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Schiaffo a Greta, favore al nucleare: i governi Ue rinviano e annacquano la finanza green

Francia-Visegrad battono Germania: i rappresentanti dei governi europei rinviano al 2023 i criteri comuni sui prodotti finanziari green. Si preannuncia scontro con l'Europarlamento

Di Nicola Borzi

Proprio nei giorni in cui il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk presenzia a New York all’assemblea dell’Onu sui cambiamenti climatici, spiegando che le istituzioni comunitarie sono determinate a guidare la lotta al cambiamento climatico, a Bruxelles va invece in scena lo scontro tra Berlino e Parigi che rallenta le nuove regole sulla finanza “sostenibile”.

Rinviate al 2023 le regole sugli investimenti “verdi”

I governi dell’Unione Europea, tramite i loro rappresentanti permanenti nel COREPER, mercoledì 25 settembre hanno approvato a maggioranza la posizione del Consiglio dell’Unione Europea sull’introduzione di un sistema di regole di classificazione (la cosiddetta “tassonomia”) delle attività e degli investimenti finanziari che rispettano un set comune di requisiti di sostenibilità ambientale, ma hanno anche deciso di posticipare di due anni e mezzo alla fine del 2022 – dalla data inizialmente prevista dalla Commissione per il primo luglio 2020 – l’applicazione di questa classificazione dei prodotti finanziari sostenibili.

COREPER: poco noto ma molto importante nella UeLa Germania, seguita da Austria e Lussemburgo, chiedeva di escludere dalle attività e dagli investimenti “sostenibili” quelli legati al nucleare e al carbone. Ma la Francia, che sul nucleare ha investito moltissimo, grazie a un’alleanza con altri Paesi dell’Europa orientale che traggono buona parte della loro energia dal carbone, ha avuto per ora la meglio. Con un voto a maggioranza qualificata è stato così stabilito che gli investimenti nel nucleare e nel carbone non saranno necessariamente esclusi da quelli considerati “verdi” e che il Consiglio della Ue potrà dire la sua non solo sulle questioni legislative, ma anche su quelle tecniche della tassonomia.

Germania sconfitta: voleva tempi rapidi e stop al nucleare

Secondo la posizione del Consiglio, la tassonomia dovrebbe essere stabilita entro la fine del 2021, per garantirne la piena applicazione entro la fine del 2022. Germania, Lussemburgo e Austria erano invece favorevoli all’adozione della tassonomia «il più rapidamente possibile» ma volevano escludere fin dall’inizio progetti relativi al nucleare. «Temiamo fortemente che il quadro proposto lascerebbe la porta aperta alla deviazione delle risorse finanziarie dalle attività ambientalmente sostenibili e verso tecnologie che non possono essere considerate sicure o sostenibili», hanno affermato i tre Paesi in una dichiarazione congiunta. «L’energia nucleare non è né sicura, né sostenibile né economica. Respingiamo quindi l’idea di usare i fondi della Ue per prolungare la vita delle centrali nucleari», ha dichiarato il segretario di Stato tedesco per l’Energia, Andreas Feicht.

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Decisione non definitiva: verso un duro confronto con l’Europarlamento

La questione però è assai controversa e la politica, che in questa occasione si è già dimostrata molto attenta alle posizioni delle diverse lobby, potrebbe esercitare pressioni ancora maggiori, riducendo gli spazi tecnici di definizione reale dei problemi legati alla tassonomia.

La discussione non è ancora conclusa, perché le posizioni emerse dal Consiglio della Ue dovranno ora passare per la necessaria approvazione del Parlamento Europeo, il quale aveva proposto di escludere gli investimenti nel nucleare e nelle centrali a carbone dal futuro elenco degli investimenti “green”.

La posizione adottata dai rappresentanti permanenti dei governi concede ai singoli Paesi maggiori poteri per decidere quali investimenti sono “verdi”, modificando le procedure proposte dalla Commissione che avrebbero dato invece più voce agli esperti indipendenti. Ma in sede di negoziato per mediare tra le posizioni diverse di Parlamento, Commissione e Consiglio, il cosiddetto “trilogo”, di solito l’Esecutivo Ue si allinea alle istanze espresse dal Consiglio, che rappresentano le linee guida dei governi nazionali, piuttosto che a quelle del Parlamento.

Le regole servono per incentivare i privati ed evitare il greenwashing

La discussione sugli standard della tassonomia che l’Unione Europea intende introdurre è fondamentale per determinare quali prodotti finanziari si qualificano come “verdi”.

La decisione di introdurre una griglia di linee guida comunitarie è ritenuta essenziale per evitare un doppio rischio: il primo è la proliferazione di standard diversi nei suoi 28 Stati, che impediscono di avere un reale mercato comune per i “green bond”, le obbligazioni “sostenibili” il cui controvalore emesso sinora nella Ue è di circa 200 miliardi di dollari; il secondo è la necessità di vagliare con strumenti condivisi le emissioni di strumenti finanziari delle società, togliendo il “bollino” della sostenibilità alle aziende che effettuano il “greenwashing”, cioè quella pratica che presenta come “verdi” attività, investimenti e strumenti finanziari che invece non lo sono davvero.

Lo strumento si inserisce nel piano Ue per la decarbonizzazione

Il motivo per il quale la tassonomia è rilevante lo spiega Mika Lintilä, ministro delle finanze della Finlandia (Paese che ha la guida semestrale dell’Unione): «La partecipazione del settore privato è assolutamente cruciale per affrontare le sfide poste dai cambiamenti climatici. Per realizzare la transizione verso un’economia sostenibile sono necessari centinaia di miliardi di euro di investimenti ed è chiaro che il capitale necessario non può provenire solo dai bilanci pubblici. Al fine di aiutare gli investitori a contribuire alla transizione, un primo passo importante è quello di avere una comprensione condivisa del significato di ‘sostenibile’».

Per raggiungere gli obiettivi climatici che la Ue fissa al 2030, la Commissione europea ha stimato che saranno necessari circa 180 miliardi di euro l’anno di investimenti aggiuntivi nell’efficienza energetica e nelle energie rinnovabili.

Il becco della politica nelle questioni tecniche

L’anno scorso la Commissione Ue aveva presentato una proposta legislativa mirata a decidere quali investimenti possono essere definiti sostenibili, in modo da incoraggiare gli investimenti privati nelle imprese che seguono i principi di rispetto ambientale. Il compromesso raggiunto mercoledì 25 settembre dai Governi della Ue, invece, non esclude che qualsiasi attività economica sia indicata come “verde”, aprendo la strada al riconoscimento quali “investimenti ecologici” anche di quelli mirati a ridurre l’impatto ambientale di reattori nucleari o impianti considerati altamente inquinanti come quelli a carbone.

Questa intesa è contraria alle raccomandazioni di un gruppo di esperti della Ue che a giugno aveva consigliato di escludere dalla tassonomia comunitaria le centrali nucleari e gli impianti a carbone, considerando il loro impatto ambientale contrario agli obiettivi dell’Unione per ridurre le emissioni di carbonio e ridurre i rifiuti pericolosi.

I sei obiettivi ambientali della Ue

Come indicato nella posizione del Consiglio, la proposta identifica e definisce sei obiettivi ambientali dell’UE:

  1. mitigazione dei cambiamenti climatici;
  2. adattamento ai cambiamenti climatici;
  3. uso e protezione sostenibili delle risorse idriche e marine;
  4. transizione verso un’economia circolare, compresa la riduzione e il riciclaggio dei rifiuti;
  5. prevenzione e controllo dell’inquinamento;
  6. protezione e ripristino della biodiversità e degli ecosistemi.

Per essere considerate sostenibili dal punto di vista ambientale, le attività economiche dovrebbero contribuire sostanzialmente ad almeno uno di questi sei obiettivi ambientali, non danneggiarne in modo significativo nessuno, venire realizzate nel rispetto delle garanzie minime sociali e di governance e rispettare specifici criteri di screening tecnico.

Un esempio contenuto nella Tassonomia (a pag 10 dell’appendice sugli usi del rapporto) di come rendicontare la sostenibilità di un portafoglio equity

Su questa base, la Commissione avrebbe quindi il compito di stabilire la classificazione effettiva definendo “criteri di screening tecnico” per ciascun obiettivo ambientale pertinente. La Commissione sarebbe assistita da un gruppo di esperti tecnici, la “Piattaforma sui finanziamenti sostenibili”, che sarebbe incaricata di fornire consulenza per l’elaborazione dei criteri di screening tecnico e analizzare il loro impatto in termini di costi e benefici potenziali della loro applicazione.

Inoltre, la Commissione sarà informata da un gruppo di esperti indicati dagli Stati membri sull’adeguatezza dei criteri di screening tecnico. È vero che la “tassonomia” è ancora in bozza e per ora formalmente lo scontro tra i Governi non l’ha ancora distrutta, ma il problema è che il Consiglio (cioè i Governi) ne ha di fatto rimandato l’applicazione al gennaio 2023.

Ora la società civile e il Parlamento europeo sono chiamati a dare battaglia durante il “trilogo” perché la mediazione porti a un risultato meno negativo possibile.

Insorgono organizzazioni ambientaliste e Verdi

Il compromesso del Consiglio della Ue è stato bocciato dalle organizzazioni ambientaliste: «Non abbiamo bisogno di perdere altri due anni e mezzo», ha detto Luca Bonaccorsi, attivista del gruppo della campagna Trasporti e ambiente, secondo il quale l’introduzione della tassonomia con gli standard più chiari per finanziare un’economia sostenibile è necessaria e urgente.

«Questo è un disastro», ha concordato anche il parlamentare europeo tedesco dei Verdi Sven Giegold. «L’Europarlamento farà tutto il possibile per applicare prima i nuovi standard ed escludere le attività nucleari e inquinanti dalla tassonomia», ha affermato l’europarlamentare. «Abbiamo lavorato per anni in questa proposta: questo ritardo è ingiustificato».

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