I servizi finanziari UE? Non per poveri, migranti e disabili

Finance Watch: in Europa le categorie più vulnerabili faticano ad accedere ai servizi finanziari. Dalla Ong sei raccomandazioni alla UE. L'esclusione finanziaria diventa esclusione sociale

Dalla cover del rapporto di Finance Watch "Financial Exclusion: Making the invisible visible"

Una quota crescente di cittadini europei ha difficoltà ad accedere ai servizi finanziari. Una progressiva esclusione alimentata tanto dallo sviluppo tecnologico quanto, paradossalmente, dalla diffusione dei servizi stessi. E sulla quale pesa, in modo particolare, l’aumento della povertà tra i lavoratori (il famigerato e ampiamente noto fenomeno dei working poors). Lo riferisce una ricerca diffusa in questi giorni da Finance Watch.

«Nell’ultimo decennio è cresciuto il numero di cittadini e residenti UE che faticano ad accedere ai servizi finanziari», spiega Olivier Jérusalmy, ricercatore e advocacy officier della stessa Ong di base a Bruxelles. «È dunque sempre più urgente e necessario creare un mercato europeo inclusivo».

I servizi finanziari? Sono ovunque

Il fatto, sottolinea l’indagine condotta attraverso interviste e workshop con 69 esperti in 23 Paesi europei, è che i servizi finanziari sono ormai ovunque. E, quel che più conta, appaiono ormai necessari «per condurre una vita normale e partecipare alla vita stessa della società in modo paritario», si legge nello studio. Detto in altri termini, l’accesso a questi servizi risulta decisivo per ottenere un lavoro, trovare una casa e garantirsi una copertura sanitaria.

Il mancato accesso a queste risorse trasforma quindi l’esclusione finanziaria in esclusione sociale.

E dire che gli strumenti di tutela non mancherebbero. «Negli anni sono state approvate norme sia nella legislazione UE che nel diritto internazionale con l’obiettivo di evitare l’esclusione sociale. Ma le regole non sono efficaci e in molti casi, per non dire sempre, l’esclusione stessa è strettamente legata alla discriminazione». Tradotto: alcune categorie, manco a dirlo, sono inevitabilmente più a rischio di altre.

Tre barriere per migranti, poveri e disabili

Per capirlo occorre guardare alle principali barriere che ostacolano l’accesso ai servizi finanziari: tre, secondo i ricercatori, con relativo impatto sui soggetti più a rischio.

  1. La prima è costituita dalle risorse legali: la difficoltà di produrre i documenti necessari su identità e residenza impedisce ad alcuni gruppi di persone, a partire dai migranti, di accedere a un semplice conto corrente.
  2. La seconda è data dai requisiti finanziari correlati: telefono e accesso a internet, sottolinea l’indagine, sono esempi di costi nascosti che colpiscono soprattutto i più poveri.
  3. Infine la carenza di mezzi delle persone con disabilità: «Certe capacità fisiche o mentali sono considerate standard e per chi non ha la possibilità di soddisfare questi criteri l’accesso ai servizi può non essere sempre possibile», si legge nello studio.

Sei raccomandazioni all’Europa

A partire dai risultati dell’indagine, gli autori hanno elaborato sei raccomandazioni per incrementare le possibilità di accesso ai servizi finanziari a favore delle categorie più vulnerabili. Tra queste l’istituzione di conti base ad hoc da offrire a chi non possiede sufficiente documentazione. Si parla poi di una revisione dell’analisi del merito creditizio che contrasti le discriminazioni e si propone inoltre la fissazione di un limite ai costi massimi applicabili con l’obiettivo di integrare i soggetti più poveri.

La lista dei consigli comprende anche: l’impegno a garantire una gamma di servizi e prodotti finanziari disponibili per tutti; la scelta di riconoscere la povertà tra i fattori di discriminazione nelle normative finalizzate alla parità di trattamento (come già avviene con genere, età e disabilità); l’accordo per tutelare i servizi finanziari all’interno dello EU Accessibility Act, la norma pensata per garantire, tra le altre cose, maggiore possibilità di accesso e inclusione per i cittadini disabili.

Leggi da migliorare

I riferimenti alle leggi non si esauriscono qui. Gli autori, in particolare, segnalano l’esigenza di affrontare il tema dei costi mettendo mano a una normativa specifica: la Direttiva sul credito ai consumatori, che andrebbe rimodulata sul modello della regolamentazione europea contro la discriminazione di genere (Gender Directive). Infine, il richiamo al cosiddetto Pilastro dei Diritti Sociali, che riconosce il diritto universale all’accesso ai servizi fondamentali (acqua, sanità, trasporti, energia etc). La normativa, spiegano gli autori, rappresenta già una base legale per giustificare le riforme.

«Non possiamo che esortare la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ad attuare pienamente il Pilastro europeo dei diritti sociali per conciliare la dimensione sociale e quella di mercato nell’economia odierna», dichiara ancora Jérusalmy. «L’accesso ai servizi essenziali migliorerebbe la vita di molti cittadini dell’UE ed è importante per garantire un’economia più forte e più sana».