che dopo il successo dell’ottenimento dell’Accordo il grosso fosse stato fatto. Al contrario, quel documento deve ancora essere concretizzato. E siamo lontani dal farlo. Inoltre, fatto ancor più grave, l’Accordo in sé stesso non è neppure sufficiente. Poiché le promesse avanzate dai governi in quell’occasione porteranno ad un aumento della temperatura media globale di 3 gradi».

A 30 mesi da Cop21, il mondo è ancora indietro

A conferma delle preoccupazioni dell’Onu, a poche settimane dalla Cop24, l’IPCC ha pubblicato un rapporto estremamente allarmante. Procedendo a questo ritmo, hanno spiegato gli scienziati, i +1,5 gradi centigradi potrebbero essere raggiunti già nel 2030. E le conseguenze per il mondo intero potrebbero essere sconvolgenti.

«Occorre dimezzare le emissioni di CO2 entro il 2030»

Valérie Masson-Delmotte, climatologa e presidente dell’IPCC ha spiegato che per questo «è necessaria una transizione senza precedenti nella storia. Occorre agire in modo estremamente rapido». Secondo l’esperta, in termini più concreti, «dovremo dimezzare le emissioni di CO2 entro il 2030. Le tecnologie per farlo esistono. Ma ci sono anche delle barriere, un problema di governance».

Desertificazione
La desertificazione è una delle conseguenze principali del riscaldamento climatico dovuto alle emissioni di gas ad effetto serra © Federico Del Bene/Wikimedia Commons

«I governi – osserva Maria Grazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia – appaiono effettivamente sempre meno in grado di attuare politiche che abbiano una visione di sistema e non parziali. È chiaro che se si sceglie una strada ci sarà chi ottiene un nuovo lavoro e chi lo perde. Così come se si tassano i combustibili fossili si colpisce un settore e al contempo se ne aiuta un altro, quello delle fonti pulite. Il problema è che tutto ciò va governato».

Il biossido di carbonio emesso dai Paesi del G20 torna ad aumentare

La conferma dell’azione finora a macchia di leopardo è arrivata da Enerdata, secondo la quale le emissioni di biossido di carbonio del G20 sono aumentate ancora nel 2017. Due punti percentuali in più dell’anno precedente. Ciò in particolare a causa della Russia (+4,8%) e dell’India (+3,9%). Ma anche in Europa si è registrata una crescita superiore ai due punti percentuali.

Certo, sulla mancata “operatività” dell’Accordo di Parigi ha pesato il disimpegno di Donald Trump. Che nel giugno del 2016 ha annunciato il ritiro del proprio Paese. Allo stesso modo, l’elezione dell’ultraconservatore Jair Bolsonaro in Brasile rischia di rappresentare un grave problema, tenuto conto che da lui dipenderà la sorte della foresta amazzonica.

«E allora il PT?» Così il Brasile è diventato populista

Ed è vero anche che anche gli Stati sulla carta più convinti dell’emergenza climatica, hanno troppo spesso tentennato. Basti pensare, in Europa, alla Francia e alla Germania. La prima, che non vuole rinunciare al nucleare, nonostante esso non rappresenti una reale alternativa alle fonti fossili. Esso infatti non comporta emissioni nocive in fase di produzione energetica. Ma l’inquinamento legato alla costruzione di centrali e reattori è particolarmente importante. Così come quello derivante dall’estrazione dell’uranio e dal trattamento delle scorie. Senza dimenticare i costi stratosferici dei nuovi cantieri.

clima temperatura nasa
63 anni di cambiamenti climatici. La crescita inarrestabile della temperatura media globale © Nasa

Troppi governi arrivano alla Cop24 su posizioni ancora ambigue

La stessa Francia, poi, ha ormai solo 4 centrali a carbone sul proprio territorio. Ma ne possiede ancora decine altrove, tramite le due aziende pubbliche EDF e ENGIE. In un rapporto pubblicato nel 2015, l’associazione Les Amis de la Terre ha confermato: «Le due imprese sono proprietarie di 46 centrali a carbone in tutto il mondo».

E proprio il carbone resta la fonte privilegiata da parte delle Germania per la produzione di energia. Il che è del tutto incompatibile con l’Accordo di Parigi. Lo stesso combustibile fossile, inoltre, sarà certamente al centro del dibattito a Katowice. Se non altro perché la Cop24 si terrà nel cuore carbonifero d’Europa.

La Polonia ospita COP24 ma la sua politica energetica è sotto accusaAleksander Sniegocki, del centro di ricerca WiseEuropa, ha spiegato al quotidiano Ouest France, che la produzione di carbone da parte della Polonia è ancora estremamente alta. Settanta milioni di tonnellate all’anno nel solo 2016. Quattro case su cinque sono scaldate grazie a tale fonte e buona parte della materia prima arriva proprio dal voidovato della Slesia. Il cui capoluogo è proprio Katowice…

Per gli ambientalisti, insomma, la Cop24 sarà una conferenza in “trasferta”. Il rischio è che il governo di Varsavia, poco incline ad impegnarsi per il clima, possa non aiutare le trattative. Magari con il sostegno di Trump e Bolsonaro. Interessati a non scontentare i propri elettorati. Sulle spalle dell’avvenire della Terra: «Tutti – conclude Midulla – devono ricordarsi non ci saranno posti di lavoro su un pianeta morto».

Iscriviti alla newsletter

Il meglio delle notizie di finanza etica ed economia sostenibile