Turow, una miniera di carbone spacca l’Europa

Miniera di carbone di Turow: la disputa tra Repubblica Ceca e Polonia illumina la lentezza della transizione ecologica, dell'Europa e di Generali

dalla miniera di carbone alle mani del minatore © svet110/iStockPhoto

Carbone, ancora tu?! Ma la prospettiva che nel futuro dell’Europa non ci sia più spazio per la fonte di energia più inquinante è risuonata forte anche in un tribunale. E che tribunale! A seguito di una disputa politica e legale tra Polonia e Repubblica Ceca, è arrivata infatti una decisione della Corte di giustizia europea. Che chiede lo stop immediato alle attività della gigantesca miniera di lignite a cielo aperto di Turow, al confine tra i due Paesi.

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Le 30 centrali a carbone più inquinanti in Europa. Dati 2018 – FONTE: Beyond Coal

Una decisione presa sulla base della denuncia di Praga per danno ambientale. Avanzata dopo che la Polonia e PGE, società polacca a controllo statale e proprietaria del sito minerario, hanno stabilito di estendere la licenza estrattiva fino al 2044. Ovvero per altri 23 anni, giungendo perciò all’esaurimento del giacimento.

Un termine temporale che, formalmente, rispetta gli attuali obbiettivi del Green New Deal, che guarda al 2050. Ma che non è compatibile coi propositi di riduzione delle emissioni di gas serra stabiliti dall’Accordo di Parigi sul clima. E non solo. Perché contrasta anche con la volontà di molti Paesi dell’Unione europea e delle istituzioni globali di abbandonare il carbone già entro il 2030.

Carbone invece dell’acqua

La Corte di giustizia, peraltro, ad oggi ha decretato solo l’interruzione temporanea dell’attività della miniera, in attesa della sentenza definitiva. Ma Varsavia teme che questa possa essere una prima crepa nelle sue strategie energetiche nazionali legate al combustibile fossile. Il carbone costituirebbe circa il 65% del mix energetico polacco, di cui la lignite coprirebbe un 17%. Mentre Turow contribuirebbe per un 7% al fabbisogno del Paese (EuropaToday).

Non un dettaglio, insomma. D’altra parte il tribunale non ha certo operato per un capriccio della nazione confinante. Al di là dei programmi europei di riduzione della CO2, l’attività di Turow – riporta l’organizzazione Re:common – starebbe «prosciugando le falde idriche del territorio ceco, colpendo circa 30mila persone». Soprattutto negli abitati di Frydlant e Hradek. Anche se PGE, sprezzante dal suo profilo Twitter, suggerisce che la colpa è della siccità.

E così, oltre al dibattito acceso dal fronte ambientalista interno alla Polonia, continua la battaglia tra Praga e Varsavia su diversi terreni, mediatici e diplomatici. Con il primo ministro Ceco Andrej Babis, che recentemente ha dovuto smentire il suo omologo Polacco Mateusz Morawiecki. Secondo quest’ultimo, a seguito di un incontro a Bruxelles, si prospetta “una soluzione amichevole di questa controversia”. Mentre Babis ha tenuto a far sapere che la Repubblica Ceca non è affatto disposta a ritirare la causa presentata. Anche se i colloqui non si sono ancora interrotti…

La campagna mediatica polacca. E il rifiuto di fermare Turow

Uno scontro ai vertici, che si ripercuote nella piena attività dell’arsenale mediatico. Da un lato, i cechi ribadiscono le proprie ragioni. E si dichiarano rammaricati di aver dovuto portare le reiterate – ma inascoltate – preoccupazioni ambientali fino in tribunale. Dall’altro la Polonia, da parte delle massime cariche politiche e di PGE, resiste e annuncia disobbedienza per difendere la miniera – e la vicina centrale elettrica di Bogatynia -. E paventa le peggiori conseguenze per uno stop improvviso alla miniera (mentre lo Stato ipotizza una fuoriuscita dal carbone al 2049). E, attraverso un sito Web, attacca i Paesi vicini e il diverso trattamento riservato ad altri siti minerari analoghi.

mappa delle miniere di carbone e lignite vicine a quella di Turow, tra Repubblica Ceca e Germania
La mappa delle miniere di carbone e lignite vicine a quella di Turow, tra Repubblica Ceca e Germania © Turow2044.pl

L’improvvisa chiusura della miniera di Turów, – si legge su Turow2044.pl – «porterà a un collasso in molti termini: sociale, ecologico, finanziario ed energetico. Provocherà un disastro per l’intera regione polacca (la Bassa Slesia, ndr). Alla quale la miniera fornisce energia essenziale, posti di lavoro, denaro per sostenere le famiglie. E l’elettricità generata nella centrale (adiacente alla miniera, ndr)».

E poi «la miniera di Turów è una delle più piccole in una regione dominata da miniere e centrali elettriche molto più grandi. Che operano nella Repubblica Ceca e in Germania. […] È circondata da miniere a cielo aperto, che operano nei Paesi vicini. Situate a poche decine di chilometri da Turów e persino a poche centinaia di metri dal confine polacco». Come dire, perché loro si e noi no?

L’Italia è coinvolta: Generali e l’azionariato critico

E, in tutta questa storia, c’è anche un pezzettino di Italia, di Trieste, in particolare, dove si trova la sede di Generali. Gruppo da quasi 1,6 miliardi di capitale sociale. Da anni le organizzazioni ambientaliste e di azionariato critico, come Fondazione Finanza Etica, Shareholders for Change, Re:common, Greenpeace, incalzano la compagnia del leone sul carbone. E il gruppo, nel 2018, aveva annunciato un progressivo disinvestimento, posizionandosi tra i gruppi assicurativi virtuosi sul tema.

Ma anche quest’anno, a quasi tre da quell’annuncio in pompa magna, e benché per una esposizione assai limitata, Generali non è coal free. E c’è un report intero che lo sottolinea. E così, anche all’assemblea generale 2021 degli azionisti, le domande sul coinvolgimento finanziario della società con PGE e altre compagnie del carbone non sono mancate. Motivo per cui, dopo la decisione della Corte di giustizia su Turow, abbiamo chiesto a Generali un commento.

Generali: «Da domani (non) smetto»

«Generali – ci risponde la responsabile per la sostenibilità del gruppo, Lucia Silva – non ha esposizione sulla miniera né sulla nuova centrale dal punto di vista della copertura assicurativa. Abbiamo interrotto le coperture assicurative al momento del rinnovo. Abbiamo una coda di copertura sulla vecchia centrale, ed è una copertura in smaltimento che rientra nella gestione generale della relazione con PGE. Si tratta di una compagnia verso la quale noi applichiamo il principio della “transizione giusta”, per evitare di innescare disastri sociali».

esposizione di Generali con PGE, proprietaria della miniera di Turow, e le compagnie del carbone in Europa
L’esposizione di Generali con le compagnie del carbone in Europa © Cambiamento climatico assicurato, 2021

«Riguardo la decisione della Corte di Giustizia: riteniamo che le sentenze non si commentino, ma vadano eseguite. Manifesta la focalizzazione dell’Unione europea su questo tema nella direzione verso la quale tutti stiamo tendendo. […] Che il carbone – e non solo il carbone – sia una fonte fossile problematica e di cui progressivamente bisogna liberarsi, siamo tutti d’accordo. La via per arrivare a liberarsi del carbone, per noi, non è quella di dire “da domani smetto!”. Va bene la pressione, svolgere un engagement attivo, la direzione è condivisa, ma il modo di arrivarci è un percorso più complesso e completo».