Nuovi Ogm, il voto Ue che può cambiare cosa mettiamo nel piatto

Etichette, sovranità sementiera, tutela delle filiere: cosa è in gioco il 17 giugno con il voto del Parlamento europeo sui nuovi Ogm

Sovranità sementiera e biodiversità tra i temi al centro del voto Ue sui nuovi Ogm © satiozdemir/iStockPhoto

Il 17 giugno dovrebbe esserci il voto finale della sessione plenaria del Parlamento europeo sui cosiddetti nuovi Ogm. Non si tratta di un passaggio procedurale di routine. La seduta stabilirà infatti se questi entreranno nelle nostre filiere alimentari e – stando al regolamento in discussione – potranno farlo senza etichette né controlli.

Sono infatti diverse le criticità che associazioni grandi e piccole stanno denunciando. Da un lato una grande confusione comunicativa, con nuove denominazioni che rendono meno semplice capire di cosa si tratti. Dall’altro un attacco a trasparenza, sovranità sementiera e tutela delle filiere. Per questo c’è chi chiede alle europarlamentari e agli europarlamentari di opporsi. Ma innanzitutto capiamo di cosa stiamo parlando.

Nuovi Ogm o Ntg: cambiano i nomi ma non la sostanza

I nuovi Ogm adesso si chiamano Ntg: Nuove tecniche genomiche. O Tea: Tecniche di evoluzione assistita. Di fatto però rispondono a schemi ben noti. Si tratta di tecnologie che promettono di modificare in maniera mirata il Dna delle forme di vita. Come la Crispr-Cas9, che consente di tagliare, modificare o sostituire segmenti specifici del genoma di qualsiasi organismo vivente. Lo fa attraverso l’enzima Cas9, una proteina in grado di tagliare la doppia elica del Dna, e una piccola sequenza di Rna programmata per riconoscere la parte di Dna che si intende eliminare o sostituire.

«Queste tecniche vengono propagandate come precise e puntuali, e i loro prodotti indistinguibili da quelli della natura o della selezione convenzionale. La realtà però è molto diversa», ci spiega Francesco Panié, del Centro Internazionale Crocevia. «L’imprecisione è alta. E gli effetti fuori bersaglio sono a volte anche centinaia, con potenziali rischi per la salute e l’ambiente che nessuno vuole più valutare».

Nuovi Ogm: senza etichette si perde la libertà di scelta

Nella nuova proposta di regolamento entra in gioco una distinzione mai utilizzata e piuttosto arbitraria. Si introduce infatti una divisione tra prodotti modificati di Categoria 1 e Categoria 2 (Ntg-1 / Ntg-2). La differenza sarebbe la lunghezza delle sequenze di Dna che verrebbero modificate (più o meno di 20 nucleotidi). In pratica, le Ntg-2 sarebbero trattate in maniera simile agli Ogm attuali. Mentre le Ntg-1, in cui rientrano circa il 94% dei nuovi Ogm allo studio tramite nuove tecniche genomiche, sarebbero completamente deregolamentate. Non sarebbe quindi richiesta alcuna valutazione del rischio ambientale o sanitario, né tracciabilità o etichettatura per il consumatore finale.

Questo significa rinunciare al diritto di scegliere cosa mettere nel piatto. Non a caso un sondaggio svolto da un’associazione austriaca nel 2023 a livello europeo ha riportato la richiesta, da parte di quasi il 90% delle persone intervistate, di un’etichetta chiara, che specifichi la provenienza dei prodotti acquistati. Stessa indicazione arriva dal sondaggio Assobio, in cui il 90% delle italiane e degli italiani intervistati chiede etichette obbligatorie. Senza un’etichetta obbligatoria lungo l’intera filiera, dai campi agricoli fino alla tavola, ma anche alle mense scolastiche o ospedaliere, la libertà di scelta svanisce, lasciando le famiglie in balia di un mercato opaco in cui il segreto industriale prevale sulla trasparenza e sulla tutela della salute pubblica.

Nuovi Ogm e brevetti: a rischio la sovranità sementiera

Secondo le associazioni critiche, l’estensione del sistema dei brevetti industriali al vivente è di fatto un modo per trasformare un bene comune (i semi) in una proprietà privata delle multinazionali. Già adesso 4 principali gruppi sementieri dominano il 60% del mercato mondiale. Sono Bayer-Monsanto (23%), Corteva (17%), Syngenta/ChemChina (10%) e BASF (7%). La deregolamentazione delle Ntg rischia di blindare ulteriormente questo oligopolio, creando una dipendenza economica soffocante per i piccoli e medi agricoltori, che sarebbero posti in una situazione di pericolosa vulnerabilità legale.

La contaminazione accidentale delle loro colture attraverso il polline di nuovi Ogm brevettati coltivati nelle vicinanze, infatti, può esporli a denunce per violazione di proprietà intellettuale. «Siamo nella assurda situazione che il governo di un paese che ha fatto del ‘Made in Italy’ una narrazione a volte perfino nauseante, oggi promuove la svendita del patrimonio agricolo ai signori degli organismi geneticamente modificati», continua Panié. «Dietro le chiacchiere sulla sovranità alimentare di Meloni e Lollobrigida, si è sempre nascosto un approccio liberista e di sudditanza al grande capitale».

A rischio le filiere biologiche e l’agroecologia

Oltretutto la mancanza di tracciabilità può mettere in crisi soprattutto chi oggi coltiva biologico. Gli Ogm restano esclusi per legge dal biologico, ma gli addetti ai lavori temono che senza controlli certi questa esclusione resti sulla carta. Di fatto, spiegano, sarà impossibile per chi coltiva bio o convenzionale garantire l’assenza di contaminazioni provenienti da coltivazioni Ntg. Così si mettono a rischio le certificazioni e viene meno il patto di fiducia con chi acquista.

Dall’altra parte c’è chi presenta i nuovi Ogm come indispensabili per affrontare la siccità e la crisi climatica. Si tratta però di promesse di sostenibilità finora solo ipotetiche: non ci sono prove che possa funzionare. In gioco, invece, ci sono la biodiversità dei nostri campi, le pratiche agroecologiche e la democrazia alimentare.

Mailbombing contro i nuovi Ogm: la mobilitazione verso il 17 giugno

Tutte queste ragioni hanno spinto un’ampia rete di organizzazioni ambientali, agricole e per i diritti umani a esporsi contro il regolamento dei nuovi Ogm. La rete Crocevia sta promuovendo una campagna di mailbombing alle parlamentari e ai parlamentari europei per chiedere di votare contro la proposta. La campagna offre la possibilità di inviare una comunicazione formale di contrarietà, in vista del voto del 17 giugno.

«Se privati dei controlli di sicurezza, della tracciabilità e del monitoraggio adeguato, i nuovi Ogm circoleranno indisturbati nei nostri campi e arriveranno nei nostri piatti, togliendoci la libertà di scegliere», scrivono i promotori della protesta. «Non restiamo a guardare. Il cibo e l’agricoltura sono troppo importanti per lasciarli nelle mani di chi ha come unico interesse il profitto, a spese della nostra salute, dell’ambiente e dei diritti dei contadini».

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