Norvegia, il fondo sovrano cede alle pressioni statunitensi e apre alle armi nucleari

Una commissione governativa propone di riammettere dal 2027 Lockheed Martin, Bae Systems e Safran. Dopo il caso Caterpillar, il fondo non esclude più nessuna società

Il segretario di Stato Usa Marco Rubio con il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre a Monaco di Baviera, febbraio 2026 © Freddie Everett/Dipartimento di Stato Usa

In breve

  • Una commissione nominata dal governo norvegese propone di riaprire il fondo sovrano più grande del mondo ai produttori di armi nucleari statunitensi, britannici e francesi.
  • Il rapporto Gjedrem toglierebbe al Consiglio etico il potere di chiedere esclusioni e lascerebbe alla diplomazia casi come la condotta di Israele a Gaza.
  • La svolta segue il caso Caterpillar e le pressioni di Washington: da novembre 2025 il fondo non ha più escluso nessuna azienda per ragioni etiche.

Il fondo sovrano più grande del mondo si prepara a riscrivere la propria coscienza. La Norvegia ha avviato la revisione delle linee guida etiche del Government Pension Fund Global. Da oltre vent’anni regolano gli investimenti del fondo: circa 2.300 miliardi di dollari (oltre 2mila miliardi di euro), gestiti da Norges Bank Investment Management (Nbim). Una commissione nominata dal governo di Oslo raccomanda di cancellare il divieto di investire nei produttori di armi nucleari e dei loro componenti chiave. L’eccezione vale solo per le aziende con sede in Paesi che siano insieme potenze nucleari riconosciute dal Trattato di non proliferazione e alleati Nato. Cioè Stati Uniti, Regno Unito e Francia.

Il governo intende portare in Parlamento, in primavera, un piano che recepisca questa e altre modifiche al quadro etico. Se passerà, dal 2027 potrebbero rientrare in portafoglio i gruppi statunitensi, britannici e francesi tra i 14 oggi esclusi. Si va da Lockheed Martin a Boeing, da Bae Systems a Safran e Thales. Il ministro delle Finanze Jens Stoltenberg è stato per dieci anni segretario generale dell’Alleanza atlantica. Ha rivendicato la proposta senza giri di parole. «Siamo nella Nato. La Nato previene la guerra attraverso una deterrenza credibile», ha dichiarato ricevendo il rapporto della commissione.

Le regole etiche del fondo sovrano norvegese nel rapporto Gjedrem

Il governo ha istituito la commissione con decreto reale il 7 novembre 2025, affidandole il mandato di rivedere l’intero quadro etico del fondo. Alla sua guida c’è l’ex governatore della banca centrale Svein Gjedrem, tanto che la stampa norvegese lo chiama già «comitato Gjedrem». Il 15 ottobre ha consegnato al governo un rapporto di 434 pagine intitolato «Una gestione finanziaria responsabile».

Il rapporto non si ferma al via libera ai produttori di armi nucleari e loro componenti. Propone anche di togliere al Consiglio etico, l’organismo indipendente che vigila sul rispetto dei principi, il potere di raccomandare direttamente l’esclusione di un’azienda. Infine suggerisce che il fondo si tenga lontano dalle questioni «diplomatiche», come la condotta di altri Stati. Vanno lasciate ai «canali diplomatici ordinari» delle autorità norvegesi. Fino al 15 gennaio 2027 il rapporto resta in consultazione pubblica. Organizzazioni, enti e singole persone possono inviare le proprie osservazioni prima che il governo presenti la sua proposta al Parlamento.

Il caso Caterpillar e la sospensione dei disinvestimenti etici

La genesi di questa svolta va cercata a Gaza. Nell’estate del 2025 il fondo aveva disinvestito da Caterpillar. Il Consiglio etico aveva concluso che le autorità israeliane usavano le ruspe del gruppo americano per commettere gravi violazioni del diritto umanitario nella Striscia e in Cisgiordania. La reazione di Washington era stata immediata. Il Dipartimento di Stato si era detto «molto turbato» da una decisione che, a suo dire, «sembra basata su accuse illegittime» contro Caterpillar e Israele.

A novembre 2025 il governo di Oslo ha fatto approvare d’urgenza dal Parlamento la sospensione dei disinvestimenti etici. Da allora il Consiglio etico non invia più le sue raccomandazioni al consiglio direttivo della banca centrale, che aveva l’ultima parola sulle esclusioni. Le gira invece a Nbim, la divisione della banca centrale che gestisce materialmente il fondo, come semplici segnalazioni da usare nel dialogo con le aziende. Da quel momento il fondo non ha più escluso nessuna società. Il governo ha sempre negato di aver agito per timore di guastare i rapporti con Washington. Negli Stati Uniti, del resto, il fondo investe oltre il 50% dei suoi asset. Ma l’obiettivo dichiarato era evitare che il fondo dovesse vendere le sue quote in Amazon, Microsoft e Alphabet. I tre gruppi erano finiti nel mirino per i servizi cloud e di intelligenza artificiale forniti al governo israeliano.

Stoltenberg ha ricordato che dieci aziende, soprattutto i giganti tecnologici statunitensi come Nvidia, Apple e Amazon, rappresentano ormai oltre il 20% del valore del portafoglio azionario. Già nel novembre 2025 aveva avvertito che uscirne avrebbe minato lo scopo di un fondo «ampio, diversificato e globale». Un fondo che finanzia circa un quarto della spesa pubblica norvegese.

La spesa Nato al 5% del Pil e il paradosso di Stoltenberg

La svolta norvegese non arriva nel vuoto. Al vertice dell’Aia del giugno 2025 il presidente statunitense Donald Trump ha fatto pressione sugli alleati della Nato. Il risultato è l’impegno a portare la spesa per difesa e sicurezza al 5% del Pil entro il 2035. Almeno il 3,5% andrà alle esigenze militari in senso stretto. Gli alleati europei hanno seguito la linea quasi senza eccezioni. Secondo il rapporto annuale della Nato, pubblicato a marzo 2026, nel 2025 tutti i 32 membri hanno destinato alla difesa almeno il 2% del Pil. È la prima volta. La Norvegia è arrivata al 3,2%, più o meno quanto gli Stati Uniti.

In valore assoluto, la spesa militare complessiva di Europa e Canada è salita a 574 miliardi di dollari (circa 510 miliardi di euro). È un quinto in più rispetto all’anno precedente, al netto dell’inflazione.

In questo quadro, il fondo sovrano diventa un tassello della stessa strategia. Stoltenberg parla da tempo di un «paradosso», e davanti al Parlamento lo ha spiegato così: la Norvegia ritiene accettabile pagare grandi somme alle aziende della difesa, da cui compra per esempio i caccia di Lockheed Martin e le fregate di Bae Systems, ma considera non etico incassarne rendimenti molto più piccoli attraverso il fondo. La leader della Sinistra socialista Kirsti Bergstø gli ha risposto chiedendo se non ci sia una grande differenza tra comprare l’equipaggiamento di cui il Paese ha bisogno e investire in chi produce armi nucleari. 

In questo quadro, il fondo sovrano diventa un tassello della stessa strategia. Stoltenberg parla da tempo di un «paradosso», e davanti al Parlamento lo ha spiegato così. La Norvegia ritiene accettabile pagare grandi somme alle aziende della difesa, da cui compra i caccia di Lockheed Martin e le fregate di Bae Systems. Ma considera non etico incassarne rendimenti molto più piccoli attraverso il fondo. La leader della Sinistra socialista Kirsti Bergstø ha ribattuto. Gli ha chiesto se non ci sia una grande differenza tra comprare l’equipaggiamento di cui il Paese ha bisogno e investire in chi produce armi nucleari.

Le sanzioni statunitensi contro Albanese, Autistici/Inventati e la Cpi

C’è un filo che lega la marcia indietro di Oslo ad altre vicende degli ultimi mesi, e passa sempre per Gaza. Per giustificare la sospensione delle regole etiche, Stoltenberg ha citato il rapporto delle Nazioni Unite Dall’economia dell’occupazione all’economia del genocidio. Il documento metteva nel mirino Amazon, Microsoft e Alphabet e porta la firma di Francesca Albanese, relatrice speciale Onu per i territori palestinesi occupati. Nel luglio 2025 il segretario di Stato Marco Rubio l’ha inserita nella lista nera del Tesoro americano. Nel maggio 2026 un giudice federale ha sospeso le sanzioni. L’amministrazione Trump le ha però [reintrodotte pochi giorni dopo], quando la corte d’appello ha congelato quella sentenza in attesa di decidere nel merito. Una decisione che non è ancora arrivata: a oggi Albanese resta nella lista nera americana.

Lo stesso meccanismo ha travolto, ad agosto 2026, Autistici/Inventati. È il collettivo italiano che da oltre vent’anni offre posta elettronica e blog al mondo dell’attivismo e dei movimenti. L’Ofac, l’ufficio del Tesoro Usa che gestisce le sanzioni, lo ha designato come entità terroristica globale. Lo ha accusato di fornire infrastrutture a gruppi violenti dell’estrema sinistra. All’origine del caso c’era un articolo di un gruppo antifascista di Portland, ospitato sulla piattaforma Noblogs. Nessun processo, nessuna possibilità di difendersi prima della designazione. Nel giro di pochi giorni il dominio autistici.org è stato disattivato e PayPal ha chiuso il conto delle donazioni. Anche il conto in banca presso Banca Etica è stato bloccato in via cautelativa. Il 6 settembre il collettivo ha annunciato il proprio scioglimento.

Poi c’è la Corte penale internazionale, colpita dalle sanzioni americane dopo i mandati d’arresto per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Nel maggio 2025 Microsoft ha disattivato l’account di posta del procuratore capo Karim Khan, personalmente sanzionato (vedi segnalazione 3). Per non restare in balia di Washington, la Corte ha deciso di abbandonare i servizi Microsoft. Al loro posto ha scelto openDesk, una piattaforma open source sviluppata dal governo tedesco in nome della «sovranità digitale».

Il precedente norvegese per gli investitori istituzionali

Per anni il fondo norvegese è stato il modello di riferimento della finanza responsabile. Molti investitori istituzionali usavano la sua lista di esclusione come bussola. Ora Lawrence Loh, della National University of Singapore, osserva un rischio. Se il fondo cambia atteggiamento verso le armi nucleari, «aprirà il vaso di Pandora per molti investitori globali, pronti a seguirlo».

Restano in piedi, per ora, le esclusioni per armi biologiche e chimiche, mine antiuomo, bombe a grappolo, carbone e tabacco. Ma il principio è stato incrinato: l’etica del fondo più ricco del pianeta si ferma dove cominciano gli interessi dell’alleato più potente. Se la riforma passerà, il Consiglio etico continuerà a valutare i rischi, ma senza più poter chiedere esclusioni. Le questioni che toccano la condotta degli Stati, come quella di Israele a Gaza, verranno lasciate alla diplomazia. Il governo presenterà le sue valutazioni in primavera, mentre il voto dello Storting, il Parlamento norvegese, è atteso per giugno 2027.

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