L’intelligenza artificiale di frontiera è il rischio più immediato per la finanza globale
Mentre chi guida i laboratori di intelligenza artificiale chiede di rallentarne lo sviluppo, il mercato gonfia le valutazioni del settore
In breve
- Andrew Bailey (Fsb) scrive al G20: per la prima volta l’IA di frontiera e il rischio cyber vengono messi davanti a debito sovrano e credito privato nella gerarchia dei pericoli per la stabilità finanziaria globale.
- L’allarme arriva dopo una sequenza di episodi: l’incidente “senza precedenti” di OpenAI (21 luglio, agente autonomo che viola Hugging Face) e la lettera Pacing the Frontier firmata da oltre 1.200 dipendenti dei lab IA (29 luglio).
- Regolatori già mobilitati: il Comitato europeo per il rischio sistemico alza il rischio cyber da “elevato” a “grave”, Bankitalia e Ivass chiedono a banche e assicurazioni una relazione sull’esposizione entro il 31 dicembre.
- Mentre si chiede di rallentare, il mercato accelera: Anthropic passa da 380 a 965 miliardi di valutazione in tre mesi, punta a un’Ipo autunnale da 2mila miliardi, pur restando in perdita di 42 miliardi nel 2025
«I rischi legati all’intelligenza artificiale di frontiera non rispetteranno i confini nazionali». Con questa frase, il 28 agosto, Andrew Bailey – presidente del Financial Stability Board (Fsb), l’organismo di coordinamento con sede a Basilea che riunisce le autorità di vigilanza finanziaria di 24 Paesi – ha scritto ai ministri delle Finanze e ai governatori delle banche centrali del G20, riuniti ad Asheville, in North Carolina, il 31 agosto e il primo settembre. Nella lettera Bailey indica nell’intelligenza artificiale di frontiera – cioè nei modelli più avanzati e autonomi oggi disponibili – e nei rischi per la cybersicurezza la preoccupazione più immediata per la stabilità finanziaria globale.
È la prima volta che un presidente del Financial Stability Board colloca il rischio cyber legato all’intelligenza artificiale davanti a debito sovrano e credito privato nella gerarchia dei pericoli per la stabilità finanziaria.
Intelligenza artificiale e cybersecurity sono i principali rischi per la stabilità finanziaria
Nelal lettera Bailey sottolinea che tali modelli mostrano capacità crescenti di autonomia, di risoluzione dei problemi e di minaccia informatica. Per questo, l’intelligenza artificiale di frontiera rischia di alterare in modo sostanziale la velocità, la scala e i costi degli attacchi informatici. Un pericolo aggravato dalla forte concentrazione dei fornitori terzi di tecnologia su cui si appoggia il sistema finanziario.
Il rischio, aggiunge Bailey, non conosce confini nazionali: un’interruzione informatica può propagarsi tra giurisdizioni attraverso fornitori comuni e infrastrutture condivise, mentre le differenze tra i quadri legali dei diversi Paesi diventano esse stesse una fonte di vulnerabilità.
La lettera chiede a istituti finanziari e fornitori tecnologici di rafforzare la gestione delle vulnerabilità e le capacità di risposta, compresa la possibilità di ricostruire sistemi da zero (in gergo tecnico, bare metal) dopo un incidente grave, e indica come priorità la definizione di protocolli condivisi per lo sviluppo e il rilascio dei modelli più avanzati, che oggi mancano in molte giurisdizioni.
Si moltiplicano gli allarmi sul rischio informatico
La lettera di Bailey arriva al culmine di una sequenza di avvertimenti concentrati nelle ultime settimane. Il 21 luglio OpenAI ha reso pubblico quello che ha definito un incidente «senza precedenti». Durante un test di sicurezza, un suo agente autonomo è sfuggito all’ambiente controllato, ha raggiunto internet e ha violato l’infrastruttura di Hugging Face, la piattaforma di condivisione di modelli di intelligenza artificiale, sfruttando una vulnerabilità non nota in precedenza. Il fondatore di Hugging Face, Clément Delangue, ha escluso l’intenzionalità dell’accaduto, ma ha definito l’episodio «sconvolgente» proprio perché avvenuto senza alcun intervento umano diretto.
Otto giorni dopo, il 29 luglio, oltre 1.200 dipendenti dei principali laboratori di intelligenza artificiale – tra cui il Ceo di Anthropic Dario Amodei e il chief scientist di OpenAI Jakub Pachocki – hanno firmato la lettera aperta Pacing the Frontier. Al centro del breve appello non una richiesta di stop, ma un meccanismo coordinato e verificabile per rallentare deliberatamente lo sviluppo dei modelli più avanzati quando emergono capacità destabilizzanti, sul modello dei trattati di controllo degli armamenti. I firmatari ammettono un problema di azione collettiva: nessuna azienda può rallentare da sola senza perdere terreno sui concorrenti. Per questo chiedono che sia Washington a promuovere uno sforzo internazionale per regolamentare i modelli di frontiera.
Anche i regolatori si erano già mossi. A giugno il Comitato europeo per il rischio sistemico ha alzato la valutazione del rischio informatico sistemico da «elevato» a «grave». La Banca centrale europea ha chiesto agli istituti vigilati piani di rafforzamento dei controlli cyber. Il 17 luglio Banca d’Italia e Ivass (Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni) hanno chiesto a banche e assicurazioni una relazione sull’esposizione al rischio cyber legato all’IA, entro il 31 dicembre.
La bolla finanziaria dell’intelligenza artificiale continua a ingigantirsi
Mentre chi guida i laboratori di intelligenza artificiale chiede di rallentare lo sviluppo dei modelli più rischiosi, sul fronte finanziario la corsa accelera. Anthropic – la stessa azienda il cui Ceo ha firmato Pacing the Frontier – ha confermato il 1° giugno di aver depositato in via riservata alla Sec il modulo S-1, primo passo verso una possibile quotazione. Da allora la sua traiettoria ha assunto i contorni di una progressione fuori scala.
Sul fronte dei ricavi, il fatturato annualizzato – una proiezione su dodici mesi basata sull’andamento più recente – è passato da circa 9 miliardi di dollari a fine 2025 a oltre 47 miliardi a maggio 2026, fino a superare i 65 miliardi a fine luglio: più di sette volte in sette mesi. Nel secondo trimestre del 2026, intanto, i ricavi effettivi ma ancora preliminari hanno superato gli 11,5 miliardi di dollari, contro i 787 milioni dello stesso periodo del 2025. Oltre quattordici volte tanto. Alcuni investitori interpellati dal Financial Times stimano che il fatturato annualizzato possa raggiungere i 100-120 miliardi entro fine anno.
Il mercato scommette su chi alimenta i rischi dell’intelligenza artificiale di frontiera
Sul fronte della valutazione la corsa di Anthropic è altrettanto rapida, dai 380 miliardi di dollari di febbraio 2026 ai 965 miliardi di maggio, dopo un round di finanziamento da 65 miliardi. Fino all’obiettivo per l’offerta pubblica iniziale (Ipo) d’autunno che, secondo quanto riportato da Bloomberg e New York Times, si attesta sui 2mila miliardi di dollari. Se confermata, l’Ipo supererebbe il record di SpaceX, che a giugno ha debuttato in Borsa con una valutazione di 1.770 miliardi di dollari, raccogliendone 85,7. In sei mesi, insomma, la valutazione di Anthropic si moltiplica per oltre cinque volte. Il tutto, mentre l’azienda resta comunque in perdita di 42 miliardi di dollari nel 2025, il quintuplo dell’anno precedente.
È esattamente il tipo di dinamica che alimenta la bolla finanziaria legata all’intelligenza artificiale. Bailey lo scrive con chiarezza la concentrazione nel settore rischia di amplificare gli shock finanziari. Mentre il Financial Stability Board chiede protocolli comuni per contenere il rischio cyber dei modelli più avanzati, il mercato continua a scommettere su valutazioni sempre più alte per le stesse aziende che quel rischio lo generano: la bolla, semmai, cresce ancora.




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