Parte 16

Assemblea Generali, anche gli azionisti “ordinari” incalzano sui temi ambientali

Proteste di Greenpeace in strada, dubbi e critiche in sala per le strategie ambientali del Leone di Trieste. Da Galateri risposte contraddittorie

Di Luca Manes
Un momento della manifestazione di protesta degli attivisti di Greenpeace fuori del Palazzo che ospitava l'Assemblea 2019 degli azionisti Generali.

L’assemblea degli azionisti 2019 delle Assicurazioni Generali inizia molto presto, con un prologo all’alba inscenato da Greenpeace. All’ingresso del Palazzo dei congressi della Stazione marittima di Trieste, sede dell’incontro, un gruppetto di attivisti ha riprodotto una centrale a carbone e esposto striscioni per chiedere alla più grande compagnia assicurativa italiana di mantenere i propri impegni in materia di lotta ai cambiamenti climatici.

Ambiente, il tema fa breccia tra gli azionisti “ordinari”

Una manifestazione pacifica, come nella natura di Greenpeace, ma che è stata ben presto “stroncata” dalle forze dell’ordine, mai come quest’anno presenti in massa presso l’area interessata dall’assemblea degli azionisti. Gli attivisti dell’associazione ambientalista sono stati portati in Questura per accertamenti e rilasciati nel pomeriggio. A darne notizia la stessa Greenpeace che assicura: «Continueremo a monitorare tutti i prossimi passi del gruppo per assicurarci che chiudano una volta per tutte col carbone».

Ma il tema ambientale non è più roba per soli ecologisti. Ha infatti in parte monopolizzato anche gli scambi tra la dirigenza e gli azionisti. Non solo quelli critici, perché a porre domande sul modus operandi del Leone di Trieste in relazione al global warming sono stati anche una mezza dozzina di azionisti “ordinari”. Una vera e propria notizia, forse a confermare che finalmente anche dalle nostre parti ci si inizia a preoccupare per le sorti del Pianeta.

Luci e ombre nelle repliche di Galateri

Sul fronte delle risposte fornite dal presidente Gabriele Galateri ci sono luci e ombre. Generali promette investimenti per 4,5 miliardi di euro entro il 2021 in infrastrutture e green bond, ma soprattutto ha deciso di uscire da tutte le miniere di carbone polacche, a partire da quella mastodontica e inquinantissima di Turow, al confine con la Repubblica Ceca, inoltre non ha rinnovato la polizza per la costruzione della nuova unità dell’omonima centrale.

Oltre a non sostenere finanziariamente nuovi clienti, la compagnia triestina dichiara di star dismettendo investimenti per due miliardi di euro nel comparto carbonifero, senza però abbandonare PGE e CEZ. Ovvero le due società polacche e ceche contro cui hanno puntato il dito le attiviste Monika Sadkowska e Nikol Krejčová, intervenute in rappresentanza della rete Unfriend Coal insieme ad Alessandro Runci di Re:Common e Simone Siliani, direttore della Fondazione Finanza Etica.

Il greenwashing di PGE e CEZ

In base alla politica sui cambiamenti climatici approvata da Generali nel novembre del 2018, dopo sei mesi di “dialogo” con PGE, CEZ e altre quattro aziende carbonifere polacche, si sarebbe dovuto stabilire se era opportuno continuare la relazione a fronte di un loro concreto impegno ad abbandonare lo sfruttamento della polvere nera.

«Noi non abbiamo la bacchetta magica» ha ripetuto due volte Galateri, di fatto confermando la relazione con PGE («di cui però abbiamo solo l’1% delle azioni, non l’8») e CEZ, “salvate” perché più attive nel business delle fonti energetiche rinnovabili e quindi, secondo Generali, entrate a tutti gli effetti in un processo di giusta transizione.

Tesi rispedita al mittente dagli azionisti critici, che sostengono che né PGECEZ hanno intenzione di procedere con una «giusta transizione» in quanto la prima è decisa a continuare a bruciare polvere nera fino al 2050, costruendo almeno una nuova centrale e due miniere, mentre la seconda vuole espandere la miniera di Bilina, nella Boemia settentrionale, per mantenerla operativa fino al 2035. Insomma, con queste premesse anche una revisione parziale del mix energetico rischia di non essere abbastanza.

Risultati economici: dividendo sale del 5,9%

Se sui cambiamenti climatici si può fare ancora di più, nel complesso i dati economico-finanziari sono stati di gradimento alla maggioranza degli azionisti intervenuti in assemblea – in sala erano oltre 300, per il 55% del capitale sociale, un record a detta dello stesso Galateri.

Nel 2018 si è registrato un + 9,8% in più rispetto all’anno precedente in termini di risultato netto, con un incremento del 5,9% del dividendo, ora 0,90 euro ad azione. «Siamo in grado di implementare il piano strategico Generali 2021, che prevede crescita profittevole, gestione del capitale e ottimizzazione finanziaria, innovazione e trasformazione digitale», ha affermato l’ad Philippe Donnet, confermato in carica insieme al presidente Galateri e a buona parte del cda.

Passa quindi la linea di Mediobanca azionista di maggioranza (12,92%), seguito dal gruppo Caltagirone (5%), dal gruppo Del Vecchio attraverso Dolfin (4,86%) e dal gruppo Benetton, salito al 4 per cento.

I principali azionisti di Assicurazioni Generali. FONTE: Generali Fact sheet 2019.
I principali azionisti di Assicurazioni Generali. FONTE: Generali Fact sheet 2019.

Ultima nota a margine: la presentazione iniziale di Galateri e Donnet è stata trasmessa in diretta streaming su internet. Uno sforzo apprezzabile, che dovrebbe essere imitato da molte più grandi compagnie.

 

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