Parte 14
Banche diverse

Banche etiche più forti. Il lato positivo (involontario) della crisi

Gli istituti basati su valori di sostenibilità sono diventati più solidi. Depositi e prestiti cresciuti il doppio delle altre banche. Investire sull'economia reale paga

Di Mauro Meggiolaro

Crescita dei crediti e dei depositi, degli utili, del patrimonio e barra dritta sull’economia reale. I risultati delle principali banche etiche a livello internazionale negli ultimi dieci anni parlano chiaro:

la profonda crisi del settore bancario globale non ha interessato, se non marginalmente, chi investe in progetti sociali e ambientali ed ha fatto della trasparenza la propria bandiera.

Cose già note agli addetti ai lavori (almeno a quelli che non fanno finta di non vedere i numeri…). Meno note al grande pubblico. Lo aveva già dimostrato un paio di anni fa lo studio “Real Economy – Real Returns” (Economia Reale – Rendimenti Reali) realizzato dalla Gabv (Global alliance for banking on values; alleanza globale delle banche che si basano su valori di sostenibilità).

Davide vs Golia a confronto

Un’analisi, quella di Gabv ripresa poi nel 1° Rapporto sulla Finanza etica, presentato alla Camera dei Deputati 10 mesi fa. In entrambi i documenti, si mettono a confronto le 28 principali banche etiche che fanno parte della Global alliance for banking on values (definite “SFB“), tra cui l’italiana Banca Etica e le 29 banche di importanza sistemica identificate dal Financial Stability Board (Consiglio per la stabilità finanziaria): le banche più grandi del mondo, tra cui Deutsche Bank, Unicredit, Citigroup, JPMorgan e Goldman Sachs.

«In seguito alla crisi finanziaria del 2008, le banche che mettono le persone prima dei profitti hanno ottenuto un riconoscimento sempre maggiore, sono diventate più solide e sono cresciute di numero», si legge nel rapporto. «Concentrandosi sull’economia reale, che produce beni e servizi tangibili, invece che sull’economia finanziaria, che si interessa esclusivamente delle operazioni in titoli sulle borse internazionali, queste banche hanno generato stabilmente utili di bilancio».

Qui si fa (ancora) credito

La prima grande differenza delle banche etiche (SFB) rispetto alle banche tradizionali (GSIFI), prima e dopo la crisi, si vede nel modo in cui è intesa l’attività bancaria. Nel 2006, il 64,9% dell’attivo di bilancio delle banche SFB era costituito da crediti all’economia reale. Una percentuale che è salita al 73,4% nel 2016. Per gli istituti GSIFI, invece, l’attività creditizia è sempre stata meno importante: 32,9% degli attivi nel 2006 e 38,5% nel 2016. Nessun cambiamento nonostante la crisi.

Banche etiche vs sistemiche: Crediti in % su attivo
Banche etiche vs sistemiche: Crediti in % del totale dell’attivo. FONTE: 1° Rapporto sulla Finanza Etica

Questo significa che le banche etiche hanno sempre fatto le banche in modo tradizionale, raccogliendo depositi e concedendo crediti e continuano a farlo, con un impegno maggiore dopo la crisi. Mentre le grandi banche sistemiche hanno relegato i crediti in una posizione di secondo piano, privilegiando la vendita di titoli e fondi o l’offerta di servizi finanziari.

Depositi in % del totale del passivo
Depositi in % del totale del passivo. FONTE: 1° Rapporto sulla Finanza Etica

«Questo diverso modo di fare banca non è vero solo per i crediti ma anche per i depositi. I bilanci delle SFB si basano molto di più sui depositi dei clienti rispetto alle GSIFI», continua il rapporto. «Concentrandosi sui depositi, si dimostra maggiore attenzione ai bisogni reali degli individui e delle imprese. Inoltre, grazie ai depositi c’è un minore rischio di crisi di liquidità, perché il denaro è depositato molto spesso a lungo termine da parte di migliaia di clienti».

Nel decennio 2006-2016, poi, le banche etiche si sono dimostrate anche più solide in termini di capitale. Prima della crisi, nel 2006, il rapporto tra capitale proprio e totale dell’attivo era pari al 10,9%, contro il 3,9% delle banche sistemiche globali. In seguito alle riforme del settore bancario, che hanno imposto maggiori cuscinetti di capitale per far fronte ad eventuali perdite, la distanza tra SFB e GSIFI si è ridotta ma le banche etiche continuano ad essere più capitalizzate: 11,2% contro il 5,6% delle banche tradizionali nel 2016.

Patrimonio netto in % del totale del passivo
Banche etiche vs banche sistemiche: Patrimonio netto in % del totale del passivo. FONTE: 1° Rapporto sulla Finanza Etica

«Molte grandi banche hanno sostenuto che un innalzamento dei requisiti di capitalizzazione avrebbe portato a meno crediti. Niente di più falso. Le banche etiche hanno dimostrato che, aumentando il capitale proprio, non diminuisce certo la voglia di concedere finanziamenti all’economia reale», scrive la Gabv nel suo studio.

L’etica fa profitti

Dedicarsi da sempre all’attività bancaria tradizionale e puntare alla solidità del capitale proprio ha pagato anche in termini di profitti. Nell’arco temporale 2011-2016, le banche sistemiche hanno avuto un rendimento medio solo di poco superiore a quello delle banche etiche (3,71% contro 3,26%) e a prezzo di una volatilità leggermente più alta.

Se si guarda invece alla linea verde scuro del grafico, si vede che le banche etiche e sostenibili europee non hanno visto scendere il ROE (Return on equity, il rendimento sul capitale) in modo significativo negli anni piùacuti della crisi: ancora una volta si e confermata la loro resilienza.

Banche etiche vs tradizionali. ROE a confronto
Banche etiche vs tradizionali. ROE a confronto, anni 2006-2016. FONTE: GABV

In sostanza, dopo la crisi, le banche etiche hanno reso un po’ meno delle banche tradizionali ma a costo di maggiori rischi dovuti ad attività più speculative e a una maggiore leva finanziaria. «In realtà – spiega il rapporto – a fronte di rischi più alti per le banche sistemiche, la remunerazione del capitale investito avrebbe dovuto essere più elevata».

Multe e sanzioni

Lo studio non manca di sottolineare una particolare voce di costo che ha pesato quasi esclusivamente per le banche tradizionali: le multe e le sanzioni. In base alla ricostruzione della fondazione britannica CCP Research Foundation, il totale pagato dalle banche a livello globale per sanzioni tra il 2010 e il 2014 supera i 205 miliardi di sterline.

Buona parte di questi costi sono stati sostenuti dalle GSIFI, le banche sistemiche. Mentre per le banche etiche le sanzioni e le multe sono state minime o non esistenti. «Nonostante questo – dichiara la Gab – anche le banche etiche sono state costrette dalle normative a sostenere costi crescenti per assumere personale che si occupi di nuovi e sempre più rigorosi controlli interni, anche se non sarebbe stato necessario visti i minori rischi. Mentre anche noi abbiamo dovuto pagare di più per far fronti agli errori commessi dalle banche tradizionali, la nostra redditività è rimasta intatta».

Le grandi banche non fanno marcia indietro

E per chi, con la crisi, si fosse augurato un progressivo avvicinamento delle grandi banche verso l’approccio più sostenibile e orientato all’economia reale delle banche etiche, la doccia fredda dei numeri è implacabile: dal 2011 al 2015, i crediti concessi dalle SFB sono cresciuti in misura molto maggiore rispetto alle GSIFI (+11,3% contro +4,9%). Lo stesso vale per i depositi (+12,4% contro +5,1%) e il capitale proprio (+9,3% contro +5,7%).

Nonostante la crisi, o forse proprio grazie ad essa, le banche etiche sono state in grado di attrarre molti più depositi e di far sottoscrivere più capitale. I risultati, poi, si vedono anche all’ultima riga del conto economico: i profitti per le SFB sono saliti del 7,6% negli ultimi cinque anni, contro il magro +0,5% delle grandi banche sistemiche. L’economia reale paga, magari di meno in alcuni periodi di grande speculazione, ma comunque in modo costante. E, appunto, sostenibile.

Un’altra cosa non è cambiata dal 2008: il livello di educazione finanziaria

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