ValoriBet, le peggiori scommesse sulla Coppa del Mondo 2026: Brasile – Giappone
Secondo ValoriBet servono i rigori per stabilire chi vince tra l’estrattivismo monetario del Giappone e quello ambientale del Brasile
Benvenuti su ValoriBet la piattaforma di Valori che offre consigli per le scommesse sulla Coppa del Mondo 2026. Perché se il calcio della Fifa di Gianni Infantino è un dispositivo di potere che si configura nel disprezzo dei diritti umani, allora tanto vale giocare ad armi pari. Quelle della speculazione dei mercati finanziari, che non sono altro che enormi piattaforme per scommesse. Solo che, anche in questo caso, lo facciamo a modo nostro. Quello che vi offriamo infatti sono i risultati esatti delle partite. Ma non ci basiamo su parametri calcistici, bensì sugli indicatori economici, sociali e politici dei Paesi che prendono parte al Mondiale. E peggio sono messi più punti assegniamo loro per segnare un gol. Insomma, se questo è il calcio, vinca il peggiore.
Terminata l’estenuante prima fase, con ben 72 partite, stasera cominciano le partite a eliminazione diretta della Coppa del Mondo 2026. Con i sedicesimi, però. Quindi ci vorranno ancora 31 partite per conoscere la squadra campione. Tra le favorite per diventarlo c’è sicuramente il Brasile di Carlo Ancelotti, che dopo il pareggio con il Marocco ha cominciato a ingranare. Non è certo il miglior Brasile della storia, anzi. Ma se a Vinicius e Raphinha si aggiungono la scoperta Rayan (il più quotato Endrick non pervenuto) e il ritorno dell’eterno Neymar, beh la squadra c’è. Di fronte un Giappone che incredibilmente, con allenatore e capitano, ha dichiarato di puntare al titolo. Sembra impossibile, ma con Kubo, Nakamura, Ito e Doan probabilmente la squadra di Moriyasu già da stasera può dare filo da torcere al Brasile. E non è poco.
Le scommesse di ValoriBet sulla Coppa del Mondo 2026: Brasile – Giappone risultato esatto 2-2 (4-5 d.c.r)
Subito in vantaggio il Giappone grazie alle pesanti ombre prodotte dal sistema finanziario del Sol Levante. A partire dal decimo posto nel Financial secrecy index che racconta alla perfezione l’architettura finanziaria del Giappone: trust opachi, holding societarie con dichiarazioni non automatizzate, scambio di informazioni fiscali ridotte al minimo. A questo si aggiunge il debito pubblico. Un mostruoso 234,9% del Pil, il più alto del Mondiale. Si dice che sia “debito buono”, come quello che piace a Mario Draghi, perché detenuto in larga parte dai cittadini stessi e dalla Banca centrale, ma è la cartina di tornasole un modello economico fondato su crisi cicliche e svalutazione della moneta. Ma anche il Brasile a estrattivismo non scherza, e arriva subito il gol del pareggio grazie ai due milioni e ottocentoquindicimila ettari di foresta primaria persi nel 2024 secondo Global Forest Watch, record assoluto del pianeta. Se il Giappone estrae valore dalla moneta, il Brasile lo estrae dall’Amazzonia.
Ma è ancora il Giappone a passare in vantaggio. Il suo modello di sviluppo, dopo il disastro nucleare du Fukushima del 2011, è tornato indietro al carbone e al gas. Con 7,54 tonnellate di CO2 pro capite, e 988,6 milioni di tonnellate totali prodotte, il Giappone è il quinto emettitore mondiale. E ancora il Brasile a trovare l’immediato pareggio. Secondo il World inequality report l’1% più ricco del Paese controlla il 28% del reddito nazionale, l’oligarchia rurale del Brasile coloniale non è mai scomparsa. E tutti i passi avavnti fatti con Lula sono stati erosi con Bolsonaro, che ha precipitato il Paese anche al rating 4 dell’Ituc per le violazioni sistematiche dei diritti del lavoro, tra cui gli omicidi di diversi sindacalisti. Ma qualcuno deve andare avanti. E ai rigori passa il Giappone, dove la cultura del precariato e del superlavoro ogni anno produce stragi tra le classi meno agiate.
Risultato esatto: Brasile – Giappone 2-2 (4-5 d.c.r)




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