Tassare gli extraprofitti fossili: oltre cento sigle cattoliche scrivono all’Ue

Nella Settimana Laudato Si', le sigle cattoliche europee si rivolgono all'Ue: tassare gli utili delle fossili e accelerare la transizione giusta

La raffineria Iplom di Busalla sul torrente Scrivia. Le organizzazioni cattoliche chiedono all'UE una tassa permanente sugli extraprofitti delle compagnie fossili © Stefano59Rivara/Wikimedia Commons

Con una sola voce, più di cento organizzazioni cattoliche di tutt’Europa si sono rivolte alle istituzioni dell’Unione europea per chiedere di tassare gli extraprofitti dell’industria fossile. La richiesta è al centro dell’appello “Europa, sii fedele alla nostra casa comune”, in cui sono elencate una serie di misure per un’azione climatica più incisiva: «Mentre la crisi energetica globale e i conflitti – recita l’appello in apertura – mettono ancora una volta in luce la vulnerabilità del nostro continente”.

Le organizzazioni firmatarie provengono da 20 Paesi dell’Ue. Fra di esse figurano istituzioni ecclesiali, organismi episcopali, reti di cooperazione internazionale, ordini religiosi, Ong, movimenti e comunità cristiane, in rappresentanza di oltre 600mila religiose e religiosi. L’iniziativa cade a metà della Settimana Laudato Si’ (17-24 maggio), che si celebra in ricordo della pubblicazione nel 2015 dell’omonima enciclica di Papa Francesco per invitare i cattolici di tutto il mondo a prendersi cura della nostra casa comune abbracciando l’ecologia integrale.

L’appello giunge inoltre nel momento in cui in ambito Ue da una parte si stanno avviando i negoziati per il prossimo bilancio settennale, dall’altra, la presidenza del Consiglio dell’Unione sta per essere assunta per gli ultimi sei mesi del 2026 dall’Irlanda, che sarà co-organizzatrice della seconda Conferenza internazionale sull’abbandono dei combustibili fossili in programma a Tuvalu nel 2027, dopo la prima tenutasi in aprile a Santa Marta.

Legislazione Omnibus: l’Ue accusata di deregolamentazione

«L’Europa si trova di fronte a una scelta cruciale: guidare l’eliminazione graduale dei combustibili fossili o schierarsi con le aziende più inquinanti, responsabili della metà delle emissioni globali di gas climalteranti», recita l’appello, ricordando come poche decine di aziende, le cosiddette carbon majors, siano responsabili di gran parte delle emissioni di CO2.

Viene espressa «profonda preoccupazione per il fatto che l’Ue stia attualmente smantellando la propria legislazione»: il riferimento esplicito è alla legislazione Omnibus, accusata di aver deregolamentato dietro la maschera della semplificazione e in particolare di aver ritardato gli impegni sul clima, aumentato la dipendenza dai combustibili fossili, tagliato le tutele sociali e ambientali. Si sottolinea anche come la richiesta di un’azione climatica più decisa sia condivisa dalla larga maggioranza dei cittadini europei, come sondaggi di Eurobarometro hanno evidenziato.

Tassa sugli extraprofitti fossili: la richiesta principale

Traendo ispirazione dal recente “Manifesto delle Chiese del Sud del Mondo per la nostra casa comune”, e sull’onda della citata conferenza di Santa Marta, l’appello esorta i leader dell’Ue ad agire su diversi fronti. A cominciare dall’introduzione di una tassa permanente sugli utili delle aziende fossili: insieme all’eliminazione dei sussidi ai combustibili fossili, garantirebbe risorse da destinare alla transizione e alla tutela di consumatori e imprese più vulnerabili.

«L’Europa ha la responsabilità morale di accelerare l’uscita dai combustibili fossili e passare all’energia pulita – ha dichiarato Lorna Gold, direttrice esecutiva del Movimento Laudato Si’, che è stato fra i principali promotori dell’iniziativa –, anche attraverso l’introduzione di una tassa permanente sui profitti colossali delle compagnie fossili».

È stato calcolato che l’impatto causato dalla recente guerra in Iran sui prezzi dei combustibili fossili ha fatto incassare in un mese alle cento più grandi compagnie dell’oil&gas 30 milioni di dollari di extraprofitti all’ora. La richiesta del mondo cattolico del resto è in linea con quelle avanzate sempre all’Ue nelle scorse settimane da cinque Paesi europei fra cui l’Italia e da una trentina di Ong.

Stop a nuove esplorazioni e transizione giusta nel bilancio Ue

L’appello chiede anche di mettere uno stop all’esplorazione per i combustibili fossili, l’abbandono rapido dell’estrazione di carbone, petrolio e gas e la fine delle autorizzazioni per nuove infrastrutture fossili. Oltre a ciò, il rifiuto di soluzioni contro la crisi climatica definite “illusorie” (espressione più gentile della più utilizzata “false soluzioni”), come le tecnologie di rimozione del carbonio. Un’altra richiesta è l’elaborazione di una strategia per porre fine alla dipendenza dell’Unione dai combustibili fossili, con una tabella di marcia per l’eliminazione graduale di produzione, importazione e consumo.

Si chiede infine di dare priorità al finanziamento di una transizione socialmente giusta nel prossimo bilancio dell’Ue, aumentando massicciamente gli investimenti “verdi” (efficienza energetica, elettrificazione, energie rinnovabili), nel rispetto dei diritti delle popolazioni indigene, delle comunità locali e garantendo quelli dei lavoratori. E che l’Ue si spenda a livello globale per l’eliminazione graduale dei combustibili fossili, fornendo allo scopo adeguate risorse finanziarie (attraverso sovvenzioni, invece che prestiti) e cancellando i debiti insostenibili.

Tra i firmatari italiani: Acli, Agesci, Focsiv, Pax Christi

In questa iniziativa c’è tanta Italia: fra i firmatari dell’appello figurano ad esempio le Acli, Agesci, Azione Cattolica Italiana, Focsiv, Unione Superiore Maggiori d’Italia (Usmi), Pax Christi Italia, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII. Fra chi sostiene l’appello a livello europeo vi sono Caritas Europa, Cidse, Rete Ambientale Cristiana Europea (Ecen), Trócaire, diverse province gesuite, varie diocesi e arcidiocesi spagnole, organismi come Uisg (Unione delle Superiori Generali) e Usg (Unione dei Superiori Generali).

«Stiamo già assistendo ai primi segnali di caos climatico e i nostri figli continueranno a subire impatti ancora peggiori a meno che non poniamo fine urgentemente ai combustibili fossili», ricorda ancora l’appello per sottolineare che non c’è più tempo da perdere. La chiusura è affidata alle parole pronunciate da Papa Leone XIV alla conferenza “Aumentare la Speranza” lo scorso ottobre: «Dio ci chiederà se abbiamo coltivato e custodito bene questo mondo (..) a beneficio di tutti e delle generazioni future (..) Allora, che cosa risponderemo?».

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