Ambiente

Piantare alberi non basta. Per salvare il clima servono le foreste naturali

Uno studio britannico spiega che per assorbire la CO2 è imprescindibile puntare sulle foreste naturali: «La soluzione più semplice è anche la più efficace»

Di Andrea Barolini
La creazione di nuove foreste sarà fondamentale nella battaglia contro i cambiamenti climatici © Vaiasgaea(Wikimedia Commons

Per centrare gli obiettivi climatici fissati dalla comunità internazionale è indispensabile ridurre le emissioni di CO2. Ma questo non basterà. Occorre anche trovare anche la maniera di eliminare buona parte del gas già presente nell’atmosfera. A questo scopo, alcune aziende stanno studiando e lanciando i primi sistemi artificiali in grado di catturare il biossido di carbonio. Alcuni di essi sono stati già installati in Svizzera dalla società canadese Carbon Engeneering. Ma gli sforzi saranno probabilmente vani se non si sfrutterà anche la via più naturale. Che passa per il ripristino delle foreste naturali.

Le monocolture assorbono molta meno CO2 delle foreste

A confermarlo è uno studio pubblicato dalla rivista scientifica Nature, e curato da studiosi dello University College di Londra e dell’università di Edimburgo. «Se, come indicato dall’Accordo di Parigi, si vuole limitare la crescita della temperatura media globale ad un massimo di 1,5 gradi centigradi, entro la fine del secolo, rispetto ai livelli pre-industriali – hanno spiegato – non basterà aumentare le piantagioni. Ciò poiché le monocolture captano un quantitativo molto meno importante di CO2 rispetto alle foreste naturali». È per questo che puntare su queste ultime rappresenta «la soluzione più efficace».

The Benefits of a Bonn Challenge Commitment: The Brazilian Perspective

L’idea è dunque tanto semplice quanto sicura in termini di risultati: piantare alberi per salvare il Pianeta. Si tratta d’altra parte di quando indicato anche dall’iniziativa “Bonn Challenge” lanciata nel 2011. Con essa, si puntava a spingere gli Stati a ripristinare 150 milioni di ettari di foreste entro il 2020. E 350 milioni entro il 2030. In questo modo si potrebbero catturare circa due miliardi di tonnellate di CO2 all’anno. Senza dimenticare i vantaggi che le foreste garantiscono alle comunità locali, in termini di risorse naturali così come di reddito.

Il 45% delle aree destinate ad accogliere boschi diventeranno in realtà piantagioni

Lo studio ha analizzato infatti i casi di 43 nazioni. Confermando che soltanto la biodiversità delle foreste naturali è in grado di assorbire tanto biossido di carbonio da mantenere la temperatura a non più di 1,5 gradi. Ciò dal momento che le aree boschive sono in grado di catturare 40 volte più CO2 rispetto alle piantagioni.

foresta brasile
La foresta amazzonica in Brasile © CC0 Creative Commons da pixabay.com

Ma a tale scopo i 350 milioni di ettari promessi dai governi non basteranno. Con essi, infatti, nel 2100 si saranno eliminati dall’atmosfera soltanto 42 miliardi di tonnellate di gas climalteranti. A fronte dei 730 miliardi che sarebbe necessario raggiungere per centrare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi.


Non solo. Gli impegni assunti dagli Stati nell’ambito dell’iniziativa “Bonn Challenge”, se applicati alla lettera, non prevedono unicamente la creazione di nuove foreste. Al contrario, esse occuperebbero solo il 34% delle superfici. Il resto sarebbe occupato al 45% da piantagioni e al 21% da zone agroforestali. «Il che ridurrà ulteriormente il quantitativo di CO2 assorbita a 16 miliardi di tonnellate», spiegano i ricercatori. Che precisano: «Se i 350 milioni di ettari fossero di sole piantagioni, si crollerebbe ad un solo miliardo».

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