Europa in stallo sulla finanza sostenibile: il nucleare blocca i negoziati

Francia ed Est-Europa si oppongono all'esclusione del nucleare dalle attività green. Chiedono una modifica del testo. L'Europarlamento rifiuta: lunedì si vota l'accordo così com'è

Di Elisabetta Tramonto

Niente da fare. L’accordo per definire le attività “green” non è stato raggiunto. Mercoledì scorso (l’11 dicembre), mentre la neo-presidente della Commissione europea presentava il Green new deal europeo, il Piano per decarbonizzare l’Ue entro il 2050, i rappresentanti dei diversi governi del Vecchio continente erano riuniti nel Coreper (il comitato permanente dei membri dei singoli Paesi dell’Ue che prepara i lavori ufficiali del Consiglio europeo). Dovevano votare l’accordo raggiunto pochi giorni prima all’interno del trilogo tra Parlamento, Commissione e Consiglio europei sulla cosiddetta tassonomia, la classificazione delle attività economiche che possono definirsi sostenibili (e quindi accedere agli ingenti finanziamenti per la finanza green). Mancava, infatti, il voto ufficiale dei governi Ue. Ma questo non è accaduto.

In realtà non hanno proprio votato, né a favore né contro. Ma, in base agli interventi dei vari rappresentanti, la maggioranza non c’era.

Durante la riunione dei diplomatici dell’Ue, Gran Bretagna, Francia, Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Slovacchia, Romania, Bulgaria e Slovenia si sono espresse contro l’accordo.

E hanno rinviato la discussione (e il voto) a lunedì prossimo (16 dicembre).

Il nodo del nucleare

«Le obiezioni avanzate durante la riunione del Coreper dai rappresentanti dei diversi Paesi hanno toccato vari punti – racconta un funzionario del Parlamento europeo – dall’obbligo di rendicontazione non finanziaria per tutte le grandi imprese, al riferimento ai paradisi fiscali alla definizione di deforestazione. Ma era evidente che queste fossero argomentazioni minime e superabili. Sono arrivate resistenze anche riguardo l’esclusione del carbone, ma anche su questo fronte siamo convinti che al mento del voto non avrebbero comportato una bocciatura dell’accordo.  La maggioranza del Consiglio europeo, infatti, si era già espressa nettamente contro il carbone».

«Il vero nodo è stato il nucleare – raccontano da Bruxelles – Com’era facile prevedere, è stata l’esclusione, di fatto, di questo settore dalle attività definibili come sostenibili che ha provocato lo stallo dei negoziati».

«È il segno che questo regolamento sta andando nella direzione giusta – commenta un funzionario dell’Europarlamento – significa che sta toccando gli interessi economici che ostacolano la transizione a un’economia Green».

Interessi economici che, per il nucleare, sono molto forti. Il timore, soprattutto da parte dell’Est Europa e della Francia – è che, come prevederebbe la bozza di tassonomia, le aziende del nucleare, non potendo definirsi green, verrebbero escluse da una fetta consistente di finanziamenti e agevolazioni.

La responsabilità della Francia

A parte l’evidente anomalia della presenza tra i contrari all’accordo della Gran Bretagna, ormai di fatto fuori dall’Unione europea, il principale oppositore è la Francia. Bas Eickhout, europarlamentare tedesco dei Verdi, responsabile del capitolo della tassonomia, ha puntato il dito apertamente contro Parigi, rivolgendosi direttamente al presidente Macron. Ha definito «altamente irresponsabile» il comportamento dei Paesi che si sono espressi contro l’accordo raggiunto sulla definizione di attività green.

Uno stallo che, ha dichiarato Bas Eickhout, «mina lo sforzo della Commissione Ue di costruire un Europa Green proprio nel giorno della presentazione del Green New Deal».

E in un post su twitter ha invitato Macron ad assumersi le sue responsabilità.

Un fallimento che ha deluso anche Christine Lagarde, neo-presidente della Banca centrale europea. «Speravo che venisse raggiunto un accordo sulla tassonomia, ma purtroppo non è accaduto – ha dichiarato durante la prima conferenza stampa con il nuovo incarico – Sarebbe stato davvero utile per noi».

L’Europarlamento non arretra

I lavori per approvare l’accordo appaiono in salita. E di certo sono stati rallentati dalle obiezioni dei membri del Coreper. Ma l’Europarlamento non sembra intenzionato ad annacquare il contenuto dell’accordo.

«Il parlamento non rinegozierà», ha dichiarato Bas Eickhout, il deputato più attivo sul tema, esortando la Francia a mettere da parte i propri timori e a lasciare che l’accordo sia approvato dalla maggioranza richiesta degli Stati membri dell’Ue.

Il Coreper ha infatti chiesto un nuovo testo dell’accordo che modifichi i punti che hanno raccolto più obiezioni. Si tratta in particolare degli articoli (soprattutto il 12) che di fatto comportano l’esclusione del nucleare dalle attività sostenibili.  L’attuale testo infatti stabilisce che non possano essere definite green attività che producano rifiuti “la cui permanenza nel lungo termine comporti rischi di danni significativi e permanenti per l’ambiente”. Evidente il riferimento alle scorie nucleari. Un testo che, quindi, comporta l’esclusione di fatto (seppur non venga esplicitamente scritto) di questo settore. Si tratta del principio di “danno significativo”. In base alla tassonomia, un’attività economica, per essere considerata sostenibile, deve rispettare gli obiettivi di tutela dell’ambiente (per esempio basse emissioni inquinanti), ma contemporaneamente non deve comportare un “danno significativo” su altri fronti.

Ma l’Europarlamento ha rigettato la richiesta di modifica del testo dell’accordo. Lunedì prossimo il Coreper dovrà votare il testo proposto così com’è.

«O approverà l’accordo in toto o dovrà fare una proposta alternativa – ha dichiarato un funzionario di Bruxelles – assumendosi la responsabilità di far slittare la transizione a un economia no carbon entro il 2050. Un capitolo fondamentale per l’Europa». E per il Pianeta, aggiungiamo noi.

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