Riforme finanziarie in Europa: le false soluzioni – terza parte

L’Unione Europea sta studiando nuovi strumenti per migliorare il finanziamento dell’economia, delle infrastrutture e delle piccole e medie imprese. Proposte che vanno nella ...

Di Andrea Baranes

L’Unione Europea sta studiando nuovi strumenti per migliorare il finanziamento dell’economia, delle infrastrutture e delle piccole e medie imprese. Proposte che vanno nella direzione di un’ulteriore espansione dei mercati finanziari e del rilancio del sistema bancario ombra, delle cartolarizzazioni e di altre operazioni. Quali sono i rischi di tali strumenti, e quelli di una nuova bolla finanziaria? E’ possibile partire dall’assunto che la finanza privata sia la soluzione e quella pubblica il problema? In secondo luogo, di fronte a un sistema ipertrofico e autoreferenziale, che senso ha allargare ulteriormente la torta finanziaria, invece di ridurla ma fare in modo che una fetta nettamente più grande sia destinata alle attività economiche?

Sistema bancario ombra, cartolarizzazioni & C. Questa volta è diverso…

E’ l’impianto generale del CMU a essere estremamente preoccupante, e in particolare la ricerca di forme alternative di finanziamento. Il ragionamento è il seguente: dopo la crisi sono state rafforzate alcune norme di vigilanza sul sistema bancario (a partire dal nuovo accordo di Basilea), il che ha reso più complesso per le banche finanziare le PMI e le famiglie. Pensiamo allora a favorire operazioni simili a quelle svolte dalle banche, ma realizzate da soggetti e veicoli che non devono sottostare alle regole e limiti che riguardano il sistema bancario. In altre parole, misure per favorire ed espandere il sistema bancario ombra, o shadow banking system. Lo stesso sistema finito sotto accusa solo pochi anni fa come uno dei principali responsabili della crisi, dove quasi tutto è consentito, al di là di ogni controllo o forma di trasparenza.
Nella stessa direzione, le istituzioni europee hanno già avviato un programma di cartolarizzazioni, nella speranza di permettere alle banche di erogare più credito. Si tratta di un’operazione che permette di convertire un credito in titoli finanziari. Per capire, una banca che concede un mutuo ha un credito nei confronti del mutuatario, sopporta il corrispondente rischio e deve aspettare il rimborso del prestito rata dopo rata, il che vuol dire tenere bloccato un capitale anche per decenni. Se però la banca può trasformare tale credito in un’obbligazione da rivendere a terzi, saranno ora questi ultimi a ricevere un pagamento legato alle rate del mutuo. La banca si disfa del rischio e libera capitali “freschi” da utilizzare per nuove operazioni. Nel momento in cui le nuove regole per limitare i rischi per le banche (in primo luogo l’accordo di Basilea) prevedono che per prestiti giudicati più rischiosi, come appunto mutui o prestiti a PMI, le banche debbano tenere da parte una considerevole quantità di capitale proprio, le cartolarizzazioni permettono di non tenere bloccato tale patrimonio, ma di utilizzarlo per nuove operazioni.
Quello che nuovamente sembra completamente assente dal dibattito è che tale meccanismo è stato al centro della bolla dei mutui subprime, con banche e intermediari finanziari che concedevano mutui anche a clienti senza garanzie né reddito (appunto i clienti subprime), perché subito dopo trasformavano tale mutuo in titoli finanziari che venivano rivenduti in tutto il mondo. Quando è scoppiata la bolla, nessuno sapeva dove fossero finiti i titoli tossici e una crisi del settore immobiliare USA si è rapidamente trasformata in una crisi di fiducia e finanziaria globali.
A distanza di soli otto anni, non solo tale pratica non è stata bloccata, ma viene riproposta come una delle principali soluzioni per rilanciare l’economia. Oggi si parla di cartolarizzazione di alta qualità ­“high quality securitization” ­ intendendo con tale espressione la volontà di non replicare gli eccessi degli scorsi anni. Nei fatti, però, i problemi del passato sembrano più o meno intatti. In linea generale, il problema di fondo è il venire meno del rapporto che lega creditore e debitore: uno dei compiti fondamentali delle banche è quello di valutare il merito di credito del richiedente: le banche impiegano i risparmi dei correntisti, e devono pertanto valutare con estrema attenzione i rischi corrispondenti. Se però so che potrò rivendere tale credito a terzi, crolla il presupposto di base della stessa attività creditizia.
Le cartolarizzazioni sono operazioni complesse, strettamente legate, se non parte integrante, dello stesso sistema bancario ombra. I problemi non si limitano alle operazioni in sé e alle società che li realizzano, ma anche alla trasmissione del rischio agli acquirenti, ovvero nuovamente anche a piccoli risparmiatori, fondi pensioni e dintorni. Chi compra i titoli frutto delle cartolarizzazioni compra anche il rischio connesso. Esiste una asimmetria evidente tra gli istituti finanziari che realizzano tali operazioni e gli acquirenti finali. Quanto le nuove norme in discussione in Europa rischiano di ampliare ulteriormente tale asimmetria?
Un rischio che si manifesta in generale nell’intero impianto della CMU, che sta studiando modi per permettere a tutti i cittadini dell’UE di accedere liberamente ai nuovi strumenti e mercati che si vorrebbero mettere a punto. L’idea è che i cittadini dei Paesi più forti potrebbero così investire nelle PMI della periferia europea, risolvendo con un colpo di bacchetta magica gli attuali problemi. In altre parole, nella CMU uno dei capitoli riguarda un’ulteriore smantellamento dei (pochi) controlli e limiti sul movimento di capitali ancora esistenti.
 
 

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