Perché rischiamo l’esplosione dell’ennesima bolla finanziaria

Lo dicono economisti come Nouriel Roubini e lo conferma l’ultimo rapporto della Banca dei Regolamenti Internazionali: la nuova bolla potrebbe scoppiare

I mercati finanziari in preda all'ennesima bolla © anankkml/iStockPhoto

Nei mesi scorsi le Borse di tutto il mondo hanno battuto dei record. I trader hanno manifestato ottimismo per la ripresa economica. Soddisfazione per i piani di rilancio adottati dai governi. Hanno applaudito il mantenimento (per ora) dei tassi d’interesse ai minimi. Gongolato di fronte alle iniezioni di liquidità. E oggi guardano con cauta fiducia ad una prossima uscita dalla pandemia, grazie alle campagne di vaccinazione (per chi se le può permettere). È questo il quadro tracciato dalla Banca dei Regolamenti Internazionali (Bank for International Settlements, BIS), che indica con chiarezza la direzione che sembra essere stata presa dai mercati finanziari: quella di una nuova bolla

La distanza siderale tra mercati finanziari e economia reale

Nel suo ultimo rapporto trimestrale, la “banca centrale delle banche centrali” ha lanciato, infatti, un avvertimento. Che conferma la distanza siderale esistente tra l’andamento dei mercati finanziari e l’economia reale. L’economista Nouriel Roubini sul sito Project Syndicate fa in proposito riferimento agli Stati Uniti: «I record segnati da Wall Street non significano nulla per la maggior parte delle persone. Gli appartenenti alla metà inferiore della piramide della ricchezza possiedono soltanto lo 0,7% del totale delle azioni presenti sui mercati. Al contrario il 10% più ricco è proprietario dell’87,2%. E l’1% di ultra-ricchi controlla il 51,8% dei titoli».

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La Borsa di New York © Carlos Delgado; CC-BY-SA

Secondo il docente della Stern School of Business di New York, «l’aumento delle diseguaglianze ha seguito la crescita delle società del big tech. Almeno tre posti di lavoro nella vendita al dettaglio scompaiono per ciascuno creato da Amazon. Dinamiche simili vengono osservate in altri settori dominati dai colossi tecnologici. Per decenni, la “soluzione” a questi problemi è stata la “democratizzazione” della finanza. Ovvero far sì che ciascuna famiglia povera o precaria potesse ottenere prestiti per acquisire ad esempio un bene immobiliare. Anche al di là dei propri mezzi. Questa espansione del credito per i consumatori ha portato a una bolla che è sfociata nella crisi finanziaria del 2008, con milioni di persone che hanno perso il lavoro, un tetto e i loro risparmi». 

Segnali del possibile scoppio della bolla dai rendimenti obbligazionari

Anche oggi il sistema sembra cominciare a scricchiolare. Alcuni segnali, ad esempio, arrivano dai mercati obbligazionari. Il dinamismo registrato nelle emissioni di bond, infatti, è stato accompagnato da un recente aumento dei rendimenti. Il che, secondo la BIS, potrebbe «modificare profondamente le aspettative dei mercati». Con conseguente possibile esplosione della bolla.

Esempio: con la prospettiva di un ritorno dell’inflazione, i rendimenti di riferimento a 10 anni negli Stati Uniti hanno superato l’1,6% alla fine del mese scorso. Un aumento di 70 punti base, dal 1 gennaio, che è stato seguito da un inizio di crescita dei tassi sulle obbligazioni sovrane poliennali anche in Europa, in Giappone e non solo. Claudio Borio, capo del dipartimento monetario ed economico della BIS, ha spiegato che «finora si è immaginato che i tassi potessero rimanere bassi all’infinito, ma si cominciano ad avere dubbi». Secondo l’economista, in ogni caso, l’evoluzione della situazione dipenderà in primo luogo dalla crescita mondiale, quindi dalla risposta delle banche centrali.

L’economista Nouriel Roubini: «Rischiamo un periodo di stagflazione»

Anche dal punto di vista dei bond, infatti, la BIS lascia agli istituti centrali «la valutazione delle implicazioni di questa crescita dei rendimenti rispetto agli obiettivi». Con un chiaro riferimento al mandato di mantenere la stabilità ed evitare un’improvvisa fiammata dell’inflazione. Cosa che però, secondo numerosi esperti, è difficile ipotizzare, almeno nel breve periodo.

Lo stesso Roubini, ad esempio, sottolinea che «i mercati azionari restano in piena effervescenza, poiché alimentati da politiche monetarie ultra-accomodanti. Tuttavia i dati sono simili a quelli che hanno preceduto le esplosioni delle bolle del 1929 e del 2000». Tra indebitamento crescente (pubblico e privato) e settore tech in ebollizione, la Federal Reserve (la banca centrale americana) «probabilmente teme che i mercati possano crollare istantaneamente» se dovesse far mancare il proprio apporto. 

Una miscela potenzialmente esplosiva: secondo Roubini «la possibilità sul medio termine di una stagflazione (combinazione di stagnazione economica e inflazione), così come quella di un atterraggio brutale dei mercati azionari e delle economie, non cessa di crescere».