Più carbone, meno emissioni da combustibili fossili: il paradosso della crisi di Hormuz

Carbon Brief si affida alle previsioni della Iea per stimare gli effetti della crisi in Medio Oriente sui combustibili fossili, nel 2026 e oltre

La crisi di Hormuz fa impennare i prezzi di petrolio e gas © devopstom/Wikimedia Commons

Nel 2026 le emissioni globali derivanti dai combustibili fossili potrebbero subire una contrazione di circa lo 0,5% rispetto all’anno precedente per effetto della crisi di Hormuz. Le stime sono state elaborate da Carbon Brief sulla base delle previsioni più recenti sull’andamento di carbone, petrolio e gas realizzate dall’Agenzia internazionale dell’energia (Iea). La guerra tra Stati Uniti e Iran sta compromettendo i flussi commerciali che si muovono attraverso lo Stretto di Hormuz, determinando un’impennata dei prezzi del petrolio e del gas naturale che si ripercuote sull’economia mondiale.

Secondo un’analisi pubblicata a luglio da Iea, nel 2026 la domanda di gas diminuirà dello 0,6% rispetto al 2025 a causa di una combinazione di fattori. A causa dell’aggravarsi del conflitto in Medio Oriente, l’agenzia stima una diminuzione della domanda di petrolio pari al 2,4% rispetto ai livelli del 2025. Stando a Carbon Brief, questi andamenti al ribasso porteranno a una diminuzione delle emissioni di anidride carbonica derivanti dai combustibili fossili. Queste ultime rappresentano i due terzi del totale globale.

Il calo della domanda di gas e petrolio riporta in auge il carbone

Secondo il rapporto Coal Mid-Year Update 2026 elaborato da Iea e pubblicato a settembre, le continue tensioni geopolitiche e la crisi climatica stanno incentivando in alcuni mercati il passaggio a fonti alternative al gas e al petrolio. L’Agenzia internazionale dell’energia ha indicato che la domanda globale di carbone aumenterà dell’1,2% nell’anno in corso, invece che registrare una diminuzione come era inizialmente previsto. 

Le cause di questo fenomeno sono varie. Il conflitto in corso in Medio Oriente ha complicato il trasporto di gas liquefatto (Gnl) attraverso lo Stretto di Hormuz. Il calo delle spedizioni ha spinto al rialzo i prezzi del gas: di conseguenza, il carbone è diventato competitivo. I sistemi elettrici che disponevano sia di impianti a gas sia di centrali a carbone hanno quindi effettuato uno “switch” energetico (gas-to-coal switching) per contenere i costi. La Corea del Sud rappresenta uno dei casi più evidenti: nel 2026 la domanda di carbone è stimata in aumento del 6%, invertendo le precedenti previsioni.

Stando all’analisi di Iea, anche il fenomeno meteorologico di El Niño ha sostenuto la spinta al rialzo della domanda di carbone. Nelle regioni asiatiche, per esempio, le ondate di caldo hanno generato un picco nella domanda di elettricità, per il massiccio utilizzo di sistemi di raffrescamento. Contemporaneamente, El Niño ha causato una drastica riduzione delle precipitazioni in aree chiave, limitando la portata dei bacini idrici e provocando un calo significativo della produzione di energia idroelettrica.

Come la crisi di Hormuz influenza la domanda di fonti fossili e le loro emissioni

Per colmare questi deficit e soddisfare la domanda elettrica record, alcuni dei Paesi colpiti hanno incrementato l’utilizzo delle centrali a carbone. In India la combinazione di un maggiore bisogno di raffrescamento e di una minore produzione idroelettrica ha dato una forte spinta ai consumi di carbone nel settore elettrico. Per la domanda nazionale si stima dunque un +4,2% rispetto allo scorso anno. Secondo l’analisi di Carbon Brief, il calo di petrolio e gas riuscirà comunque a compensare l’aumento delle emissioni associato al maggiore uso del carbone.

L’attuale crisi energetica potrebbe influenzare la domanda di combustibili fossili sul lungo periodo. Se inizialmente l’Agenzia internazionale dell’energia prevedeva che la domanda di petrolio sarebbe rimbalzata nel 2027 superando i livelli del 2025, ora si aspetta che resti stabile per due anni. Le prospettive su carbone e gas sono legate tra loro: la domanda di carbone potrebbe aumentare se il gas resterà caro, oppure diminuire se il suo prezzo scenderà. Allo stesso tempo, i governi dei Paesi che avevano pianificato di fare affidamento sulle importazioni di gas liquefatto possono reagire in due modi opposti: affidandosi all’energia rinnovabile prodotta internamente, o mantenendo il carbone per un periodo più lungo. 

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