Ambiente

Clima, mancano mesi alla Cop25. Ma è già a un passo dal fallimento

A Bonn i lavori preparatori per la Cop25 di Santiago si sono conclusi con poche certezze e molti nodi da sciogliere

Di Andrea Barolini
Un moento dei lavori preparatori della Cop25.

Dieci giorni di discussioni, pochi passi avanti e ancora moltissimi nodi da sciogliere. I negoziati sul clima che si sono chiusi a Bonn, in Germania, il 27 giugno scorso, hanno confermato quanto emerso già nelle Conferenze delle parti (Cop) di Bonn e di Katowice. Ovvero che il mondo è di fatto diviso sulla questione dei cambiamenti climatici.

L’allarme dell’analista ambientale a SKY Australia: «Priorità dell’Onu si stanno allontanando dal clima»Trasferimenti ai Paesi vulnerabili e mercato delle emissioni i principali nodi

Così, i lavori preparatori per la prossima Cop 25, che si terrà a Santiago, in Cile, nel prossimo mese di dicembre, per ora non si sono conclusi con grandi passi avanti. Anzi, hanno portato a nuovi – espliciti – dubbi manifestati da alcune nazioni su quanto affermato dalla scienza. Ovvero che il mondo sta andando incontro ad una fase di riscaldamento inedito dell’atmosfera. E che quest’ultimo è dipeso essenzialmente dalle attività antropiche.

Va detto che da Bonn non ci si attendevano decisioni politiche. L’obiettivo dei delegati dei 196 Paesi invitati era di tentare di avanzare su questioni tecniche. Punti apparentemente secondari ma in realtà , fondamentali per evitare che l’appuntamento cileno si trasformi in un fallimento. Ciò nonostante, secondo le voci raccolte nella città tedesca, ciò che è emerso è soprattuto «mancanza di energia» e «distanza dalla società civile».

In termini pratici, uno dei principali nodi è rappresentato dall’applicazione pratica dell’articolo 6 dell’Accordo di Parigi. Quello cioè istituisce «un meccanismo per contribuire alla mitigazione delle emissioni di gas ad effetto serra e promuovere lo sviluppo sostenibile, sotto l’autorità e la guida della Conferenza delle Parti che possono scegliere di utilizzarlo». Si tratta del celebre mercato delle emissioni di CO2, che permette alle nazioni che contribuiscono meno all’inquinamento di rivendere delle “quote” a quelle i cui sistemi sono invece più dannosi per il clima. In pratica, dei “diritti ad inquinare”, a condizione di mantenere invariate le emissioni totali.

“In gioco la credibilità dell’Accordo di Parigi”

Si tratta di un negoziato estremamente complesso. Anche perché ciò che occorre evitare è un meccanismo che non sia in grado di fungere da deterrente. Ovvero spingere le nazioni a limitare le emissioni. Ebbene, da Bonn è uscito un testo-base, ma non si è scelta alcuna opzione sul possibile funzionamento. Né ci si è accordati su un passaggio cruciale: il sistema di contabilizzazione delle emissioni. Secondo Lucile Dufour, responsabile dei negoziati internazionali del Climate Action Network, «dietro a quello che può sembrare un gioco contabile, c’è la credibilità stessa dell’Accordo di Parigi».

Altro nodo ancora irrisolto, quello dei “loss and damages”. Ovvero il sostegno che occorre fornire ai Paesi più vulnerabili (e meno responsabili dei cambiamenti climatici). Il tutto sulla base del “meccanismo di Varsavia”, creato a tale scopo nel 2013. Anche su questo punto, le discussioni rimangono al palo.

Secondo Alden Meyer, dirigente dell’associazione americana Union of Concerned Scientists, «la questione rimane quella di chi paga. I Paesi sviluppati non vogliono sentire parlare di creazione di nuovi fondi. Mentre per le nazioni più vulnerabili, in particolare gli atolli, si tratta di una questione cruciale. Che non può essere risolta con i fondi già esistenti sull’adattamento».

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Bonn, un momento dei lavori preparatori della Cop25 che si terrà in Cile © UN Climate Change

 

Il rapporto dell’IPCC sul clima divide il mondo

Ma non è tutto. A Bonn gli animi si sono scaldati anche sui commenti all’ultimo rapporto dell’IPCC, secondo il quale si potrebbero raggiungere i +1,5 gradi centigradi, rispetto ai livelli pre-industriali, già nel 2030 (e non alla fine del secolo, come indicato dall’Accordo di Parigi). In particolare Arabia Saudita, Kuwait, Stati Uniti e Russia hanno cercato di sminuire l’importanza delle conclusioni alle quali sono giunti 91 super-esperti, provenienti da 40 nazioni, che hanno analizzato più di seimila studi.

Alla fine, la formula utilizzata nel testo uscito dai negoziati di Bonn è decisamente “minimalista”. Il documento si accontenta infatti di «prendere nota» del rapporto. Il tutto, secondo Meyer, conferma un fatto: che sulla questione climatica manca una leadership nel mondo.

Per questo il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha convocato un summit straordinario a New York il 23 settembre. Obiettivo: chiedere ai governi di presentarsi alla Cop 25 con delle proposte concrete. In altre parole, quando mancano ancora dei mesi dalla conferenza di Santiago, si sta già tentando di salvarla.

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