Riforme finanziarie in Europa: le false soluzioni – prima parte

L’Unione Europea sta studiando nuovi strumenti per migliorare il finanziamento dell’economia, delle infrastrutture e delle piccole e medie imprese. Proposte che vanno nella ...

Di Andrea Baranes

L’Unione Europea sta studiando nuovi strumenti per migliorare il finanziamento dell’economia, delle infrastrutture e delle piccole e medie imprese. Proposte che vanno nella direzione di un’ulteriore espansione dei mercati finanziari e del rilancio del sistema bancario ombra, delle cartolarizzazioni e di altre operazioni. Quali sono i rischi di tali strumenti, e quelli di una nuova bolla finanziaria? E’ possibile partire dall’assunto che la finanza privata sia la soluzione e quella pubblica il problema? In secondo luogo, di fronte a un sistema ipertrofico e autoreferenziale, che senso ha allargare ulteriormente la torta finanziaria, invece di ridurla ma fare in modo che una fetta nettamente più grande sia destinata alle attività economiche?

Cosa succede in Europa (e in Italia)?

In Europa la tanto annunciata e proclamata ripresa economica stenta. Se ci sono alcuni segnali positivi, siamo ben lontani da una inversione di rotta rispetto alla crisi degli ultimi anni. La disoccupazione in molti Paesi rimane elevata, le diseguaglianze crescono. Uno dei principali problemi è la difficoltà di accesso al credito per buona parte del sistema produttivo e per le famiglie. Pochi investimenti, consumi che ristagnano, e un sistema bancario e finanziario che non sostiene l’economia.
Questo è vero in particolare in Paesi quali l’Italia. Le sofferenze bancarie (ovvero la quantità di crediti che non vengono restituiti) sono ormai intorno al 10%, un’enormità. Difficoltà che spingono le banche a chiudere i rubinetti del credito e non prestare alle imprese. Queste ultime si trovano quindi a loro volta in difficoltà, il che fa aumentare le sofferenze, in una spirale che si auto-alimenta.
Più in generale, l’enorme quantità di denaro immessa dalla BCE con diverse iniziative, ultima in ordine di tempo il Quantitative Easing – QE, rimane incastrata in una finanza sempre più autoreferenziale, e non arriva all’economia. Un eccesso di liquidità da un lato, una mancanza dall’altro: mentre in Italia diminuiscono i crediti erogati dalle banche, in Europa circolano oltre 1.000 miliardi di euro di titoli a tasso negativo. Al culmine del paradosso, uno dei principali effetti del QE è lo spingere anche piccoli risparmiatori e fondi pensione verso strumenti sempre più rischiosi, alla disperata ricerca di un qualche profitto. Al di là dell’incredibile inefficienza del sistema, il rischio è di gonfiare ulteriormente una finanza ipertrofica mentre economia e occupazione rimangono al palo; la definizione stessa di una nuova bolla finanziaria.
Se la finanza privata si dimostra per l’ennesima volta tanto inefficiente quanto inefficace nel sostenere l’economia, dall’altra parte, l’austerità ha depresso la domanda pubblica e i consumi. I tagli alla spesa pubblica stanno avendo impatti molto pesanti non solo dal punto di vista sociale ma anche da quello macroeconomico.
Per questi motivi l’Unione Europa sta mettendo in campo diverse misure che dovrebbero fare ripartire la crescita economica. Uno dei più importanti è la Capital Markets Union o CMU. Un insieme di iniziative mirate alla creazione di nuovi canali di finanziamento per le piccole e medie imprese, le infrastrutture e particolari settori economici.


Seconda parte: Capital Markets Union
Terza parte: Cosa succede in Europa (e in Italia)?
Foto di Ilaria

Iscriviti alla newsletter

Il meglio delle notizie di finanza etica ed economia sostenibile