Ambiente

Clima, i calcoli di Bill Gates: investire $1.800 miliardi ne fa guadagnare 7.100

La Global Commission on Adaptation creata dal fondatore di Microsoft: adattarsi ai cambiamenti climatici rende anche da un punto di vista economico

Di Claudia Vago
Scegliere la strada dell'adattamento ai cambiamenti climatici sarà estremamente vantaggioso da un punto di vista economico © haithanh/Wikimedia Commons

I governi di tutto il mondo ne siano coscienti: di fronte agli stravolgimenti causati dal clima non esiste investimento più redditizio di quello in progetti di adattamento. A scriverlo a chiare lettere è la Global Commission on Adaptation, organismo creato nel 2018 dal filantropo e fondatore di Microsoft Bill Gates e guidato dall’ex segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon.

«Mai sentito parlare di un rapporto costi-benefici così vantaggioso»

Le conclusioni sono contenute nel suo primo rapporto, pubblicato il 10 settembre scorso. In esso si spiega che investire 1.800 miliardi di dollari, tra il 2020 e il 2030, consentirebbe di ottenere benefici netti per 7.100 miliardi. Adattarsi al clima che cambia, dunque, non soltanto consentirà di affrontare le conseguenze che saremo (comunque) costretti ad affrontare. Ma conviene enormemente anche da un punto di vista meramente economico. E sociale.

«Non ho mai sentito parlare di un rapporto costi-benefici altrettanto vantaggioso», ha commentato Christiana Figueres. Secondo l’ex segretaria generale dell’UNFCCC, oggi «l’adattamento resta figlio di un dio minore nella lotta ai cambiamenti climatici. I progetti di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra sono infatti sistematicamente privilegiati».

Si tratta dell’annosa discussione tra “mitigation” e “adaptation”. Che tuttavia non ha ragione d’essere, dal momento che nella situazione attuale si tratta di due facce della stessa medaglia. Occorre infatti ridurre le emissioni di gas ad effetto serra per tentare di limitare la crescita della temperatura media globale a 2 gradi centigradi, entro il 2100. Ma occorre anche cominciare sin da ora a modificare infrastrutture, città, attività produttive, trasporti. Per evitare che il clima ci costringa a farlo tra qualche anno.

L’inazione sul clima comporterebbe costi enormi

Soprattutto, aggiunge Figueres, «ritardare l’azione comporterebbe costi enormi». Lo stesso rapporto della Global Commission on Adaptation, infatti, spiega che se non si farà nulla, la crescita della produzione agricola potrebbe calare del 30% entro il 2050. Colpendo 500 milioni di contadini. Inoltre, cinque miliardi di persone potrebbero dover fronteggiare mancanza di acqua per almeno un mese all’anno.

Inoltre, centinaia di milioni di persone dovranno abbandonare le loro terre, il che rappresenterà un costo di oltre mille miliardi di dollari all’anno, di qui al 2050. Senza dimenticare che, già entro il 2030, 100 milioni di persone potrebbero scivolare sotto la soglia di povertà a causa degli stessi stravolgimenti del clima.

Foreste di mangrovia: difenderle costa 10 volte meno dei guadagni che esse garantiscono

Per questo la Global Commission on Adaptation propone una serie azioni giudicate prioritarie. Dalla difesa delle foreste di mangrovie all’installazione di sistemi di allerta per la popolazione (ad esempio in caso di inondazioni). Ma occorre anche rendere più resilienti le infrastrutture ed adattare le pratiche agricole.

Ad esempio, la diffusione di sistemi di irrigazione “goccia a goccia” permetterebbe di assicurare buoni raccolti senza sprecare risorse idriche preziose. Allo stesso modo, le mangrovie, difendendo dalle inondazioni 18 milioni di persone in tutto il mondo, consentono di evitare perdite quantificate in 80 miliardi di dollari all’anno. E contribuiscono ad attività ittiche, forestali e di divertimento il cui valore è compreso tra 40 e 50 miliardi di dollari. I costi di adattamento, invece, sarebbero dieci volte inferiori.

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