L’Ue trova l’accordo sull’economia green. Il nucleare resta fuori

Dopo Commissione e Parlamento, anche il Consiglio Ue ha dato il via libera al regolamento che stabilisce quali attività possono definirsi "sostenibili"

Di Elisabetta Tramonto

L’accordo c’è. Ieri finalmente Parlamento, Consiglio e Commissione Ue hanno raggiunto un compromesso sul testo del regolamento europeo che definirà quali attività possono definirsi sostenibili. E, quindi, essere inserite tra gli investimenti responsabili (quelli su cui la Commissione Europea punta per convertire l’economia e salvare il Pianeta).

Il nucleare, il punto critico, che ha rischiato di far saltare i negoziati, resta fuori dal perimetro delle attività green.

Uk e Francia cedono sull’atomo

Dopo la posizione del Consiglio Europeo, arrivata lo scorso settembre (che chiedeva di includere il nucleare, e il carbone, tra le attività green) e dopo il rinvio del voto la settimana scorsa (incagliato proprio sulla questione dell’esclusione dell’atomo dalle attività sostenibili), si era temuto che i Paesi pro nucleare avessero la meglio. E riuscissero a inserire l’economia dell’atomo tra le attività da considerare green, o che comunque ottenessero di impantanare i negoziati sulla definizione di sostenibilità. E invece ieri la situazione si è sbloccata.

«Sono state cambiate alcune parole del testo del regolamento – spiegano dal Parlamento europeo – cambiamenti minimi che non alterano la sostanza: il nucleare resta di fatto escluso dalla definizione di sostenibilità per colpa delle scorie, che non rispettano il principio di “danno non significativo”».

«Quello che ha alterato gli equilibri, permettendo di raggiungere un accordo, pur mantenendo fuori il nucleare, sono state Francia e Gran Bretagna che hanno fatto marcia indietro. In questo modo, pur restando contrari i Paesi dell’Est Europa (che continuano a difendere l’atomo), non c’è più una maggioranza contraria. E il testo dell’accordo è passato».

Il nucleare non è green

La posizione sul nucleare resta quella del testo su cui era stato raggiunto un accordo lo scorso 5 dicembre: il comparto di fatto viene escluso dalle attività che possono definirsi green, in base al criterio del “do no significant harm”. Un’attività economica, per essere definita sostenibile, cioè, non deve arrecare danno significativo ad altri obiettivi stabiliti dall’Ue. Il nucleare, quindi, seppure rispetti le soglie di emissioni inquinanti, non è sostenibile perché le scorie nucleari non rispettano i criteri sulla gestione dei “rifiuti non riciclabili”.

Le reazioni

«La tassonomia per gli investimenti sostenibili segnerà una svolta nella lotta al climate change», ha commentato Sirpa Pietikainen, europarlamentare PPE uno dei due negoziatori per il capitolo della tassonomia.

«Siamo riusciti a escludere in modo chiaro qualsiasi attività che riguardi i combustibili fossili dalla definizione di sostenibilità – commenta l’europarlamentare Simona Bonafè dei Socialisti & Democratici – Per salvare il Pianeta l’Europa ha bisogno di almeno 180 miliardi di euro in più all’anno di investimenti in un economia Green. I nuovi standard su cui è stato raggiunto un accordo permetteranno agli investitori di prendere decisioni consapevoli e fare la propria parte nella lotta contro il climate change».

«L’accordo sulla classificazione degli investimenti sostenibili è una svolta per i mercati finanziari responsabili – commenta l’Europarlamentare Sven Giegold – Il compromesso raggiunto è un gran de successo. Senza il greenwashing del nucleare è stata fatta chiarezza perché i prodotti finanziari sostenibili siano credibili. Questo porta la finanza sostenibile nel mainstream degli investimenti finanziari».

I prossimi passi

Ormai il grosso è fatto. Almeno da un punto di vista politico. Nei prossimi gironi ci saranno alcuni voti formali, al Coreper e in plenaria all’Europarlamento, ma si tratta di formalità. L’accordo politico c’è. Entro qualche mese il regolamento europei verrà pubblicato in gazzetta ufficiale.

Ora la palla passa alla Commissione europea che entro fine 2020 dovrà pubblicare gli atti delegati, che stabiliranno gli aspetti tecnici. A deciderli sarà una piattaforma, che lavorerà tutto l’anno prossimo e che deve ancora essere formata.

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