Migliaia di miliardi di dollari di finanza fossile soffiano sul fuoco della crisi climatica

Sembra non esserci fine al sostegno dei grandi investitori internazionali alle società fossili. In testa quelli americani, ma ci sono anche molti big europei

Più del 95% degli investimenti è in società che continuano a espandere il business dei combustibili fossili © Marina113/iStockPhoto

Gli investitori istituzionali internazionali detengono oltre 6.500 miliardi di dollari in investimenti nelle società dei combustibili fossili, sotto forma di azioni e obbligazioni. Una cifra monstre che equivale grosso modo al prodotto interno lordo (Pil) di Francia e Regno Unito messi insieme.

A dirlo è l’edizione 2026 del rapporto Investing in Climate Chaos, pubblicato da una trentina di Ong con capofila la tedesca Urgewald. Uno studio che si pone in una relazione di complementarietà quasi perfetta con un altro recente rapporto, Banking on Climate Chaos: il primo analizza partecipazioni azionarie e obbligazionarie, il secondo prestiti e sottoscrizioni. Ma sempre di migliaia di miliardi a carbone, petrolio e gas si tratta.

Evidentemente anni di proclami e iniziative, di lavori su metriche, standard e metodologie non hanno scalfito la realtà: la grande finanza internazionale continua imperterrita ad alimentare la crisi climatica. Con buona pace degli appelli che si moltiplicano con l’aggravarsi degli impatti del clima impazzito.

I database degli investimenti nelle società dei combustibili fossili

Il rapporto, costruito col supporto del centro indipendente di ricerca olandese Profundo, si basa sulle cifre di alcuni database che Urgewald ha lanciato e mantiene. Nello specifico Global Coal Exit List (Gcel), Global Oil & Gas Exit List (Gogel) e Metallurgical Coal Exit List (Mcel, per il carbone utilizzato per la produzione di acciaio). I tre database elencano infatti le partecipazioni azionarie e obbligazionarie nelle principali società fossili del Pianeta riconducibili a oltre 8.400 asset manager, fondi pensione, fondi sovrani, assicurazioni, fondazioni, hedge fund. Investing in Climate Chaos le ha aggregate e analizzate.

«È uno strumento di enorme importanza perché consente ai titolari di fondi pensione, alle Ong, ai regolatori, ai giornalisti e ai clienti di queste istituzioni di chiedere loro conto delle proprie azioni», ha commentato Mark Campanale, Ceo di Carbon Tracker Initiative e nel comitato direttivo dell’iniziativa per un Trattato internazionale di non-proliferazione dei combustibili fossili.

Più del 95% degli investimenti riguarda società che espandono il business dei combustibili fossili

Siccome al peggio non c’è mai fine, più del 95% di questi investimenti è in società che continuano a espandere il business dei combustibili fossili. Ad esempio ricercando o sviluppando nuovi giacimenti, oppure progettando nuove infrastrutture come gasdotti, terminal Gnl, centrali elettriche a carbone e a gas.

Lo ha detto senza mezzi termini la direttrice di Urgewald, Heffa Schücking: «Le società che espandono la loro attività nel settore dei combustibili fossili mentre il Pianeta brucia rappresentano la peggiore opportunità di investimento immaginabile». Inoltre, si investe in obbligazioni emesse da società oil&gas con scadenze lunghissime: al 2080, al 2084, addirittura al 2115, come nel caso della brasiliana Petrobras. Il che dimostra l’intenzione di continuare a supportare l’espansionismo fossile ben al di là di qualsiasi termine compatibile con gli obiettivi climatici globali.

I grandi asset manager statunitensi dominano la classifica di Investing in Climate Chaos

La lista dei più “cattivi” comprende una ventina di investitori istituzionali che insieme detengono il 50% del valore azionario e obbligazionario delle società fossili individuate da Urgewald. Tre di loro, da soli, ne possiedono quasi un quarto (il 23%). Si tratta di Vanguard (oltre 650 miliardi di dollari), BlackRock (più di 550) e il Fondo d’investimento pubblico saudita (quasi 284). A dominare la classifica sono gli asset manager statunitensi, che non sembrano avere problemi ad allinearsi al drill, baby, drill tanto caro a Trump.

C’è spazio però anche per big europei (Ubs, Amundi, Dws), con in testa quel fondo sovrano norvegese da oltre 90 miliardi di dollari che da anni sbandiera ai quattro venti le sue linee guida etiche. Lapidario al riguardo il commento di Dina Rui, del Nordic Center for Sustainable Finance: «Non ci si può definire leader nella lotta ai cambiamenti climatici se si è il maggiore investitore europeo in ExxonMobil. In materia di cambiamenti climatici, il fondo sovrano norvegese è l’investitore più irresponsabile d’Europa».

Le (rare) eccezioni dimostrano che slegarsi dal business fossile è possibile

Per fortuna ci sono le eccezioni. L’Associazione svizzera per gli investimenti responsabili ha raccomandato ai suoi membri di «rifiutare il debito» di società quali ExxonMobil, Chevron, Saudi Aramco. Nordea Asset Management non partecipa più alle emissioni obbligazionarie di società che espandono la produzione di combustibili fossili.

Bnp Paribas Asset Management nega il debito a società coinvolte nell’esplorazione e produzione di petrolio e gas, Ofi Invest a società coinvolte nelle esportazioni di gas naturale liquefatto (Gnl). Scor, colosso francese della riassicurazione, non investe più in società oil&gas con piani di espansione dell’esplorazione ed estrazione (upstream). Il fondo pensione olandese Pfzw ha disinvestito da centinaia di produttori di petrolio e gas, fra cui Shell, BP e TotalEnergies. Ha anche smesso di investire in fondi azionari gestiti da BlackRock citando la mancanza di allineamento sul clima.

Sono passi incoraggianti, ma si tratta ancora di una minoranza. «La maggior parte degli investitori istituzionali sta venendo meno sia agli obblighi nei confronti del clima, sia ai propri doveri fiduciari a lungo termine», è il commento finale di Heffa Schücking. «Non esistono pensioni sicure, risparmi sicuri o rendimenti sicuri in un mondo destabilizzato dal clima».

Nessun commento finora.

Lascia il tuo commento.

Effettua il login, o crea un nuovo account per commentare.

Login Non hai un account? Registrati