«Vogliamo un Green new deal europeo». Per salvare la Terra e l’economia

Si chiama «Blueprint» la proposta di un maxipiano europeo di investimenti lanciata da un gruppo di organizzazioni. Fra loro, la Fondazione Finanza Etica

Di Andrea Barolini
Una serie di organizzazioni europee, tra le quali la Fondazione Finanza Etica, hanno proposto un Green New Deal per l'Ue © Becker1999/Wikimedia Commons

L’Europa sta vivendo due crisi. La prima, economica, con l’onda lunga del decennio di contrazione mondiale e la conseguente crescita dei livelli di povertà e precarietà sociale. La seconda è quella climatica. Che comporterà un impatto epocale anche nel Vecchio continente. Di fronte a tale scenario, secondo la campagna internazionale «Un Green New Deal per l’Europa», c’è una sola strada percorribile. Quella che passa, appunto, per un vasto programma di transizione ecologica e una nuova normativa europea sul clima.

«L’Europa deve affrontare una doppia crisi: economica e climatica»

I promotori dell’iniziativa – una rete di organizzazioni fra cui DieM25, Action Aid, la New Economis Foundation e, per l’Italia, la Fondazione Finanza Etica – hanno battezzato il piano «Blueprint. For Europe’s Just Transition». La premessa è che «entrambe le crisi sono il prodotto di decisioni politiche. E sono strettamente legate l’una all’altra. La promozione di una crescita insostenibile ha esacerbato i problemi ambientali». Al contempo, si è scelta la via della «devozione alla dottrina dell’austerità».

Quello che occorre perciò è «un approccio radicalmente diverso, al fine di invertire questo trend distruttivo. E portare giustizia ambientale in Europa e nel mondo». Di qui l’idea di un Green New Deal, che si baserebbe su «uno storico programma di investimenti», finanziato tramite i green bond della BEI.

Il tutto con tre obiettivi principali:

  • decarbonizzare l’economia;
  • arrestare la perdita di biodiversità e tornare a promuoverla,
  • garantire posti di lavoro decenti ai cittadini europei. Basandosi su nuove regole comuni e su una nuova istituzione indipendente: una Commissione per la Giustizia ambientale.

Negli Stati Uniti le proposte di Ocasio-Cortez e Sanders

Il progetto è ambizioso e prende spunto dalle proposte che sono state avanzate negli Stati Uniti. I primi in ordine di tempo sono stati la deputata Alexandra Ocasio-Cortez e il senatore Edward John Markey. Obiettivo: azzerare entro il 2050 le emissioni nette di CO2 degli Stati Uniti. Ciò grazie ad una serie di trasformazioni radicali e a un drastico ripensamento dell’economia.

Un progetto che ha ricevuto il sostegno – tra gli altri – dell’ex segretario delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, dell’economista Paul Krugman e dell’attivista Naomi Klein. Tale proposta, a qualche mese di distanza, è stato seguito da una seconda iniziativa. Firmata questa volta dal leader democratico Bernie Sanders, candidato alle primarie del 2020 assieme a Joe Biden e Elizabeth Warren.

Il 22 agosto ha pubblicato un dettagliatissimo piano che punta a lottare contro i cambiamenti climatici riducendo drasticamente le emissioni di gas ad effetto serra. E che si basa largamente sulle idee del governatore dello Stato di Washington, Jay Inslee (che si è ritirato dalla corsa alla Casa Bianca).

«I cambiamenti climatici sono un’emergenza nazionale»

Sanders – assieme a Ocasio-Cortez – ha spiegato di considerare i cambiamenti climatici «un’emergenza nazionale». E per questo ha proposto un piano di investimenti gigantesco, pari a 16.300 miliardi di dollari. Secondo il senatore del Vermont, in questo modo si potrebbero azzerare le emissioni delle attività industriali e dei trasporti degli Stati Uniti già nel 2030.

A tale scopo, gran parte degli investimenti promessi andrebbe alla ricerca e allo sviluppo, nonché alle energie rinnovabili, all’acquisto di auto elettriche e ai green jobs. Si prevede poi la messa al bando del metodo della fratturazione idraulica per l’estrazione di shale gas. Lo stop a tutte le importazioni ed esportazioni di energie fossili. E pesanti tasse sulle imprese che non rispettano determinati criteri ambientali. Il tutto con la richiesta alla Securities and Exchange Commission di lavorare per riorientare gli investimenti finanziari verso fondi verdi.

La “rivoluzione” di Bernie Sanders da 16.300 miliardi di dollari

Inoltre, il Green New Deal di Bernie Sanders esclude il nucleare e lo stoccaggio della CO2 come soluzioni per contrastare i cambiamenti climatici. I detrattori del piano epocale di transizione ecologica parlano di cifre spropositate e non realiste. C’è chi invece sottolinea la forza del programma. E il fatto che il suo essere così ambizioso potrebbe spingere anche altri candidati a presentare proposte più radicali.

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